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Emergenza-Urgenza

La storia del progetto intensiva.it

di Ferdinando Iacuaniello

Abbiamo incontrato il Dott. Giovanni Mistraletti, Ricercatore Universitario in Anestesia e Rianimazione, ideatore del sito intensiva.it, con il quale ha vinto il premo WWW 2012 per la categoria scuola/universita. Ci racconta come è nato e cosa diventerà.

Quando sono entrato per la prima volta in Rianimazione, ho impiegato molti mesi a capire cosa succedeva lì dentro. Giovane studente di medicina, ero impressionato dalla quantità di tecnologia e dallo sforzo umano tenace e perseverante che permetteva di combattere alcune malattie gravissime. Qui in effetti succedono cose incredibili; se me le avessero raccontate… non ci avrei creduto! Ora lavoro in Rianimazione da 14 anni.

La cosa più difficile della Terapia Intensiva è capire, fra molte terapie possibili, qual è la priorità. Qual è la cosa più importante a cui prestare immediata attenzione, da cui può dipendere la vita di una persona malata. Essendo calati in una realtà difficile ed insidiosa, i medici e gli infermieri di Rianimazione sviluppano una grande attenzione a riconoscere tempestivamente alcuni segnali del corpo umano che normalmente non vengono neanche percepiti. D’altro canto, si presta inevitabilmente una minore attenzione a ciò che è più comune, come le emozioni di chi ti è vicino.

Io credo non dipenda dalla pigrizia o dalla mancanza di attenzione, talvolta forse accade per autodifesa, sembra che i medici e gli infermieri non siano toccati dalle emozioni molto forti in cui si trovano a lavorare. Ma non è così. Certo, bisogna essere comunque lucidi e professionali, ma stare vicino a chi soffre, a chi ha paura, o si attacca ad un filo di speranza, non lascia certo indifferenti.

Fino ad oggi, nessuno in Italia aveva pensato di spiegare ai familiari il mondo della rianimazione, e allora ci abbiamo pensato noi. Questa idea nasce dalla tragedia di una ragazza di 21 anni, mia carissima amica, che muore dopo un tuffo in piscina, e dopo una settimana di ricovero in terapia intensiva. I suoi genitori sono chiamati a decidere sulla donazione dei suoi organi, in una condizione molto difficile: all’epoca non era consentito neanche entrare in Rianimazione, si poteva vedere cosa succedeva attraverso degli schermi collegati a telecamere a circuito chiuso. Non si poteva accarezzare il corpo della persona amata, non si riusciva a capire cosa succedeva; si era solo frastornati e immersi in un dolore soverchiante.

Da quella esperienza, in cui due genitori meravigliosi decisero comunque di donare i suoi organi, in cui la generosità prevalse sul dolore, nacque in me l’idea di fare qualcosa, senza sapere di preciso cosa si potesse fare. Per ricordare la vita di Milena ed il suo esempio di caparbietà e determinazione, abbiamo lavorato duramente per costruire un progetto che ora è stato adottato dalla Società Italiana di Anestesia e Rianimazione, e che sarà presentato in tutte le Rianimazioni d’Italia. E’ un modo per portare avanti i valori che Milena ha sempre testimoniato: il coraggio, la lealtà, il rispetto, la condivisione delle emozioni, il mettersi al servizio

Non c’è niente da nascondere in Terapia Intensiva. E non aumentano le infezioni se i familiari stanno vicino alle persone ricoverate. Anzi, la vicinanza dei propri cari può essere d’aiuto, sia psicologico che fisico, per entrambi. Sta iniziando una cultura nuova, in cui i familiari possono essere una risorsa da non temere, un vero aiuto nelle cure, per i medici, per gli infermieri, per i fisioterapisti, per il personale ausiliario.

>La maggior parte dei congiunti entrano diffidenti e addolorati in Terapia Intensiva, ma già dopo qualche ora cominciano a capire quanta attenzione e cura c’è attorno al loro caro. Dopo qualche giorno manifestano di solito una vera riconoscenza per la tenacia e la professionalità con cui le persone vengono curate. Non si può capire cosa succede qui dentro… finché non “ci si è dentro”.

Un milione di fili d’erba che crescono fanno meno rumore di un albero che cade, ma la gioia di un prato verde si può capire solo quando ci si cammina a piedi scalzi, quando non si può fare a meno di essere grati per quello che stiamo ricevendo, anche se certo non era quello che ci saremmo augurati!

Il progetto intensiva.it è nato da un’idea semplice e innovativa, lontana dai reality show, ma vicina alle emozioni vere. Grazie ad una collaborazione di 5 rianimatori e 4 psicologhe, insieme a molte altre persone (400 fra medici e infermieri di 12 diversi ospedali, una professoressa di linguistica, numerosi ex-pazienti e familiari di persone ricoverate in Terapia Intensiva) è stato possibile creare un sito internet, una brochure informativa, 6 manifesti per la sala d’attesa… materiale che fino a pochi mesi fa semplicemente non c’era.

Non sappiamo ancora se questo sforzo si rivelerà “efficace” nel ridurre i sintomi di ansia e depressione nei familiari delle persone ricoverate; per valutare questi risultati, ci sarà una difficile analisi statistica e delle pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Quello che possiamo dire per ora è che raccogliendo le impressioni delle persone coinvolte, siamo sempre incoraggiati a continuare sulla strada di questo progetto, “una strada da condividere”.

Il cambiamento culturale che ne deriva permetterà di curare le persone in modo nuovo, non perché ci sono nuove medicine o tecnologie innovative, ma perché ci saremo avvicinati ad una medicina più umana, più attenta ad aspetti secondari, che diventano importanti perché si accetta di guardare con occhi nuovi la stessa, difficile realtà.

Ciò che rende possibile questo percorso è la consapevolezza di non essere soli.

Visita il sito intensiva.it

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