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politica

Crisi di Governo, i provvedimenti a rischio in sanità

di Massimo Canorro

La conclusione dell’esecutivo segnerà anche il capolinea della legislatura con nuove elezioni in autunno (con ogni probabilità ad ottobre). Per il comparto sanitario ci sono tante incompiute che riguardano vari aspetti fondanti: dalla manovra finanziaria annuale (Legge di Bilancio) al Ccnl, dal tetto di spesa per il personale al Pnrr all’assistenza territoriale del Servizio sanitario nazionale. Deluse le aspettative delle professioni sanitarie, che avevano fatto un appello affinché la crisi di governo venisse scongiurata: È un errore imperdonabile.

Sanità, le riforme che restano al palo con la crisi di Governo

Altro giro, altra corsa. Con quale destinazione finale? La conclusione del Governo Draghi definisce, inevitabilmente, l’epilogo della XVIII legislatura e condurrà con ogni probabilità verso inedite elezioni in autunno.

Pochi giorni fa la Fnopi, per voce della presidente Barbara Mangiacavalli, aveva rivolto un appello importante agli attori coinvolti affinché la crisi aperta dal leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, non bloccasse l’iter di crescita e adeguamento in atto dell’assistenza sanitaria. Rischiando di impattare sulla salute dei cittadini. Altresì rammentando che le ragioni dell’unità nazionale, di un impegno comune del nostro Paese, sono rafforzate dalla guerra in Ucraina e dalle sue drammatiche conseguenze economiche e sociali.

Oggi gli enormi macro temi che sono al centro del dibattito sono tanti e rilevanti. Tra i principali, la sanità, e le questioni che resteranno in standby, per brevi o lunghi periodi, emergono numerose. La prima, in assoluto, attiene le risorse, considerato che visti i tempi ristretti tra le prossime elezioni e la formazione del Governo (si parla di ottobre) il tutto nell’ambito di uno scenario di crisi economica, è assai probabile che in Manovra ci sarà poco spazio per interventi corposi come (invece) più volte chiesto dai governatori delle Regioni.

Ccnl Sanità, possibili ritardi

I contratti di lavoro depositati al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro sono 959, dei quali 942 nel comparto privato. Di questi, 550 (ovvero il 58%) risultano in scadenza tra il 2021 e il 2022. Lo scorso giugno è stata raggiunta la pre-intesa del contratto del comparto Sanità 2019-2021, a precedere quella definitiva dopo le procedure di controllo. L’accordo, firmato da Aran e dai sindacati (Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials, Nursind, Nursing Up), interessa 550mila lavoratori, di cui 270 mila infermieri che riceveranno aumenti da 146 fino a 170 euro.

E oggi, con la piena operatività del Governo Draghi che è divenuta soltanto un ricordo, le ricadute dello scenario politico che si sta tratteggiando rischiano, in modo molto serio, di provocare ritardi sul rinnovo del contratto del settore sanitario.

Con ogni probabilità, poi, verrà accantonata anche l’idea di rivedere il tetto di spesa per il personale che – fermo restando le piccole modifiche degli ultimi anni – costituisce un impedimento per superare la carenza di operatori sanitari in Italia, cronicizzatasi.

Covid, una battaglia ancora aperta

Al palo il riassetto della sanità di base? Alla luce dei nuovi scenari che si prospettano, il pericolo (concreto) è che venga rallentato il percorso per rendere più solido e moderno il nostro Servizio sanitario nazionale. E ancora, di portare avanti riforme ed investimenti auspicati da anni, dei quali potranno beneficiare le persone che necessitano di assistenza e cura.

Non dimenticando poi l’intera, complicata partita contro il Covid, con l’ondata estiva che sta impattando sul personale sanitario (senza dimenticare che il semaforo rosso al Governo rischia poi di posticipare l’emanazione anche di parecchi decreti attuativi come quello per i ristori per i familiari del personale sanitario deceduto a causa del Covid), con l’assistenza a rischio (ed è chiaro che in piena campagna elettorale diventerà arduo, per la politica, prendere decisioni di sorta senza scatenare polemiche).

Crisi di governo, a rischio 19 miliardi del Pnrr

Doveva trattarsi della cosiddetta “agenda Draghi”, ma con le dimissioni del premier già date per scontate la stessa si declina – in qualche modo – nella lista delle emergenze d’Italia, dei numerosi progetti e programmi che (per forza di cose) subiranno una battuta d’arresto. A cominciare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza che fino ad oggi ha garantito al Paese circa 67 miliardi di fondi europei.

Ecco, se la macchina del governo si blocca solo nel 2022 c’è il rischio di perdere i 19 miliardi della seconda rata di quest’anno. Proprio il capitolo del Pnrr sulla Salute è decisivo, in particolare, per il potenziamento e la creazione di strutture e presidi territoriali (come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità), il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e l’assistenza remota e una maggiore, efficace integrazione con i servizi socio-sanitari.

Assistenza territoriale e Sunshine Act, gli interrogativi

La nuova sanità sta prendendo forma, già dalle scorse settimane, per merito dei Contratti istituzionali di sviluppo (Cis) che sono stati sottoscritti dal ministro della Salute, Roberto Speranza e da ogni governatore di Regione. All’interno del nuovo sistema ci sono gli infermieri di famiglia/comunità che, impiegati in numerose delle nuove strutture definite dal decreto, rivestiranno un ruolo assai centrale. Oggi, la questione è delicata anche in questo senso. Per essere più precisi: nell’attuazione del DM/77 (“Regolamento recante la definizione di modelli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale del Servizio Sanitario nazionale”), pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dove manca all’appello un tassello fondamentale per far decollare la misura: la riforma dei medici di famiglia senza la quale l’intero progetto rischia di franare prima di intraprendere il suo iter.

In stand by, infine, anche il Sunshine Act – il disegno di legge del M5S in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie – per cui mancano i decreti attuativi per la creazione del registro telematico all’interno del quale raccogliere le erogazioni in beni oppure denaro da parte delle imprese nei confronti del personale del settore.

Commenti (3)

Rinoreins

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1 commenti

Facciamoci valere

#3

La rata del pnrr per assunzioni è già stato stanziato. Quindi spero la PA non trovi scuse ed assume come da legge ....

LeoCarby

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Quale disastro?

#2

Francamente non vedo tutto questo disastro, il governio rimangono incarica fino al nuovo governo, così come il pnr e il nuovo contratto ccnl sanità accordato fanno il loro decorso...

caterinagiffi

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L'ennesimo schiaffo alla sanità

#1

Ancora una volta il personale della sanità deve subire umiliazioni.
Gli 'angeli' del Covid dovranno attendere per avere il rinnovo contrattuale.
Gli infermieri, il personale - ma più in generale gli italiani tutti - sono in balia delle bizze lunatiche dei nostri politici, interessati alle loro scelte di convenienza piuttosto che al bene comune.