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La vostra salute ci sta a Cuore

di Marco Alaimo

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PISTOIA. Infermieri e tecnici della riabilitazione cardiologica giornalmente impegnati nella promozione della prevenzione, insieme a tutti i professionisti della salute mettono il “cuore” al centro del loro agire quotidiano.

In questo primo articolo mettiamo in evidenza quali sono attualmente i fattori di rischio e gli stili di vita che peggiorano la qualità di vita delle persone e in particolare dei cardiopatici.

Le malattie cardiovascolari sono responsabili di una morte su tre nel mondo e di una su due nei Paesi occidentali. Esperti dell’OMS prevedono per il 2020 un aumento di 250.000 morti l’anno per malattie cardiovascolari anche in paesi in via di sviluppo (OMS, 2005). Nei paesi occidentali le malattie cardiovascolari sono responsabili del 50% delle morti, contro il 27% dovuto ai tumori.

Lo studio INTERHEART (Yusuf et al., 2004) constata che, nonostante oltre l’80% del peso globale delle malattie cardiovascolari ricada sui paesi più poveri, la conoscenza dei fattori di rischio è diffusa in gran parte nei paesi più sviluppati. I risultati molto interessanti di questo studio hanno permesso di evidenziare i cosi detti “killer” del cuore: fumo, ipertensione, diabete, alti livelli di colesterolo, obesità addominale, stress, mancanza di consumo quotidiano di frutta e verdura, consumo eccessivo di alcol e mancanza di esercizio fisico. Questo studio ha dato un contributo a riconoscere come fattori di rischio cardiovascolare alcuni stili di vita disfunzionali.

Gli studiosi negli ultimi anni hanno cominciato a focalizzare quindi la loro attenzione su alcuni fattori di rischio, e in particolare, sulla prevenzione secondaria come occasione per un cambiamento negli stili di vita.

 

La Riabilitazione Cardiologica rappresenta un intervento “strutturato” che si occupa in maniera particolare della gestione nella fase post-acuta della malattia e che prevede percorsi specifici per la prevenzione secondaria. Inoltre, analisi economiche suggeriscono la riabilitazione cardiologica come intervento costo-efficace dopo un evento coronarico acuto. La multidisciplinarietà è poi uno dei punti di successo nei centri riabilitativi in cui sono progettati interventi strutturati e individuali in grado di rispondere ai bisogni dei singoli pazienti. In questo contesto interprofessionale notevole ruolo negli anni lo hanno avuto gli infermieri che si sono specializzati in questo ramo. Aumentano infatti i corsi e i master universitari per creare sempre più professionisti attenti e dedicati a questa tematica particolare.

Naturalmente gli interventi farmacologici, cardiochirurgici e interventistici negli ultimi anni hanno portato a traguardi significativi sia in termini di sopravvivenza dei pazienti alla fase acuta, sia di aumentata aspettativa e qualità della vita.

La stessa attenzione e intensità d’intervento non è però dedicata alla valutazione e alla riduzione del rischio globale che comprende nuovi eventi coronarici, rischio degli eventi acuti e il rischio di progressione della malattia aterosclerotica (legato prevalentemente allo stile di vita, ai fattori di rischio cardiovascolari, e cattiva qualità di vita).

 

Uno dei maggiori ostacoli alla diffusione di una “Cultura della Riabilitazione” è dato da un atteggiamento attento ai problemi insorgenti in fase acuta ma che non considera il cardiopatico come paziente cronico.

A tutt’oggi non esiste un approccio standardizzato, ciò è dovuto in parte alla necessità di modulare l’intervento sulla base dei problemi del singolo paziente, tuttavia esistono linee guida che affrontano alcuni dei programmi più specifici quali training fisico ed eventualmente la gestione alimentare.

Allo stato attuale esistono interventi non strutturati di tipo informativo, educativo e comportamentale finalizzati a modificare credenze errate sulla gestione della propria patologia e promozione di stili di vita più adeguati. In queste tematiche l’infermieristica avendo come obiettivo anche la promozione e l’educazione ad una cultura del benessere in questi ultimi anni ha dedicato molto dei propri sforzi scientifici, culturali e di ricerca.

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