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Editoriale

Cacciatori di Draghi

di Giordano Cotichelli

Draghi è un tecnocrate. Piuttosto bravo, dicono. Lo sono tutti con i soldi degli altri. Ha riconosciuto il primato della politica e ad essa ha rimesso il suo mandato. Sarebbe stato grave il contrario. Da buon tecnocrate ha fatto le sue cose, quasi le ha imposte, affermando che così era, così si doveva fare; non poteva essere altrimenti. E così, da buon tecnocrate, in pratica, ha fatto delle vere e proprie scelte politiche. La politica ha chiamato Draghi e la politica, alla fine, lo ha rimandato a casa. Qualcuno la chiama democrazia, altri liberalismo, altri ancora non lo chiamano: Franza o Spagna, purché se magna.

Parlare di Draghi per un infermiere non è poi difficile

Molto altro si potrebbe aggiungere e parlare di Draghi per un infermiere non è poi difficile. In fondo noi infermieri passiamo una vita di lavoro ad avere tecnocrati accanto che ci insegnano le cose, ci ordinano delle cose. Ci spiegano perché – nel migliore dei casi – prendono tre volte lo stipendio di un operaio. Tecnocrati che non perdono occasione per lamentarsi della politica quando invece non c’è scelta politica che non consegni maggior potere e danaro, terreno di intervento e prestigio ai suoi fedeli… tecnocrati.

Leggere la crisi di Governo che fra un paio di mesi porterà il paese alle elezioni non è poi impresa così ardua come possa apparire. Se si esce fuori, per un attimo, dalla narrazione ufficiale che vuole buoni e cattivi, responsabili ed irresponsabili di ogni tipo, si scopre la ciclicità dei giochi di palazzo.

Oggi è stato Conte – il già dimenticato eroe della lotta contro la pandemia -, ieri era toccato al Matteo Padano – ricordate? – proprio qualche estate fa, quando cadde il primo governo giallo-verde. Ma se si torna un po’ più a ritroso si arriva alla sinistra radicale, responsabile delle crisi dei vari governi prodiani e così via. Una volta addirittura fu colpa – dicono – di un Trotskista (dai! Chi di Voi sa veramente cosa significa il termine?); avvenne durante il governo Prodi II.

Fenomeni dell’Italia della 2^ Repubblica, o del pre-direttorio giorgiano, chissà! Un tempo c’erano i buoni e sani governi balneari cui la Democrazia Cristiana attingeva a piene mani – e con lei molti altri - per gestire poltrone e poteri, risorse e monete. Tante monete. Ecco, forse le monete di oggi, che si chiamano PNRR, possono essere una chiave di lettura di questa fine di legislatura, permettendoci di capire anche la defenestrazione del Conte II, ad opera del fenomeno di Grignano. Ma si rischierebbe di perdersi ulteriormente nelle pastoie della cattiva politica data in pasto ai media.

Ed allora da buon infermiere, per niente tecnocrate e molto concreto, mi permetto di evidenziare due linee principali di indirizzo utili per capire i fatti dell’oggi e quelli meno recenti. Le scelte di Roma anno dopo anno, legislatura dopo legislatura hanno cambiato questo paese, rendendolo meno solidale e più povero, più cattivo e meno capace di essere protagonista della sua vita.

La politica di palazzo è sempre meno rappresentativa del paese reale

Da almeno trent’anni non c’è legislatura in cui non venga operato un cambio dei meccanismi di rappresentanza e scelta democratica, lamentandosi poi tutti, puntualmente, che purtroppo si è costretti ad andare a votare con questa legge elettorale, la quale si dovrà sicuramente cambiare. Il risultato è che la politica di palazzo e i politici del palazzo sono sempre meno rappresentativi del paese reale e più ossequiosi del paese legale. E pensare che qualcuno lamenta l’allontanamento delle persone dai seggi elettorali.

La realtà è che sono i seggi elettorali ad essere sempre più lontani dalle persone, non più rappresentativi di idee e progetti diversi, ma unicamente di candidati da scegliere come si sceglie un prodotto fra gli scaffali di un supermercato. Ed in questo chi fa la migliore propaganda e campagna acquisti si aggiudica il consenso della clientela. Vale tutto! Basta urlare, parlare di identità nazionale al posto dei morti sul lavoro, sghei e indipendenza, invece di istruzione ed edilizia pubblica. Il mandato della classe politica del Bel paese è: irretire ed imbonire, spaventare ed elogiare, condannare e commemorare. E via così, di retorica.

I due anni di pandemia non hanno riconsegnato un 2022 in cui sono aumentate le assunzioni nella sanità, nella scuola, nei servizi. I piani ferie di quest’anno sono ulteriormente più asfittici che mai, fra personale ridotto all’osso e contagi che tornano a salire.

Mentre qualcuno si preoccupava della parlamentarizzazione della crisi, la Procura di Piacenza ha emesso otto misure cautelari contro sindacalisti rei di aver lottato per i diritti lavorativi e salariali. Se qualcuno cerca bene vedrà che anche oggi c’è scappato un morto sul lavoro. Il tutto in un mese di luglio in cui riverbera il ventennale della macelleria messicana di Genova 2001.

La povertà in questo paese è triplicata, la copertura sanitaria peggiorata in termini di liste d’attesa e out of pocket (pagare per un servizio che dovrebbe essere garantito dal welfare pubblico). Viene da chiedersi quale crisi di governo sia stata la causa della privatizzazione dei servizi sanitari.

Non c’è regione che non lamenti carenze di medici, ma alla fine, fa spallucce e rimanda tutto al mercato. O al territorio dove, l’involuzione dello stato sociale, probabilmente consumerà una delle sue perle, riportando all’interno delle mura domestiche, del privato della famiglia, un diritto che una volta era collettivo: quello alla salute.

Siamo un paese che si è fatto prontamente paladino della democrazia attaccata dagli autocrati di Mosca, ma lo si è fatto a favore degli autocrati di Kiev e a spese del popolo russo e ucraino. La guerra assorbe fiumi di denaro che alla scuola, alla sanità, alla previdenza e all’assistenza sociale per anni sono stati rubati. E questo è stato opera del governo dei migliori, di questi tecnocrati che, piccati e spocchiosi, forti di una classe politica, tutta ossequiosa, hanno cancellato in 18 mesi diritti di decenni.

Le urne delle prossime elezioni sicuramente consegneranno un quadro rappresentativo diverso, il quale però sul piano legislativo sarà in perfetta continuità. Il tutto mentre molti infermieri, Oss, inservienti, impiegati, tecnici, continueranno a lavorare con i loro tecnocrati a fianco che faranno di tutto, a difesa dei loro privilegi, per impedire qualsivoglia cambiamento realmente democratico, specie per le classi subalterne.

Difficile dare indicazioni di scelta a questo punto. Anche perché, come da tempo accade, le regole del gioco non sono quelle che permettono di ascoltare meglio e dare forza a chi ha poche risorse e troppi bisogni. Tutt’altro. Non resta che prenderne atto e farsi carico di una consapevolezza che, al di là di narrazioni mediatiche di sorta, propagande elettorali tossiche, è necessario rimettere sul piatto delle scelte, a favore del riscatto degli ultimi, e non per il mantenimento dello status quo del sistema dei primi.

Ogni volta che un drago sorvola dall’alto queste terre, sputa il suo fuoco incendiario su di noi. Ma quando qualcuno lo abbatte in volo, il suo corpo, pesante, non potrà fare altro che cadere giù, piombando sulle nostre vite.

NurseReporter

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