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editoriale

Dobbiamo delle risposte alle domande dei nostri giovani colleghi!

di Fabio Albano

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GENOVA. Che sia posta in maniera garbata, sottovoce, o sia un urlo disperato poco importa, ciò che conta, e a cui si deve prestare la massima attenzione, è la richiesta che i nostri giovani Colleghi Infermieri, ma non solo loro, ci stanno facendo. Ci stanno chiedendo di superare quelle barriere che impediscono la possibilità d'interazione tra medesime professionalità e differenze generazionali.

 

In teoria non dovrebbe essere difficile coagulare, in ambito lavorativo, esperienze diverse tese, per altro, allo stesso scopo: prestazioni efficaci ed efficienti. La realtà, in effetti, appare un po' più complicata, cerchiamo di comprendere perchè. Innanzitutto, spesso, nei nostri reparti si trovano a lavorare gomito a gomito, giovani Infermiere/i laureate/i, con una base culturale generale e specifica di un discreto livello, insieme a Colleghe/i più anziane/i con, non sempre, minore caratura culturale ma dotate/i di una elevatissima expertise.

 

Il giochino sembrerebbe molto facile, unire le due peculiarità per ottenere un mix qualitativamente importante! Ma visto che tutto ciò non, sempre, accade, cerchiamo di capire come può essere possibile compensare i due differenti approcci alla nostra professione.

 

Ai nostri colleghi più giovani diciamo che per poter diventare un buon Infermiere professionista, oggi come oggi, è necessario essere dotati di un notevole bagaglio culturale che si avvicini il più possibile ai 360°. Detto ciò, anzi ripetuto, diciamo Loro, che solo questo è poco, è insufficiente per aspirare a performance qualitativamente importanti. Al sapere va unito un bagaglio di esperienze, pratico-materiale, che solo l'anzianità di servizio può fornire; da qui la necessità di avere Maestri capaci, coscienziosi e pazienti.

 

Gli ostacoli più difficili da superare, nel Loro percorso lavorativo, saranno quelli che si presenteranno , ogni qual volta proporanno qualche modifica ai modelli organizza e lavorativi in atto. A chi non è mai capitato di ascoltare Colleghi dire: "SONO 30 ANNI CHE FACCIO QUESTO LAVORO E ADESSO ARRIVA 'STO QUI E MI VUOLE INSEGNARE A LAVORARE". Bene, anzi, male molto male, nulla di più stupido e poco professionale di questa frase. D'altra parte in ogni contesto sociale si trovano persone poco illuminate.

 

Sappiano, inoltre, i nostri ragazzi, che il mondo professionale a cui si stanno approcciando, rispecchia in modo assolutamente fedele la società in cui stiamo vivendo.Questo è un mondo di individualismi spiccati, dove la biografia personale conta poco o nulla! Conta solo pensare di essere furbi e cercare di non pagare dazio! E' una società dove il colpevole è solo ed esclusivamente l'individuo, dove il sistema non sbaglia MAI! Sappiano i giovani che, oggi, viviamo in una società priva di valori!

 

Questo è un periodo storico in cui l'altro non appare come una ricchezza, ma solo un problema verso il raggiungimento delle nostre mete!

A Loro, i nostri giovani, sempre loro, chiediamo di non pensare che l'Università rappresenti la formazione completa, ma gli diciamo che essa rappresenta solo la base per un buon approccio verso una professione difficile come la nostra. Avvertiranno, anche, il bisogno dell'esperienza acquisita sul campo. Quindi di una buona integrazione generazionale.

 

A noi "vecchi" ricordiamo come sia un dovere trasmettere conoscenza alle generazioni future. Che significato ha lavorare tanti anni e non riuscire o non volere  trasmettere alcun sapere? Non dobbiamo avere paura dello scontro culturale con le "nuove leve", ma agevolare l'integrazione tra generazioni e culture differenti, ma non distanti.

 

Questi giovani sono i nostri Figli, e come tutti i Figli, per crescere bene, hanno bisogno del nostro Amore, della nostra Fiducia e della nostra Disponiblità.

Questa è una generazione che è stata privata del sogno, della speranza in un futuro sereno! A noi il compito di ridare qualche segno di fiducia!

Non si facciano ingannare, questi ragazzi, dalla parola amicizia, sul posto di lavoro si deve pretendere rispetto perchè colleghi, cioè gruppo teso verso obiettivi professionali comuni. Non è necessario essere amici, molto meglio essere considerati Colleghi! Siano superiori verso incomprensioni, cattiverie e gelosie che incontreranno!

 

Concludiamo provando a ricordare, ai più ottusi di noi, che questa è la prima generazione, dal dopo guerra, che sta peggio della generazione che l'ha preceduta!

 

Una generazione a cui viene tolto il sogno, è una generazione che pretende delle risposte urgenti.  Il loro è un urlo gridato dalla disperazione!

 

La disperazione di un'intera generazione, Infermieri inclusi!

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