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Mangiacavalli a Porta a Porta: "facciamo fatica a chiamare collega la Bonino"

di Angelo Del Vecchio

PortaPorta

Nel corso della trasmissione di Bruno Vespa l'intervento del presidente dell'IPASVI è sembrato impacciato, ma era difficile difendere l'indifendibile. Dopo quanto accaduto a Piombino e precedentemente a Lugo occorrerà lavorare e tanto per ricostruire l'immagine della categoria.

PIOMBINO. Si torna a parlare dei problemi di burnout tra gli Infermieri Italiani dopo la notizia dell’arresto di una collega rea, secondo l’accusa, di avere ucciso 13 pazienti con overdose di eparina, un semplice anticoagulante apparentemente innocuo e utilizzato dagli utenti addirittura con il sistema dell'auto-somministrazione. E’ accaduto oggi a Piombino in Toscana. A finire in manette un'infermiera di 55 anni del posto, Fausta Bonino.

Della notizia se ne è occupata poco fa su Raiuno la trasmissione “Porta a Porta” di Bruno Vespa, che per l’occasione ha ospitato Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI.

Vespa fin dall'inizio si è mostrato impreparato e "incavolato" nei confronti della professione infermieristica citando dapprima la Mangiacavalli quale presidente di un fantomatico Ordine degli Infermieri Professionali, poi riparlando di Infermiere Professionale e infine asserendo che non è possibile parlare di burnout in presenza di 13 omicidi, come nel caso di Piombino o di Lugo (infermiera Daniela Poggiali, condannata per omicidio in primo grado).

Oggi la Mangiacavalli in TV è sembrata impacciata e ha cercato in tutti i modi di difendere l'indifendibile, provando a portare il più possibile il discorso sul burnout e sulle condizioni di stress a cui sono sottoposti quotidianamente gli Infermieri Italiani.

In studio vi erano la criminologa Roberta Bruzzone e il direttore del reparto di Cardiologia del Policlinico Gemelli di Roma, Antonio Rebuzzi, il quale ha spiegato l'importanza dell'eparina nella terapia, che se somministrata in alte dosi può portare alla morte (ma esiste anche un antidoto che interviene in caso di overdose eparinico, ovvero il Solfato di protamina). Il problema è che non c'è stato alcun controllo se non dopo la nona morte sospetta.

Rebuzzi in più occasioni ha difeso l'operato degli Infermieri cercando di spiegare a Vespa che in questo caso e in quelli precedenti è mancato il controllo da parte delle strutture interessate e dei loro dirigenti: l'anticoagulante è utilizzato in molti reparti e in diverse posologie e forme farmaceutiche; in questo caso non era possibile verificare subito la somministrazione eccessiva di eparina, ma dopo 9 morti (se ne sospettano altre 4) qualcuno avrebbe dovuto porsi delle domande e capire cosa stesse succedendo in un reparto piccolo come può essere una Rianimazione.

Insignificante e inspiegabile la presenza della criminologa Bruzzone, che a sua volta sembrava meno preparata di Vespa.

In collegamento da Milano, dicevamo, la stessa Mangiacavalli e da Ravenna i figli di Rosa Calderoni, vittima dell'infermiera Daniela Poggiali.

"Questi sono casi patologici, sono colleghi che non stanno bene, non si può fare di tutta l'erba un fascio - ha spiegato la presidente dell'IPASVI - sono casi che meritano il rispetto dei familiari delle vittime e sui quali la magistratura deve fare chiarezza. La sentenza di Lugo nel Ravennate farà storia, anche perché fa riferimento a patologie che devono far riflettere. Facciamo fatica a chiamare queste persone "colleghi". Ma sono persone che non stanno bene. Dobbiamo analizzare la sindrome del Burnout e capire cosa stia succedendo. Comunque, chi ha sbagliato sarà radiato dall'albo e non potrà mai più lavorare come Infermiere".

La Bonino è stata arrestata dai Nas dei carabinieri. A renderlo noto l'agenzia di stampa Ansa. L'accusa era e resta grave: omicidio volontario con l'aggravante della crudeltà di 13 pazienti ricoverati nell'ospedale di Piombino.

Avrebbe particato iniezioni letali, non per fini terapeutici, del farmaco anticoagulante 'Eparina' che, soprattutto in alcuni casi, avrebbero provocato la morte dei degenti. Il farmaco avrebbe causato rapide, diffuse e irreversibili emorragie con decessi conseguenti. Le analisi hanno riscontrato concentrazioni di Eparina di anche 10 volte sopra la norma.

I pazienti deceduti sono uomini e donne di età fra i 61 e gli 88 anni.

Secondo il Nas, in molti casi avevano patologie per cui la somministrazione di Eparina non rientrava nelle possibili terapie. Sui 13 decessi, 12 sono attribuiti a "scoagulazione del sangue", uno ad arresto cardiaco. I 13 decessi hanno alterato le statistiche dell'ospedale di Piombino e sono stati registrati tra il 2014 e il 2015: 19 gennaio, 27 giugno, 22 settembre, 2 ottobre, 24 novembre, 26 novembre, 20 dicembre, 28 dicembre del 2014; 9 gennaio, 11 marzo, 1 luglio, 9 agosto, 29 settembre nel 2015.

I pazienti deceduti erano ricoverati nel reparto di anestesia per patologie anche non gravi e recuperabili, tipo la rottura del femore. Non ci sono fra i deceduti, hanno sottolineato i carabinieri nella conferenza stampa, malati terminali.

L'infermiera, originaria di Savona da una famiglia piemontese, era in Toscana dall'inizio degli anni '80; è sposata, ha due figli e da circa 20 anni lavorava nel reparto di anestesia e rianimazione dell'ospedale di Piombino. In una conferenza stampa il Nas ha spiegato che soffre di depressione e che è stata in cura da uno specialista.

Nell'ottobre 2015 è stata spostata di reparto. I Nas l'hanno arrestata all'aeroporto di Pisa mentre rientrava da una vacanza con il marito.

Secondo le indagini, l'infermiera era sempre presente nei turni in cui veniva somministrata ai pazienti 'Eparina' o in quantità eccessive o anche senza che fosse prescritta. Le indagini hanno preso in considerazione cartelle cliniche, esami del sangue abitualmente fatti ai pazienti ricoverati nei reparti, il peggioramento delle statistiche di mortalità nell'ospedale.

Tra le aggravanti che il gip di Livorno evidenzia nell'ordinanza di arresto, oltre alla crudeltà, la violazione dei doveri di chi esercita pubblico servizio e l'aver approfittato di circostanze in cui le vittime erano in difficoltà.

Dopo il suo trasferimento nell'ottobre 2015 nel reparto dove prestava servizio si è passati dal 20% al 12% del tasso di mortalità.

Lo hanno riferito i carabinieri dei Nas di Livorno, precisando che anche questa particolare statistica è un elemento importante dell'inchiesta. Sempre i Carabinieri, in una conferenza stampa, hanno aggiunto che gli accertamenti sulle morti all'ospedale di Piombino non sono conclusi e proseguiranno ancora con ulteriori approfondimenti.

"Le notizie che trapelano sull'attività dell'infermiera di Piombino descrivono una pratica agghiacciante, orrenda. Il mio ringraziamento particolare va ai Carabinieri del Nas che l'hanno arrestata". E' il commento del ministro della salute Beatrice Lorenzin.

"Nella classifica degli orrori stavolta abbiamo raggiunto una delle vette commesse dalla miseria umana. Non è la prima volta - prosegue il ministro - che vengono scoperti omicidi in serie che vedono come protagoniste infermiere-killer. Queste figure vanno contro ogni deontologia ed etica medica, che devono essere sempre rivolte al massimo beneficio del paziente".

Secondo il ministro questo episodio mette in evidenza "ancora una volta la necessità di una tutela particolare per le persone anziane e più fragili che alle strutture sanitarie affidano la loro esistenza. Va difeso con tutte le nostre forze il valore della vita, in qualsiasi fase, compresa quella dei malati terminali. La difesa della vita è un valore insopprimibile".

Tornando a Mangiacavalli, è attesa la sua presenza domani e domenica anche a Mezzogiorno in Famiglia e ad Uno Mattina.

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