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editoriale

Chi siamo noi per negare il diritto all’imbecillità di evolvere?

di Sara Di Santo

Infermieri: stop all’uso improprio dei social. Federazione e Ordini sono pronti ad azioni disciplinari per chi mortifica la professione e mette in cattiva luce i colleghi. Un primo passo per mettere a tacere l'invasione degli imbecilli scatenata dai social media. Anche se sembra molto difficile, volendo creare e ricreare cultura – ammesso che sia davvero questo l’obiettivo - non accettare di stare gomito a gomito con il lato imbecille della forza.

Infermieri a-social, non sottovalutate il lato imbecille della forza

I 102 presidenti degli Ordini provinciali riuniti in Consiglio nazionale hanno sottoscritto un documento sulla condotta dei loro iscritti sui social: ogni comportamento che leda la professione e l’immagine dei professionisti attraverso i social sarà punito. La rappresentanza professionale, dal canto suo, si impegna a essere guida ed esempio per un buon uso dei social.

È vero: i social network spesso sono veri e propri campi di battaglia. E a sferrarsi colpi sempre più tendenti al basso, sono anche gli infermieri.

È vero. Nascono gruppi e fazioni intorno ad ogni notizia, evento, immagine alla nostra portata, ma agitare le acque per “vedere l’effetto che fa” è un’azione nata prima dell’uomo, non una novità dei nostri giorni.

Nuova è forse l’importanza che oggi viene data al numero di reazioni che siamo in grado di provocare segnando punti immaginari su una tabella che sogniamo di valorizzare monetizzando ogni scambio, senza renderci conto che l’utile è altrove.

È vero. A passare dalla tolleranza all’assuefazione, nell’epoca dell’abitudine di abituarsi come quella di oggi, ci vuole un attimo.

Conosciamo sempre più spesso l’effetto dell’assuefazione, quando la risposta agli stimoli diventa meno decisa ogni volta che l’abitudine ci porta a tollerare, facendoci credere che la scelta sia tra l’utile e il dilettevole, quando in realtà è sempre stata tra il necessario ed il pericoloso.

È vero. Un freno ci vuole. O, meglio, ci vuole un nuovo senso dell’orientamento che ci aiuti a non sentirci dispersi in un mondo che alimenta un continuo rumore di fondo in grado di allontanarci dal bisogno primario di appartenere ad un gruppo che riconosciamo e ci riconosce.

Perché pensare alla salomonica applicazione di sanzioni disciplinari in un mondo confusamente affollato, nonché popolato da migliaia di profili falsi e/o abusivi ricorda tanto lo scoglio che vorrebbe arginare il mare.

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli, ha sentenziato non molti anni fa Umberto Eco. Ma non si produce pensiero nella cultura digitale – ha ribattuto Gianluca Nicoletti – se non si accetta di stare gomito a gomito con il lato imbecille della forza.

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