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Riforma sanitaria lombarda. Mantovani: "cambiamo tutto per migliorare e tutelare la salute"

di Rosario Scotto di Vetta

Mantovani

Lombardia, regione d’Italia, detiene un PIL (340 mld) superiore a molti Stati europei come quello della Grecia (260 mld), del Lussemburgo (70 mld) con circa 19 mld di euro spesi in sanità. Per la riforma della sanità lombarda, le proposte ci sono tutte, Lega, Forza Italia, Ncd, Fratelli d’Italia ed è stato definito un tavolo di maggioranza per arrivare ad una sintesi e quindi ad una proposta finale. I tempi saranno forse quelli di giugno o luglio 2015 per arrivare verso una riforma condivisa della sanità.

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Perché una riforma della sanità e perché esistono proposte diverse? Fabio Altitonante, membro commissione sanità regione Lombardia e delegato di Forza Italia in tema di riforma spiega: “noi crediamo dopo alcuni approfondimenti, visto lo stato attuale, che la sanità lombarda è un’eccellenza, un eccellenza non solo Italiana. Sono 135 mila lavoratori professionisti tra la sanità pubblica e privata che oggi è ferma ad una legge del ’97 in una situazione sociologica completamente differente. I malati cronici assorbono il 70% delle risorse; la sanità necessita di rimodernarsi per essere vicina al territorio, andando a modificare il modello ospedalocentrico valido ma che penalizza la presa in carico dei malati cronici poiché il supporto territoriale resta ancora non ben delineato”.

Il 20% degli accessi in Pronto Soccorso sono codici bianchi, 120 mila all’anno solo nella città di Milano, un problema da risolvere nell’immediato con un numero di ambulatori distribuiti sul territorio e code di attese per le visite specialistiche da ridimensionare.

Un organizzazione da rivedere a partire dalle alte specializzazioni: in Lombardia si contano 22 cardiochirurgie per soli 10 milioni di abitanti mentre nel modello francese nell’intera nazione esistono 26 cardiochirurgie per una popolazione di 60 milioni. “La parità pubblico-privato, il valore aggiunto della Lombardia, è stato quello di mettere al centro il cittadino che può scegliere dove farsi curare. Inoltre, soccombe la necessità di migliorare o addirittura azzerare le esternalizzazioni dei servizi sanitari primari: solo per gli infermieri nell’anno in corso ci sono appalti per oltre 40 milioni di euro”. Vengono spesi circa 1 miliardo e 200 milioni solo per esternalizzare i servizi sanitari in regione, un capitale da ridimensionare per rinvestirlo con l’assunzione di capitale umano.

Sono state presentate varie proposte di riforma dai vari partiti politici, adesso la consapevole difficoltà nel trovare un prospetto sinottico dove trovare i punti d’intesa contenuti in tutte le proposte apportando, sui punti divergenti, delle modalità di modifica. “Per la prima volta nella storia si è inserito il contratto dei ricercatori che gli IRCCS chiedono a gran voce (3+2). Saranno eliminate tutte le ASL, ci sarà solo l’Agenzia per la Tutela della Salute dei lombardi. Insomma un’unica ASL che lavorerà attraverso delle direzioni territoriali e sarà un’agenzia di acquisto, accreditamenti e controllo, senza erogare servizi, a cui si affiancheranno le AIS (azienda integrata per la salute), ossia gli ospedali integrati poiché si sposeranno con il territorio” - ha commentato Mario Mantovani, assessore alla salute regione lombardia – “Chi dimetterà il paziente dalla propria struttura si dovrà preoccupare di trovare una collocazione territoriale, studierà i termini della riabilitazione, quelli della casa di riposo, l’assistenza a domicilio secondo il grado di cronicità che avrà il paziente”.

Nel 2030 la Lombardia avrà 3 milioni over 65, 1 milione over 80, la riforma si occuperà già di questo prospetto che colpirà la regione tra qualche anno. “Dobbiamo prepararci a combattere la sfida della cronicità. Con questa riforma al centro sarà messo il paziente e non gli interessi di categoria, i medici di medicina generale sono avvisati” ha concluso l’Assessore.

Giovanni Muttillo, presidente del Collegio IPASVI di Milano, Lodi, Monza e Brianza, che segue la riforma in ogni sua forma tutelando la categoria professionale degli infermieri: “In questa riforma, darà il suo contributo in termini professionali l’infermiere di famiglia già riconosciuto e affermato in altre realtà sanitarie internazionali” ha concluso durante la conferenza.

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