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Infermiere pediatrico

Assistenza al bambino migrante, una questione di cultura

di Ilaria Campagna

Multietnica e multiculturale, è questa la nuova veste di un’Italia che, ormai da diversi anni, sta conoscendo un processo migratorio sempre più rilevante. Un cambiamento che impone anche al mondo sanitario - e con esso ai suoi professionisti - di dotarsi di strumenti che gli permettano di rispondere in modo adeguato ai bisogni di salute dei cittadini stranieri.

La tutela della salute del bambino migrante e della sua famiglia

Ciascuno di noi porta con sé valori, credenze e abitudini proprie della sua cultura di origine e ciò si ripercuote inevitabilmente anche sull’approccio ai problemi di salute. Rapportarsi con persone di diversa provenienza e fornire loro cure culturalmente competenti è infatti una sfida che gli infermieri italiani, non senza qualche difficoltà, si trovano ad affrontare ogni giorno.

Un impegno tanto più arduo, quanto più il centro delle cure si sposta verso i bambini, poiché in ambito pediatrico si sa, il prendersi cura coinvolge l’intero nucleo familiare. È così che l’infermieristica transculturale si pone come fondamentale materia di studio e indispensabile strumento pratico nel panorama sanitario odierno.

La globalizzazione è una realtà che sta coinvolgendo sempre di più il nostro quotidiano, dove trovare il giusto equilibrio nell’integrare culture, tradizioni e religioni non è sempre così immediato.

Ogni nazione ha la propria storia di emigrazione e immigrazione e come tale ha modi e tempi propri per rispondere a simili fenomeni.

L’Italia ha una tradizione migratoria piuttosto recente, specie se la si paragona a quella di paesi come gli Stati Uniti, in cui la convivenza tra persone di diversa etnia e cultura è ben più radicata nel tempo.

Il processo di adattamento a questa trasformazione sociale è quindi per noi ancora in pieno svolgimento e si ripercuote inevitabilmente in ogni ambito della società, non ultimo quello sanitario, dove una crescente domanda di salute da parte degli utenti stranieri impone il confronto con nuove problematiche.

Costituito in larga parte da bambini, il panorama di coloro che necessitano di cure culturalmente adeguate è infatti piuttosto variegato: non solamente minori di origine straniera, nati nel nostro paese o arrivati a seguito dei propri genitori, ma anche bambini in adozione o affido a coppie italiane, figli di coppie miste o bambini appartenenti alle popolazioni nomadi come Rom e Sinti, da sempre presenti nel nostro territorio.

Tutti si muovono tra diversi retaggi culturali: quello d’origine, appreso ed interiorizzato grazie alle relazioni familiari e quello ospitante, del quale sono in modo più o meno sviluppato parte integrante.

È attraverso la tutela della salute che passa infatti la reale possibilità per il bambino migrante e per la sua famiglia, di integrarsi appieno nel paese che li ospita

Con modalità di acculturazione differenti rispetto ai propri genitori, potenzialmente più saldi nel legame con la propria cultura di provenienza, questi bambini sono spesso esposti ad una varietà di fattori di rischio che possono influenzare negativamente il loro stato di salute.

Ruolo centrale dell'infermiere nell'assistenza al bambino migrante

Dalla fragilità che la migrazione inevitabilmente comporta, all’eventuale difficoltà da parte dei genitori di comprendere la lingua del paese ospitante, fino alla non accettazione di malattie e cure per come vengono concepite in una cornice culturale diversa dalla propria.

Ricostruire la storia di questi bambini e delle loro famiglie è quindi il primo passo per metterne a fuoco le necessità e individuare, di conseguenza, gli interventi adeguati in base al paradigma socio-culturale di riferimento.

Il bambino ha infatti diritto a un’assistenza globale, che favorisca il suo pieno sviluppo dal punto di vista fisico, intellettuale, morale e sociale. E dal momento che la famiglia ha per il paziente pediatrico un ruolo di primaria importanza, coinvolgerla nelle cure instaurando una solida partnership diventa fondamentale per raggiungere e mantenere un buono stato di salute, come anche per garantire un accesso equo ai servizi sanitari.

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