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FNOPI

Recovery Plan, infermieri protagonisti del cambiamento

di Redazione

Reti di prossimità, Casa della Comunità, domicilio, Ospedali di comunità. È quella di una rete sanitaria territoriale capillare nella quale gli infermieri sono pieni protagonisti la "lingua" del Recovery Plan, ora al vaglio della Commissione europea. Un'impostazione promossa dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi): sarà necessario personale sanitario specializzato e formato - sottolinea la presidente Barbara Mangiacavalli - con compensi e possibilità di carriera adeguati soprattutto in numero sufficiente alle esigenze del nuovo modello.

Infermieri promuovono il Recovery Plan, Fnopi: parla la nostra lingua

La versione del piano del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza approdata a Bruxelles raddoppia le risorse destinate all’assistenza sul territorio e contrariamente a quanto avvenuto per la prima versione - nella quale si individuava un sottofinanziamento per la sanità - incontra il pieno favore degli infermieri.

Motivo? La Missione 6 del Recovery Plan parla la loro lingua - scrive la Fnopi in una nota -: reti di prossimità, Casa della Comunità, domicilio, Ospedali di comunità. Sono questi gli strumenti sui quali si sta impostando il nuovo modello per dare gambe all’assistenza territoriale del Recovery, in grado di erogare assistenza ed implementare prevenzione primaria e secondaria.

Al riequilibrio e alla razionalizzazione delle cure ospedaliere deve corrispondere una rete sanitaria territoriale capillare con un approccio proattivo che assicuri anche un minor rischio di sviluppo, di riacutizzazione e di progressione delle condizioni croniche - continua la Fnopi - una riduzione dei ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza, quali ad esempio diabete, scompenso cardiaco, malattia polmonare cronica ostruttiva e ipertensione.

Case di Comunità La previsione è che ce ne sia una ogni 20mila abitanti (quindi circa 3mila, contro le 489 di oggi) e grazie ai fondi del Recovery ne potranno essere attivate quasi altre 1.300 e per il 2026 (anno di termine per il PNRR) saranno 1.777
Cure domiciliari/Adi Gli infermieri, che già oggi impegnano nell'Adi circa il quadruplo delle ore per paziente delle altre professioni, saranno presenti con l’infermiere di famiglia e comunità in modo massiccio e tale da rispettare la previsione del 10% almeno di over 65 assistiti a casa (oltre 1,5 milioni di cittadini, sempre al 2026)
Infermiere di famiglia e di comunità Saranno anche nelle centrali operative territoriali destinate a coordinare la presa in carico del cittadino/paziente e raccordare i servizi e i soggetti coinvolti nel processo assistenziale nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e della rete di emergenza-urgenza
Ospedale di Comunità Confermato che debba essere a gestione infermieristica, dovranno essere almeno 1.205 (1 ogni 50mila abitanti) con oltre 10mila posti letto, con l'obiettivo di realizzare i quasi 400 che mancano con oltre 7.600 posti letto entro il 2026

Tutto questo sarà attuabile - come già delineato nel documento Fnopi messo a punto dall’Advisory board - senza prescindere dalla risoluzione dell'annoso problema del fabbisogno di personale infermieristico (che passi per un miglioramento delle prospettive di carriera e del trattamento economico) e da un miglioramento dei modelli organizzativi della rete ospedaliera e territoriale, valutandone un’adeguata programmazione dei bisogni, valorizzando il contributo del sapere infermieristico, stabilendo tra i professionisti un livello di integrazione multidisciplinare (team) e un livello di differenziazione dei rispettivi ruoli e competenze anche attraverso nuovi strumenti per potenziare l’assistenza territoriale come la teleassistenza e il tele nursing.

Maggiore appropriatezza e integrazione sociosanitaria con la possibilità di rispondere in modo personalizzato alle necessità della persona e della famiglia.

Per questo sarà necessario, tra l’altro, personale sanitario specializzato e formato, con compensi e possibilità di carriera adeguati e dedicato soprattutto ai fragili per una migliore presa in carico della comunità di riferimento. E soprattutto in numero sufficiente alle esigenze del nuovo modello.

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