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editoriale

Impossibile per l'uomo imparare ciò che crede di sapere già

di Giuseppe La Torre

Ci sono momenti in cui il peso delle parole sortisce un effetto boomerang inaspettato ed inconsueto. Parole che partono da una trasmissione, registrata, e riecheggiano con modalità differenti tra la gente. Parole che gravano di un comune senso di pregiudizio nei confronti di una professione che ancora oggi fa fatica ad uscire da un mondo di stereotipi. Parole che alimentano una determinata convinzione, come quella di chi le ha proferite, nei confronti di una professione intellettuale.

Spero fortemente che dagli errori si possa sempre apprendere

Parole che alimentano rabbia tra i professionisti del settore, che ancora fanno fatica a scrollarsi questo ruolo e queste convinzioni che ci fanno ripiombare in un’epoca medioevale. Parole che l’autore stesso, Alberto Giacomo Forchielli, ha voluto revisionare attraverso le scuse fatte a mezzo social e attraverso intervista.

Ognuno ha la possibilità di comprendere la natura e il peso dei propri errori e pertanto ha tutto il diritto e la possibilità di scusarsi, di “sbattere la testa ed imparare”.

Non conosco affatto - e mai ho avuto l’occasione di avere notizia del fondatore del Mandarin Capital Partners - l’autore di questa esternazione e perciò mi sono affidato alla rete per avere quel minimo di conoscenza su formazione, qualità e caratteristiche di questo professionista del settore economico. Arrivo a sbirciare la sua pagina e mi colpisce questo passo di un’intervista presente sulla sua pagina.

Dopo aver letto queste due risposte devo pensare che quell’uscita infelice fosse parte di un costrutto alquanto strutturato nella testa del Signor Forchielli e che il sollevamento di migliaia di colleghi professionisti possa essergli stato utile per permettergli di riformulare e ridimensionare l’idea e l’immagine di una professione radicata nella sua testa e nella testa di tantissime persone.

Dall’esito della sua intervista devo pensare che l’unica scelta sia quella di dedicarsi ad attività prestigiose e degne di studio, di intelletto e di capacità innovative e che sarebbero proprie e riservate a coloro che invece hanno la capacità di studiare in un campo che sia trainante per il settore economico.

Dovrei essere portato a pensare che questo denominatore comune di accostare l’infermiere ad un’attività poco prestigiosa sia ormai radicato tra quelli che nel mondo sanitario reputano come professionisti solamente i medici. E sia chiaro: non voglio innescare polemica alcuna con professionisti che perseguono la nostra stessa mission!

Forse non è chiaro, invece, che gli infermieri e gli altri professionisti sanitari accedono ad un percorso di studi, anche attraverso una dura selezione, perché hanno tutto l’interesse di prendersi cura delle altre persone.

Mi appare più chiaro, invece, che coloro che accedono a facoltà per lanciarsi nel mondo della finanza siano più propensi a prendersi cura di sé stessi

Non sono infatti i tatuaggi o certe divise ad aver rovinato il mondo. E l’Italia che non ha rinnovato il patto generazionale è sempre ormai più evidente essere succube di intrecci politici ed economici che stanno minando le possibilità residue di tutti gli italiani.

I giovani che non emigrano fanno enormi sacrifici, ma scelgono di formarsi e di innovarsi in questo paese. Sono le scelte di altri che non danno seguito al cambio generazionale. Sono le scelte di altri che impediscono la crescita e l’innovazione del nostro paese.

Sono le scelte di altri che non permettono di dare lustro a diverse professioni intellettuali che rimangono ostaggio di lavori interinali, sottopagati e pertanto poco graditi agli occhi della gente comune.

Sono le scelte di altri che gettano ombre ed oscurano diverse professioni che sono invece necessarie e fondamentali per la salute dello Stato.

Sono sempre le scelte di altri che riducono l’accesso al mondo del lavoro. Sono scelte in cui le statistiche internazionali e gli studi di settore ci pongono al di sotto della media OCSE.

Soffermarsi a chiedere scusa attraverso social o informazione di settore è troppo semplice. Permettere all’informazione giornalistica di proferire simili sciocchezze è altrettanto aberrante.

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