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editoriale

L'Italia dell'oro e dell'argento

di Redazione

Uno Stato può ritenersi povero pur possedendo una miniera di argento? Non è un articolo d’interesse economico, ma indubbiamente dei risvolti in questo campo sono presenti e rilevanti. In un contesto socio economico ancora incerto, l’Italia sta fronteggiando varie criticità in Sanità. Nell’ambito dell’emergenza e urgenza il mercato dell’Oro è in crisi.

Italia, dove i medici sono oro e gli infermieri argento

In un improbabile paragone, il metallo pregiato sarebbe rappresentato dai medici delle varie specialità equiparate dedite all’urgenza, MEU (Medicina d’Emergenza e Urgenza. Internisti, Cardiologi ecc..) professionisti insostituibili per normativa nazionale che attualmente scarseggiano e l’Argento gli infermieri, in sovrannumero rispetto a quanto la nazione sia in grado di impiegare.

La criticità accomuna tutte le regioni, come espresso dalla SIMEU (Società Italiana di Emergenza e Urgenza) con le sue numerose iniziative e i ripetuti appelli susseguitisi negli anni, ma nonostante gli sforzi profusi i bandi restano deserti ovunque. Nella stessa direzione hanno lavorato le università, attraverso il notevole aumento dei posti disponibili per gli urgentisti in specialità e la politica con l’investimento economico e la creazione di borse di studio per gli specialisti MEU.

Il problema però rimane, “l’Oro” scarseggia ed il sistema necessita di essere sostenuto; non possiamo coniare monete d’oro, ma allo stesso tempo non possiamo bloccare l’economia.

In realtà, l’Italia nel campo sanitario rappresenta per l’Europa una delle più grandi miniere di Argento: ad oggi è in grado di esportare infermieri preparati e competenti già al termine del percorso formativo universitario, attestazione di stima che l’Europa più volte ci ha riconosciuto. Osservando la situazione da questa prospettiva, alcune soluzioni per il superamento della crisi sembrano essere lapalissiane, eppure nulla o quasi si muove.

La valorizzazione del professionista infermiere non è una strada presa in considerazione e le modifiche al sistema sono minime ed opera di azione di pochi illuminati

Specie nel campo dell’emergenza territoriale e intraospedaliera, l’evoluzione scientifica e legislativa delle competenze permette di modificare il sistema garantendo elevati standard qualitativi, uno dei rari casi in cui si potrebbe migliorare isorisorse o addirittura risparmiando. Lo “stivale” dunque non è così povero come sembrerebbe.

La generale cecità della politica, delle lotte di classe e le dispute interne alla categoria rendono in molte aree impossibile valorizzare la nostra figura. Il vecchio modello medicocentrico, nonostante ampiamente superato nelle nazioni virtuose, assieme a poche regioni italiane lungimiranti, non riesce a trovare una corretta applicazione sul territorio. Tutto questo a discapito dei cittadini e dei professionisti stessi.

L’argento non è valorizzato ed il tesoro dissipato

Si tenta di chiarire e semplificare questo concetto analizzando la situazione attuale. All’interno dei Pronto soccorso, anima pulsante degli ospedali, si sta assistendo ad azioni palliative atte a gestire la crisi.

Non essendo presente un numero di specialisti MEU o con titolo equipollente, sono arruolati attraverso contratti e convenzioni, medici di medicina di base, la cui “mission” non è gestire le emergenze e le urgenze; oppure attraverso l’assunzione di Medici neolaureati o non specialisti, con il vincolo di dedicarsi ai codici minori, principalmente bianchi e verdi, creando distorsioni nel sistema triage stesso ed altre situazioni potenzialmente lesive, come il burnout del personale residente, che è costretto a dedicarsi costantemente ai pazienti critici.

In questo momento di grande criticità, molte regioni tentano di arginare il problema, avvalendosi di una obsoleta norma giuridica, promulgata in un periodo antecedente l’istituzionalizzazione della specialità MEU, che permette l’assunzione in qualità di personale medico dell’emergenza sanitaria territoriale, di medici di medicina di base previa partecipazione ad un corso di formazione regionale. Asincronia del sistema che necessita di una revisione sistematica.

Le soluzioni sopracitate comunque, sono impiegate a salario pieno o con incentivi mirati, cioè si investe in provvedimenti “toppa”. Ultimamente si è aggiunta l’esternalizzazione del servizio affidandosi a cooperative che inviano negli ospedali sotto organico medici "a tempo”, soluzione che apre nuovi scenari in via di valutazione.

Altre nazioni europee non distanti dalla nostra realtà hanno deciso di fronteggiare le loro criticità impiegando le competenze degli infermieri specialisti, valorizzando così tutti i professionisti che intervengono lungo la filiera del soccorso. Investire sul personale dedito all’emergenza comporta l’elevazione professionale dell’infermiere specialista ed utilizza il suo grado di soddisfazione del professionista come punto cardine.

Infatti, questo management sarà duraturo nel tempo, perché riconosce agli infermieri urgentisti la competenza conquistata con titolo ed esperienza per la gestione del lavoro in emergenza. Si delinea in questo modo una piccola carriera verticale, che nell’ambito di un sistema emergenza territoriale ed ospedaliero circolare, favorirebbe la crescita in sicurezza del professionista e magari anche economica.

Le competenze estese, ad esempio, alla gestione della piccola chirurgia e traumatologia degli infermieri, come sperimentato in alcune realtà italiane, ha prodotto ottimi risultati e molteplici vantaggi organizzativi ed economici. L’autonomia professionale, inserita in un contesto ospedaliero guidato, permette, oggi, in queste realtà, di gestire adeguatamente il dolore  già dopo la valutazione e la presa in carico al Triage, nel pieno rispetto della normativa nazionale n°38 del 2010 e del codice deontologico.

Questa innovazione nel corso degli anni ha finito per cambiare e ha consentito di razionalizzare il periodo di attesa dei pazienti, con il conseguente passaggio e la trasformazione da una gestione “passiva” ad una gestione “attiva”. Tale azione ha permesso di apportare un notevole miglioramento e la progressione verso condizioni di benessere più soddisfacenti dello “status” di attesa che quotidianamente il paziente che accede al Pronto soccorso si ritrova ad affrontare. Gli esempi citati rappresentano situazioni vincenti di cooperazione proficua tra professionisti che in maniera circolare si pongono attorno al paziente.

L’infermiere rispetta la sua finalità, cioè quella di “prendersi cura” in maniera proattiva e permettendo al medico nei tempi congrui di “curare” il malato. L’Argento, tornando al parallelismo, acquista un nuovo valore assoluto solido e duraturo. La situazione generale però non è rosea e queste iniziative sono vittima di feroci attacchi che ne rallentano la diffusione, aggravata dalla impossibilità di gestire la Sanità in maniera univoca sul territorio nazionale, per cui i cittadini che subiscono la non riorganizzazione delle risorse per competenze, trovano Pronto soccorso sempre meno performanti, con personale medico e infermieristico spesso esausto per l’overcrowding cronico.

Le medesime strutture a cui da troppo tempo si chiede di fronteggiare un’emergenza infinita, senza dimenticare situazioni esasperate che trasformano i soccorritori in vittime per i continui episodi di violenza che vengono registrati. Nell’ambito dell’emergenza territoriale, cercando di concretizzare alcune delle esperienze maggiormente rappresentative, è possibile affermare che gli infermieri con l’istituzione delle ambulanze infermieristiche (denominate; MSAB, MSI, India ecc.) hanno dimostrato la versatilità e la competenza per gestire in sicurezza le diverse missioni, sia di carattere internistico che traumatologico. Il tutto senza invadere il campo molto complesso ed articolato della diagnosi e terapia che spetta al medico, quindi “non curare, ma prendersi cura”.

Tentando di fotografare la situazione tumultuosa del 118 senza entrare nel merito del 112 unificato - altro argomento di nebuloso upgrade organizzativo - è possibile osservare la difformità delle soluzioni offerte. Si passa da situazioni ad elevato standard qualitativo nella quale sono assunti medici specialisti MEU ed Anestesisti.

Professionisti che normalmente operano ed integrano ed allenano le capacità nella realtà intraospedaliera ed esportano questo bagaglio culturale sul territorio al bisogno, a situazione qualitativamente ed economicamente diverse. In quest’ultimo caso come accade per l’intraospedaliero, sono impiegati medici non specialisti anche neolaureati, magari in attesa di accesso in specialità, quindi non interessati a valorizzare il sistema. I medici seppur nel migliore dei casi con formazione adeguata, restano carenti di esperienza in un settore strategico che oggi prevede una specialistica.

Esperienza, parola chiave in emergenza

Esperienza, fattore insostituibile consigliato per tutti i professionisti, perché l’emergenza extraospedaliera non può essere improvvisata. Un sistema che non tutela né i malati né i professionisti. Il mancato rispetto di queste indicazioni sottopone tutti, pazienti, infermieri, medici ed équipe a pericoli sia di carattere medico legale e sia di incolumità personale. Le valutazioni nel confronto tra le due soluzioni organizzative sono lasciate ai singoli lettori.

La situazione attuale quindi prevede un arcobaleno di soluzioni intermedie difformi anche in territori limitrofi che diversificano e caratterizzano l’infermiere mentre sostanzialmente lasciano inalterata la figura del medico. La povertà del Paese, riprendendo la metafora iniziale, consiste nel non voler accettare un naturale cambiamento della professione infermieristica.

L’arroccamento delle parti danneggia tutti: i pazienti che ricevono un soccorso non professionalizzato e quindi spesso hanno negati i diritti di base come la gestione del dolore, previsto dalla normativa nazionale n. 38 del 2010 e dal codice deontologico sia medico che infermieristico. Questo perché buona parte del soccorso dei codici minori è affidata al prezioso, ma insufficiente volontariato.

Portando un esempio, il trauma del femore nell’anziano, oppure le lesioni ad un arto del giovane sportivo non ricevono trattamento farmacologico. Situazione non accettabile, ma comprensibile perché in mancanza delle soluzioni intermedie e versatili ed economicamente sostenibili che l’India rappresenta, nella valutazione e gestione del territorio, risulta rischioso impiegare un mezzo avanzato completo di medico ed infermiere, fondamentale per la copertura dei codici maggiori.

L’ambulanza di tipo ALS - Advance Life Support MSI (Mezzo di Soccorso Infermieristico) nonostante sia da tempo una realtà consolidata trova oggi resistenze e controversie non curanti dell’ampia normativa e l’indipendenza professionale, non ultima a sancire tutto questo la normativa n. 15 del 2016 art 38. La legge che dovrebbe rappresentare un caposaldo per la gestione infermieristica delle emergenze, specie territoriali, invece risulta quasi sconosciuta.

A questo si aggiunge la presenza anacronistica, ma forte delle linee di comando verticali, che prevedono autorizzazioni telefoniche che intrinsecamente creano una gerarchia medico-infermiere, umiliante e rigettata dalle molte sentenze che riconoscono l’infermiere come professionista intellettuale, autonomo in grado di agire secondo “scienza e coscienza” ed applicando quanto la formazione di base e specialistica gli ha insegnato per la corretta gestione del malato critico.

Inoltre la difformità “operatore dipendente” che inevitabilmente si crea in questo “sistema verticale” aumenta il rischio clinico. Chiudendo, si ricorda che ad oggi esistono tutte le prerogative e soluzioni per sostenere e modificare in meglio il sistema Sanità. Occorre scientificamente schierare e sviluppare le risorse per migliorare e standardizzare la risposta al bisogno di salute del cittadino.

Tutto questo si tramuta in valorizzazione ed ottimizzazione delle risorse per competenze, una filosofia più che una regola che dovrebbe rappresentare lo standard qualitativo in una nazione socialmente evoluta come l’Italia.

Percorsi e innovazioni da tempo attuate in altre realtà con soddisfazione dei cittadini in primis, dei professionisti tutti ed economicamente sostenibile.

Luigi Cristiano Calò, Infermiere con Master I livello in Area Critica

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