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È deleteria la stagione dell’autocelebrazione

di Fabio Albano

La classe dirigente di uno Stato deve possedere cultura e caratteristiche morali tali da poter esercitare il proprio dovere istituzionale in maniera concreta, eticamente corretta ed efficace verso le istanze dei governati. Oggi, purtroppo, viviamo in una situazione globale preoccupante. Ciò che mi preme sottolineare è come i raggruppamenti rappresentativi delle varie categorie professionali siano diventati luoghi di potere e di rappresentazione personale. Poltrone dalle quali non scendere. Riflettano le persone che hanno assunto il “potere”, in qualsiasi contesto, riflettano e si facciano promotori di un cambiamento che non ha tempo d’aspettare. Facciano, eventualmente, un passo indietro. Lo devono alla società tutta, lo devono alle generazioni future, ai loro figli. È deleteria la stagione dell’autocelebrazione.

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La Democrazia è partecipazione. Lo cantava un certo Gaber. Democrazia è una parola di origine greca: democratia, composta da demos (popolo) e cratos (potere). Ciò sta a significare che una nazione che si regge su una democrazia avrebbe affidato al popolo il potere.

Per esempio l’Italia è uno Stato a Democrazia parlamentare. Ciò sta a significare che il popolo elegge il Parlamento il quale, a sua volta, elegge i rappresentanti al Governo. Conditio sine qua non indispensabile alla sopravvivenza della nostra Democrazia.

In Italia gli elettori non votano per il Governo, non decidono la composizione dell’Organismo istituzionale che esercita il potere esecutivo. Votano esclusivamente per la composizione dei due rami del Parlamento. Potere legislativo e di controllo su quello esecutivo.

Sarebbe interessante aprire un capitolo circa le modalità di scelta delle Persone candidate, dai vari partiti politici, ai due rami del Parlamento. Ma ci porterebbe via troppo spazio. Preferisco non entrare nel merito dei check & balances, dico solo che stanno a significare il sistema di controlli e contrappesi caratterizzanti i vari poteri dello Stato in un ordinamento democratico. Appunto.

Mi vengono i brividi quando sento il benché minimo cenno alla concentrazione dei poteri nelle mani di una sola persona. La solita vecchia e obsoleta scusa del poter fare. L’opposizione non “permette” di fare. Concentrare il potere decisionale nelle mani di pochi o addirittura una sola figura.

La Democrazia è assemblea permanente, è discussione e contrasto, è “disordine” inteso come momento dedicato alla creazione di situazioni tangibili e spendibili. Precede l’ordine, il quale deve ritornare disordine. Perché la vita democratica è fatta di tensioni verso il disordine, nella speranza di creare un momento ordinato che ha più o meno una vita breve.

L’ordine è silenzio, è paura, è negazione del pensiero, specie se divergente. Ebbene non si pensi di ridurre questa nostra piccola Italia al silenzio.

Questo nostro Belpaese non ha bisogno di un ordine costituto e irreversibile, ma necessita di mutamento dei rappresentanti la figurazione democratica. La classe dirigente di uno Stato deve possedere cultura e caratteristiche morali tali da poter esercitare il proprio dovere istituzionale in maniera concreta, eticamente corretta ed efficace verso le istanze dei governati.

Oggi, purtroppo, viviamo in una situazione globale preoccupante o quantomeno avvilente. Troppa gente è alla ricerca del benessere personale sulle spalle della classe lavoratrice, degli ultimi o penultimi. Diventare ricchi a ogni costo, garantire il proprio benessere affossando qualunque principio etico. Non esiste più il benché minimo rispetto per l’altro. Anzi, proprio sull’altro e sulla diversità si basano principi politici che stanno conducendo al rumor di sciabole.

Questione corporativismo

Questa rapida riflessione su un momento storicamente preoccupante ci conduce a due rapide considerazioni. La prima intorno alla necessità di sviluppare questi argomenti in ogni dove; anche attraverso situazioni che (solo apparentemente) non paiono riguardanti il contesto. La seconda di analizzare la questione corporativismo.

In questa fase storica, dove i social la fanno da padroni, facendo prevalere l’aspetto numerico, la conta dei like a quello dell’opinione e del confronto, si rende necessario promuovere le proprie differenze culturali e di pensiero in ogni dove, anche attraverso media che solitamente non si occupano di “politica”. Almeno in maniera diretta ed esplicita.

Si deve ricostruire la necessaria esperienza del dialogo e del confronto, pur serrato che sia. Bisogna ritornare a chiacchierare tra le persone. C’è necessità di un ritorno alla dialettica. Va ricostruita l’unità civile che ha permesso all’Italia di risultare leader in Europa.

E adesso veniamo al punto secondo. Il corporativismo è una forma di organizzazione sociopolitica sotto forma di gruppi di interesse, noti come corporazioni, distinti per settore. Esso si fonda in teoria sull'interpretazione organicista della società.

Nel 1881 papa Leone XIII commissionò a teologi e pensatori uno studio del corporativismo al fine di darne una definizione. Nel 1884, a Friburgo, la commissione dichiarò il corporativismo "un sistema di organizzazione sociale che ha come fondamento il raggruppamento degli uomini in comunità fondate sui loro interessi e sulle loro funzioni sociali. Tali gruppi, in quanto veri e propri organi di Stato, dirigono e coordinano il lavoro e il capitale per quanto riguarda l'interesse collettivo".

Secondo quanto pensato e scritto circa 140 anni or sono dal potere ecclesiastico, il corporativismo dovrebbe avere funzioni di aggregazione tra le varie parti sociali e operative. Purtroppo questo concetto è rimasto tale solo idealmente.

Nella sua dimensione operante e quindi concreta il corporativismo si sta rivelando utile solo ad alimentare la divisione sociale e a dare lustro a tutti coloro che hanno voluto e saputo cavalcare questa onda.

È bene ricordare come tutti i governi totalitari del ‘900 si siano dotati di corporazioni al fine di meglio controllare l’attività delle “masse”. È utile il corporativismo a noi lavoratori? Non voglio entrare nel merito della spinosa questione, sarebbe uno scrivere troppo lungo e poco interessante.

Ciò che mi piace sottolineare è come i raggruppamenti rappresentanti le varie categorie professionali, siano diventati luoghi di potere e di rappresentazione personale. Poltrone dalle quali non scendere.

Esiste l’esigenza di ripensare al bene comune, di investire in partecipazione necessaria a rinvigorire l’ideale di Democrazia.

Riflettano le persone che hanno assunto il “potere”, in qualsiasi contesto; riflettano e si facciano promotrici di un cambiamento che non ha tempo d’aspettare. Facciano, eventualmente, un passo indietro

Lo devono alla società tutta, lo devono alle generazioni future, ai loro figli. Non sono utili sistemi di comunicazione dove le idee promosse sono a pro di pochi e peraltro, ancora una volta, sempre gli stessi.

È deleteria la stagione dell’autocelebrazione, ciò che viene promosso dev’essere di pubblica utilità, deve risultare socialmente adeguato.

Ad maiora.

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Commenti (2)

tullio

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2 commenti

Leader ?????

#2

Ciao Fabio
condivido le tue riflessioni. Davvero pensi che chi cura le proprie ferite narcisistiche a questo modo farà un passo indietro? Se accadesse sarebbe soltanto per farne subito dopo due in avanti. Servirebbe un TSO vista la condizione di non autocontrollo d parte del/dei "pazienti". Ma penso che prima di dire ad altri cosa dovrebbero fare, potremmo ciascuno nel proprio piccolo cominciare da noi stessi; facendo con umiltà il proprio dovere dove con umiltà intendo che se lavoro devo farlo senza lo scopo di scavalcare nessuno e sostenendo i colleghi perchè siamo sullastessa barca. Per i vertici invste basta usare bene il voto. Perchè mai quando andaimo a votare siamo costretti a scegliere soltanto fra nullità e le nullità delle nullità?
Dobbiamo chiedere che questo cambi e c'è solo un modo: le poltrone invece della colladevono avere del gel lubbrificante che fa scivolare via l'ospite dopo un tempo prefissato...volente o nolente.

obinue

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1 commenti

Leader, impostori o giullari?

#1

Parole sacrosante Fabio, purtroppo il potere viene visto ed utilizzato nei peggiori dei modi e, visto l'ambito, posiamo dire che viene utilizzato come una terapia alla ricerca di rimarginare la " ferita narcisistica" di queste persone determinando come risultato il peggior utilizzo del potere che si possa fare e sicuramnte non indirizzato al cambiamento.