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Salute

MMG, Boldrini: serve riflettere su riorganizzazione della figura

di Massimo Canorro

Dal ruolo del medico di medicina generale e dell’OSS alla riorganizzazione della formazione per entrambi i profili professionali. Intervistata da Nurse24.it, la senatrice Paola Boldrini affronta alcune criticità in sanità emerse, ancora più forti, con l’emergenza pandemica. No ad approcci obsoleti, occorre elevarci.

PNRR, Boldrini: medicina territoriale ben strutturata per evolvere

La senatrice Paola Boldrini intervistata da Nurse24.it

Vicepresidente della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato, la senatrice Paola Boldrini (Pd) nell’attuale mandato ha oltre 50 iniziative legislative come prima firmataria, inerenti non soltanto la salute ma anche i professionisti sanitari.

Con riferimento all’evoluzione di ruoli come quello del medico di medicina generale, nonché al riordino del profilo professionale della formazione degli operatori socio sanitari.

Focus importanti, che nell’intervista rilasciata a Nurse24.it la senatrice Boldrini ha sviscerato, partendo dalla stretta attualità che nel caso specifico riguarda il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), contraddistinto da 6 missioni che rappresentano le aree “tematiche” strutturali di intervento.

La missione 6 riguarda la Salute, concentrandosi soprattutto sullo sviluppo dell’assistenza territoriale, tra le criticità emerse in modo rilevante durante l’emergenza Covid-19, spiega la senatrice. In quel momento hanno retto bene alcuni sistemi sanitari territoriali – e dunque regionali – come il Piemonte, il Veneto e l’Emilia-Romagna. Altre regioni, come la Lombardia, hanno sofferto di più, poiché sono reti più ospedalocentriche.

Da parte sua, il medico di medicina generale costituisce il primo “gate” al quale approda la domanda sanitaria. Contare su una medicina territoriale ben strutturata, di fatto, equivale a non soccombere. Di più. Certo il medico di medicina generale è il primo contatto che ha il cittadino quando ha bisogno di salute – incalza la senatrice – ed è un tema al centro del dibattito, soprattutto ragionando su una figura professionale che, così come è stata impostata da anni, richiede nuove riflessioni.

Nel corso dell’emergenza pandemica, ricorda Boldrini, abbiamo avuto notizia di cittadini che non sono riusciti ad interfacciarsi con il medico di medicina generale. Poiché ci sono stati professionisti che si sono comportati in modo encomiabile, recandosi a casa dal paziente, e altri no. Va da sé che oggi è anacronistico parlare del medico di famiglia “del paese”, di quella figura chiave così come lo erano il farmacista, il maresciallo e il parroco. Assolutamente,  riprende Boldrini, ma ancora oggi sono tanti i medici di medicina generale che hanno visioni obsolete. Un esempio? Alcuni criticano la Casa della Comunità senza neppure sapere di cosa si tratti e senza realizzare quanto supporto – nei casi di accesso dei pazienti in codice bianco o verde – potrebbero fornire ai Pronto soccorso.

Quindi il focus si sposta sulla formazione, che viene gestita dalle regioni in modo autonomo. Così il tema dell’approccio eterogeneo torna d’attualità. Perché ogni azienda sanitaria fa la sua formazione, non è prevista una scuola di specializzazione. Occorre cambiare, spiega la senatrice. Criticità, dunque, che la medicina generale – nel suo complesso – continua a portarsi dietro. Come nel caso della difficoltà, ravvisata da molti professionisti, di vedersi dipendenti del sistema sanitario nazionale. Ipotesi percorribili? Diciamo che coesistono più correnti di pensiero – replica Boldrini – e non si possono concretizzare cambiamenti in un attimo. Si può pensare di realizzare una transizione per ricollocare il professionista nel pubblico.

Ad esempio, prendendo a riferimento quanto accade in altri paesi d’Europa: una fase di accreditamento di medici che posseggano degli indicatori per essere, appunto, accreditati e diventare medici di medicina generale. Agenas sta riflettendo su determinati aspetti per arrivare a dei mutamenti. Inutile nasconderlo: l’evoluzione del nostro paese non può prescindere da certe riflessioni.

Dal ruolo (e dalla formazione) del medico di medicina generale a quello dell’OSS, con rimando all’iniziativa della Regione Veneto che – su proposta dell’assessore alla Sanità e ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin – ha approvato l’iter di “Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario”.

Una delibera che continua a fare discutere (a fine aprile, l’On. Maria Elena Boschi di Italia Viva è stata prima firmataria dell’interpellanza urgente alla Camera dei deputati, rivolta al ministro della Salute, Roberto Speranza) e che la stessa Boldrini definisce preoccupante, poiché è andata avanti una regione, potrebbero seguirne altre e non va bene. Di più. La Regione Toscana – aggiunge la senatrice – sta prendendo in esame questa delibera come spunto per un’altra iniziativa analoga. A creare dubbi è il precedente, appunto, pur considerando che permane centrale il ruolo dell’OSS. Durante la pandemia l’operatore socio sanitario ha avuto grande importanza, crescendo come ruolo e anche qui occorre riorganizzare la formazione. Perché è cambiato il mondo. E per quanto riguarda l’operatore socio sanitario specializzato? Anche qui urge un riassestamento formativo. Dobbiamo elevarci, conclude Boldrini.

Commenti (1)

maxrcs

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2 commenti

Mah

#1

Mah,
Tante parole ma contenuti pochi alla fine…