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lettere al direttore

Andreula: i giovani infermieri sono alla ricerca di una nuova governance e di risposte

di Saverio Andreula

Saverio Andreula

Gentile Redazione, in esito al vostro “stimolante e piacevole” editoriale, in allegato, sono a dare un mio “piccolo” contributo. Sono certo che le riflessioni che di seguito riporto siano di stimolo per altri colleghi presidenti di Collegio.

L’articolo a cui ho dato un mio personale riscontro è l'ultima interivista alla Silvestro: "il confronto nei social network non è sempre sereno". L'invito al dialogo della Federazione IPASVI.

Il confronto tra Istituzioni e Infermieri e la necessità di un dialogo diverso

 La lettura (e rilettura) dell'intervista alla Presidente della Federazione Nazionale Collegi IPASVI mi consente e permette di individuare alcuni argomenti “core” che in particolare riguardano:

  1. Il fabbisogno di infermieri.
  2. I modelli assistenziali.
  3. Le politiche sanitarie attuabili (anche per una maggiore possibilità di assunzione di Infermieri).
  4. Una nuova “governance” della (e nella) Federazione.
  5. Le modalità di comunicazione.

Invertiamo l'ordine degli argomenti e partiamo dalle modalità di comunicazione tanto care a nurse 24.

Le nuove generazioni e le vecchie generazioni hanno sistemi e le modalità di comunicazione estremamente diverse e lontane.

Si tratta proprio di “lingue” diverse, che hanno, come filo conduttore, una cultura diversa, una scuola diversa, una famiglia diversa, compagnie diverse, un diverso modo di “stare insieme”, …. un modo diverso di vivere la vita, gli interessi, il lavoro e – forse – anche la propria fragilità.

Le stesse difficoltà sono presenti (e acuite) nel mondo professionale (e in quello ordinistico).

Se i sistemi di comunicazione in essere non trovano risconto nelle “sintonie” delle nuove generazioni, queste ricercano nuovi modelli, più vicini al “loro pianeta”.

È stata tentata la carta del sistema web (che è il sistema delle nuove generazioni), ma con una logica uni-direzionale, guidata e autoreferenziale, che è l'esatto contrario del pensiero delle nuove generazioni che chiedono attenzioni, ascolto e interazione.  Perché è da quel momento di ascolto che si possono cogliere i segnali di disagio, i problemi, le difficoltà sul lavoro, etc. etc.

Se non c'è, l'ascolto non c'è nemmeno la comunicazione (o c'è solo una comunicazione uni-direzionale). E se non c'è la comunicazione, i mondi rimangono “separati”.

Oggi più che mai ha bisogno di avvicinare i pensieri, cercando di coniugare le esperienze della vecchia generazione con le idee, gli stimoli, le proposte … e i desideri e le attese delle nuove generazioni.

Invece, in troppi casi, anziché “spianare strade”, sono state “innalzate pareti”, quasi a timore (delle vecchie generazioni) dell'avanzata del nuovo, con una “chiusura” che, in troppi casi, non ha consentito la continuità tra il vecchio e il nuovo.  Il risultato è stato l'immobilismo (attività minimali) e l'invecchiamento (di persone, d’idee e di testa), con limitate / nulle possibilità di continuità tra il vecchio e il nuovo, e con il vecchio che si è isolato e ha isolato gli altri.

Quello che serve invece è un nuovo pensiero e una nuova volontà, capace di generare entusiasmi ed emozioni, e un nuovo modo di fare gruppo.

Le nuove generazioni sono alla ricerca di una nuova governance perché vogliono una nuova risposta ai loro bisogni; lo manifestano con le loro modalità e con i loro linguaggi, forse non adeguati, ma probabilmente è stato l'unico modo per rendere evidenti i problemi e le difficoltà di tutti i giorni, in un sistema arcaico, arroccato alle regole e alle tradizioni del passato, e “urlare” la loro voglia di nuovo e di coinvolgimento proattivo.

Probabilmente avrebbero voluto anche loro un rapporto privilegiato con i livelli istituzionali (i Collegi) … ma in troppi casi hanno trovato delle strutture e dei sistemi con “i flap” sollevati e delle persone sicuramente di nobili pensieri ma “passate” (senza fare – ovviamente – “di tutta l'erba, un fascio”), con la conseguente ricerca di nuove strade e di diverse modalità di comunicazione, per il semplice fatto di non aver trovato qualcuno disponibile a “prendersi carico del problema” … in una famiglia professionale dove “la presa in carico” è il dogma di riferimento nell'esercizio professionale.

Certamente l'urlo “cambiamo tutto e tutti” - presente in maniera molto forte nel web - può essere letto come “un forte risposta di pancia”, ma forse sarebbe meglio leggerla con la dovuta attenzione perché il segnale che arriva dalla base è forte, chiaro e razionale: 

  • Vuole essere parte attiva nelle determinazioni che riguardano la politica professionale;
  • Vuole  che la professione sia dentro le decisioni di politica sanitaria;
  • Vuole essere parte attiva nella definizione e nello sviluppo dei modelli assistenziali (modelli organizzativi e sistemi di cura – assistenza – riabilitazione);
  • Vuole che i criteri per la determinazione delle dotazioni organiche siano definiti con il pieno coinvolgimento della professione.

Al momento possiamo prendere atto delle seguenti situazioni di tutta evidenza:

  • Non c'è una chiara definizione e condivisione di una linea di politica sanitaria da parte della Federazione Nazionale Collegi IPASVI (che è bene ricordare essere costituita da 103 Presidenti di Collegio e non dalla Presidente che – certamente – li rappresenta, ma non li sostituisce!);
  • Non c'è una linea d’indirizzo politico da parte della FNC, da sviluppare a livello delle singole Regioni (che è mandato istituzionale, ben specificato nella norma – seppur datata); anzi c’è il tentativo di riflettere sui Collegi nel livello regionale la responsabilità di rappresentanza professionale propria del Comitato Centrale della FNC IPASVI;
  • Due, tre incontri l'anno (il Consiglio Nazionale) è difficile che possano essere sufficienti per la definizione di una linea di politica professionale e per il supporto allo sviluppo delle politiche sanitarie (mai è successo, a mia memoria,  di definire  all’interno del C.N. percorsi diversi da quelli prospettati e decisi dal Comitato Centrale);
  • troppo spesso la professione è “travolta” dai cambiamenti, ma non fa nulla per  “cavalcarli”;
  • di fronte ai tagli indiscriminati di risorse assistenziali e alla definizione dei fabbisogni reali conseguenti agli atti di indirizzo e di programmazione sanitaria definiti dal Ministero della Salute, la professione è rimasta in religioso silenzio.  Viene naturale domandarsi se “non ha potuto”  o se  “non ha voluto”  …. e comunque sono due situazioni che confliggono  pesantemente con le necessità e i bisogni dei cittadini e dei professionisti (altro preciso mandato istituzionale);
  • il livello formativo è troppo diverso dalle attese (e probabilmente il settore non è stato adeguatamente presidiato);
  • il sistema delle “competenze avanzate” e delle specializzazioni, nonostante gli indirizzi normativi, non decolla;
  • si tace sull’esportazione all’estero di “evidenti business formativi”;
  • il sistema concorsuale per il reclutamento dei Professori per l'insegnamento delle discipline infermieristiche si sviluppa nelle logiche del mantenimento dell'esistente, senza nessuna apertura agli adeguamenti e alle innovazioni, con pesanti ripercussioni nella formazione degli infermieri;
  • i grandi dibattiti su cure primarie, palliazione, hospice, etc. etc. hanno visto il posizionamento di altre famiglie professionali e la parallela “assenza” degli infermieri (se non come chiara evidenza della necessità della presenza della figura professionale)

A livello provinciale:

  • i Collegi Provinciali sviluppano prevalentemente una attività “di attesa” piuttosto che una attività “di iniziativa” anche per difficoltà di mandato rispetto ai temi e alle criticità evidenziate ed anche perché la rappresentanza istituzionale può avvenire, in forza delle competenze sanitarie in tema di sanità assegnate alle regioni, solo a condizione che Collegi di una regione riescono a dialogare tra loro;
  • in molti casi si riscontra un'assoluta assenza di confronto e dibattito interno e un totale allineamento alle linee e indirizzi centrali;
  • i livelli istituzionali (i Collegi) e la base sono tra di loro lontanissimi, con possibilità di confronto e dibattito difficilmente realizzabili;
  • le capacità di lettura politica dei fenomeni in troppi casi sono minimali o assenti. 

Ciò posto,  ben vengano i dibattiti nel web, purché libero (e non carbonari) nel rispetto delle persone e dei ruoli, per un confronto professionale e democratico e per una comunicazione il più ampia possibile, per la crescita di tutti.

Forse hanno ragione i colleghi delle nuove generazioni quando affermano “cambiamo tutti !!”  (anche se sarebbero opportuni “dei distinguo”  …. e potrebbe anche risultare utile il mantenimento di un “filo rosso” tra vecchie e nuove generazioni).

Certamente da evitare quelle situazioni di auto-referenzialità e auto-celebrazione  (di cattivo gusto… anche perché non sembra che ci siano motivazioni per festeggiamenti di alcun tipo).

E forse ha ragione anche la Presidente quando affronta il problema del “ricambio generazionale”.

È davvero giunto il momento!

Saverio Andreula

Presidente Collegio IPASVI di Bari

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