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Rsa senza infermieri, si attendono dal Perù

di Massimo Canorro

Sospensioni degli operatori no vax, fuga nel pubblico impiego e carenza di figure sul mercato del lavoro. Queste le ragioni che stanno portando al collasso le Rsa, laddove la carenza di infermieri è divenuta cronica. Così se Mantova ne cerca in Perù (è previsto a breve l’arrivo di cinque operatori), Treviso tenta anche la strada dell’est Europa. L’allarme era già stato lanciato da Uneba a Nurse24.it: Se non si interviene continueranno a mancare infermieri per lungo tempo.

Carenza di infermieri nelle Rsa

In Lombardia si attende l'arrivo di infermieri peruviani, in Veneto si attendono infermieri anche dall'est Europa

Tra un paio di settimane cinque di loro giungeranno in Lombardia. Ma si auspica che siano molti di più (considerando che l’arrivo dei primi undici era previsto a settembre 2021, dopo un lungo iter per l’ottenimento del permesso di soggiorno e il riconoscimento della laurea conseguita all’estero). Il riferimento è agli infermieri peruviani – 23 in totale – che le Rsa aderenti ad Apromea (Associazione provinciale mantovana degli enti assistenziali) e Uneba aspettano da molto tempo per rinforzare i loro organici in sofferenza. Il grido d’allarme era già stato lanciato a Nurse24.it dalla stessa Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale, per voce del vicepresidente nazionale, Fabio Toso: A pesare è proprio la mancanza di infermieri all’interno delle residenze sanitarie. Se non si interviene continueranno a mancarne per lungo tempo.

I problemi alla base sono (purtroppo) condivisi a livello regionale e riguardano, soprattutto, la sospensione di operatori non vaccinati, la fuga nel pubblico impiego (Lombardia a parte, ne sa qualcosa il Piemonte) e l’oramai cronicizzata mancanza di operatori sul mercato del lavoro. E a chiedere di aumentare in Italia il numero di professionisti sanitari sono anche le Associazioni degli oltre 22 milioni di cittadini-pazienti, rilanciando l’allarme Fnopi e scrivendo a Governo, Parlamento e Regioni. In Lombardia a difficoltà pregresse se ne aggiungono di nuove, come spiega Paolo Portioli, direttore generale della fondazione Mazzali (struttura di riferimento per anziani della provincia di Mantova): In primis c’è da dire che ormai, da mesi, ci troviamo a gestire le nostre Rsa in carenza di organico. A livello provinciale mancano almeno 50 infermieri e quotidianamente si registra una sorta di migrazione verso gli enti pubblici.

Da qui la decisione di puntare dritti all’estero. Abbiamo scoperto un canale di reclutamento in Perù dove il corso per infermieri è di cinque anni e la lingua spagnola facilita il loro inserimento in Italia, le parole di Portioli, che aggiunge: Dopo mesi di trattative arriveranno i primi cinque e altri sei più avanti. Ma sono ancora pochi, perché potremmo averne un’altra dozzina, ma a questo punto ci scontriamo con la burocrazia che blocca ogni cosa. Le difficoltà principali sono due: visto e riconoscimento laurea. Per il primo permesso ci vogliono parecchie settimane e, nel frattempo, la Regione sta faticando a gestire le troppe domande sul riconoscimento del titolo di laurea, illustra ancora il Dg della fondazione Mazzali, che adesso ha una preoccupazione in più: A questo punto la competenza passerà alle Agenzie di tutela della salute che non hanno esperienza in questo campo.

Dalla Lombardia al Veneto, destinazione Treviso. Mancano mille infermieri solo nelle strutture assistenziali della Marca, 60mila a livello nazionale, denuncia Giorgio Pavan, direttore dell’Israa (Istituto per servizi di ricovero e assistenza agli anziani). Continua: Stiamo vivendo un dramma. Ci sono reparti di Rsa che chiudono per assenza di personale dedicato. L’Israa di Treviso, che ha 75 infermieri, ne sta attendendo 40 provenienti da Argentina, Brasile, Tunisia, Albania e Moldavia.

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