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Editoriale

Tutti i dottori del mondo, quel titolo che ci manda in tilt

di Leila Ben Salah

Dottore a chi? Non bastava la storica diatriba tra medici e infermieri, adesso ci si mette pure l’Omceo (l’Ordine dei medici-chirurghi e degli odontoiatri) della provincia di Roma a infiammare gli animi.

Dottore e dottoressa, il titolo che fa discutere

In pratica, un consigliere dell’Omceo, Carlo Bertolini, dice che ormai i dottori sono troppi, compresi quelli delle lauree triennali. Ed eccolo lì pronto a puntare il dito contro gli infermieri: Per adeguarci al mondo anglosassone sono nate le lauree triennali e tutti i nostri collaboratori sono laureati. Oggi, a fianco al Dottore in Medicina e Chirurgia abbiamo il Dottore in Scienze Infermieristiche, il Dottore in Fisioterapia, il Dottore in Logopedia e così via. Lasciando da parte la questione della laurea magistrale, che qui sarebbe altro tema, il consigliere si spinge oltre: Il titolo di Dottore è divenuto troppo generico e per molti è causa di confusione. Al punto che secondo Bertolini il paziente rischia di non capire chi ha veramente di fronte. E non finisce qui. Per il consigliere c’è pure chi se ne approfitta spacciando la laurea triennale per una magistrale. In pratica, lascia intendere che tra laurea e diploma universitario vi siano delle differenze sul piano culturale e su quello delle competenze.

E allora l’unica soluzione per metter tutti d’accordo, per Bertolini, è cambiare l’appellativo di dottore quando ci si rivolge al medico. Meglio un più specifico Dottore Medico (Dm), sempre sulla scia anglosassone del Medical Doctor. Il rischio - aggiungiamo noi - però è quello di finire per rivolgersi al proprio medico con una serie infinita di appellativi, il tutto solo al fine di inasprire ancora di più gli animi.

E tra dottori e dottorini, speriamo di non finire come nel film “Spie come noi” del 1985 diretto da John Landis.

Giornalista

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