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Infermieri in affitto e la sfida del terzo millennio: il precariato

di Mimma Sternativo

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Quasi sconvolge che abbia colpito anche la sanità e soprattutto il mondo infermieristico.
Secondo studi di ricerca, condotti negli ultimi anni quella dell'infermieristica doveva essere la professione più richiesta nei prossimi anni, addirittura compariva in vetta alla classifica delle dieci professioni del futuro.

Per un paradosso non solo italiano, nonostante si stimi la mancanza di diverse centinaia di infermieri nelle strutture sanitarie, di infermieri non se ne assumono. 

Costituzione della Repubblica Italiana: 

Art. 1 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Art. 32.La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Chissà cosa direbbero oggi i padri fondatori della Costituzione Italiana di fronte alla crisi economica che ha colpito l'Italia (e il resto del mondo), creando un'ampia fetta di precariato e/o disoccupazione ( i dati ISTAT 2013 parlano di un tasso di disoccupazione complessiva pari all'11,5%.)


Secondo uno studio comparativo di 34 Paesi europei realizzato dalla Federazione europea delle associazioni infermieristiche (Efn) negli ultimi tempi si è assistito ad una riduzione dei posti di lavoro in tutta Europa, al taglio degli stipendi degli infermieri, al congelamento dei salari e a minori percentuali di assunzioni e di mantenimento dei posti di lavoro.
Le ultime stime italiane parlano di ben 30.000 infermieri precari. È la sconcertante situazione che affligge questi professionisti che a breve si troveranno nuovamente di fronte al bivio tra disoccupazione e nuovo contratto temporaneo.

Potremmo chiamarli infermieri in affitto, o infermieri in saldo per non dimenticare tutti quei professionisti assunti mediante cooperativa che, oltre al posto di lavoro precario e legato alla conferma di un appalto, percepiscono uno stipendio medio del 50% in meno rispetto a colleghi assunti dall'azienda stessa.
Le aziende sanitarie pubbliche e private non assumono più e di conseguenza gli infermieri sul mercato non sono più una risorsa rara. E dopo i mega concorsi di 15-20 anni fa (non propriamente difficili da superare perché la domanda superava l'offerta) ci sono ora concorsi con migliaia di candidati per 10-15 posti di lavoro, a volte anche per uno solo.
E oltre al blocco delle assunzioni,del passaggio di fascia di retribuzione, non ultimo problema è di certo la posticipazione dell’età di pensionamento.

Ritroveremo dunque sempre più infermieri senior, con di certo una più lunga esperienza, magari anche competenza, ma magari stanchi e di conseguenza con un probabile inadeguato livello di motivazione professionale.
E la tanto sbandierata qualità? Come fa a farsi carico di quegli otto miliardi che mancano all’appello della sanità italiana?

"In Italia il Servizio sanitario nazionale garantisce a tutti i cittadini le prestazioni previste dai Livelli essenziali di assistenza (definiti a livello nazionale con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001, entrato in vigore nel 2002). Essi sono costituiti dall’insieme delle attività, dei servizi e delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza. Permettono che nessuno dei cittadini italiani possa essere escluso dalle cure perché troppo anziano o bisognoso di prestazioni troppo costose, perché dedito a comportamenti nocivi alla salute, troppo povero o, paradossalmente, troppo ricco: un reddito elevato può, al limite, giustificare la corresponsione di un ticket, ma non l’esclusione dal diritto all’assistenza." (Fonte Ministero della Salute)

Certo è che la crisi economica richiederà e ha già richiesto non solo il ridimensionamento o riconversione degli ospedali, ma anche diminuzione delle prestazioni e delle attività sanitarie e la rivisitazione quindi dei LEA (livelli essenziali di assistenza).

Al governo, al nostro collegio, agli infermieri stessi e al personale sanitario in generale si pone dunque una grossa sfida: mantenere livelli alti di qualità, con minor risorse economiche e umane.
Ai posteri l'ardua sentenza

Sindacalista

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