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lettere al direttore

Burn-out per Sconosciuto Bianco? E poi chi ci tutela dal motore di ricerca sugli ospedali migliori?

di Angelo

Lettera aperta

Capisco il suo sfogo, la sua amarezza. Passi ore e ore a curare pagliuzze negli occhi e poi ti senti impotente quando ti trovi di fronte, come nel caso descritto, ad un giovane che rimarrà per sempre segnato da un attimo di distrazione, da una bravata, da colpe magari non sue. E ti chiedi: "dove sta la giustizia? io a cosa servo in questo ambiente?".

Mi riferisco all'articolo su "Sconosciuto bianco". Perché sprecare risorse in attività diagnostiche "inutili" (come nei casi da lei descritti) e non poter fare nulla di fronte a talune situazioni? È burnout? No, io credo che sia coscienza. Credo che sia riflessione su ciò che si fa. E l'amarezza, prende il sopravvento.

Non solo e mi riferisco al servizio apparso qualche giorno fa su Nurse24.it sul motore di ricerca dedicato ai migliori e ai peggiori ospedali.

Facendo una pura statistica non si tiene conto del fatto che taluni ospedali si trovano a dover gestire pazienti più gravi provenienti da altri centri non altrettanto attrezzati.

È fuor di dubbio che il Policlinico "Gemelli" di Roma si trova a gestire pazienti ben più complessi di un "ospedale di provincia" dove alla minima difficoltà sbolognano al centro più importante. Il piccolo ospedale poi si trova magari a gestire pochi pazienti senza risorse e peggiora la sua qualità. Non credo a queste classifiche, li considero atti criminali di puro terrorismo psicologico per forse arrivare a chiudere i cosiddetti peggiori. Col risultato finale che per farsi curare una banale appendicite o un'ernia inguinale tocca percorrere chilometri e chilometri anziché avere l'ospedale vicino. Con buona pace anche di chi propaganda il federalismo e/o il campanilismo.

Pierfranco Brusati, Infermiere, Oleggio

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