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Infermieri stanchi e vecchi e la pensione sempre più lontana

di Redazione

Non è usurante il solo lavoro nei turni di notte. Anche il sovraccarico fisico rende il lavoro degli infermieri usurante. Parola di Mauro Carboni, responsabile del Nursing Up della provincia di Roma. Che lancia l’allarme: Lavoratori stanchi, invecchiati, sottoposti a turni prolungati per l’inadeguatezza degli organici, generano errori che possono danneggiare i pazienti.

Infermieri stanchi e vecchi nei reparti, ma per lo Stato non è lavoro usurante

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L'allarme del sindacato: Senza turni di notte si rischia di lavorare fino a 70 anni

Per il sindacalista non si tratta di difendere gli interessi di una categoria né di una questione di impostazione ideologica. Ritengo plausibile che alcune tipologie di lavoro possono essere svolte anche fino ai 70 anni, ma sono ancor più convinto della necessità di dover classificare tali tipologie in ragione di alcuni criteri. In sostanza, non possono essere messi sullo stesso piano, per esempio, i dirigenti e il personale non direttivo. Lo stesso dicasi per i lavori sedentari rispetto a quelli che richiedono un elevato impegno fisico.

E gli infermieri non appartenenti al comparto dei dirigenti sono sempre più vecchi. L’età media della categoria infermieristica, senza rilevanti differenze di genere, ha ormai superato la soglia dei 50 anni. Circa due terzi di questi lavorano nelle corsie, nelle aree di assistenza intensiva e sale operatorie. Non solo: un’analisi effettuata dai collegi Ipasvi afferma che in cinque anni sono stati persi 7.500 lavoratori, per lo più a causa del blocco del turnover. Questo significa – dice Carboni - meno forza lavoro in un conteso in cui i bisogni assistenziali sono sempre di più e sempre più complessi. Non dobbiamo perdere di vista il dato epidemiologico e quello demografico: i pazienti vivono più a lungo e con malattie cronico-degenerative. Ciò richiede al personale di assistenza uno sforzo maggiore e prolungato nel tempo.

Carboni porta ad esempio tre studi sugli operatori della sanità. Il primo aveva lo scopo di determinare la prevalenza dei dolori muscolo-scheletrici e le lesioni riportate dagli infermieri e dagli oss ed è stato effettuato in una struttura di lungodegenza. Uno studio che testimonia la rilevanza del fenomeno e la stretta correlazione con il lavoro infermieristico dice il sindacalista. Al punto che il sovraccarico rappresenta un elemento eziologico sufficiente a generare discopatie degenerative discali, protusioni discali, ernie discali e degenerazione del segmento vertebrale (artrosi). Il fatto che tale patologia non sia stata ancora inserita nell’elenco delle malattie professionali tabellate – dice Carboni - lascia pensare più a una strategia di politica economica che a quanto emerge dalle evidenze scientifiche.

Insomma, lavoratori stanchi, invecchiati, sottoposti a turni prolungati per l’inadeguatezza degli organici, generano errori che possono danneggiare i pazienti – dice il sindacalista - e aumentano il rischio di infortuni ed episodi di malattia per gli stessi professionisti. Quindi, si chiede Carboni quale sarà il risultato di queste manovre pensionistiche su questa tipologia di lavoratori e quale quello sulla cittadinanza bisognosa di cure e di assistenza? Quanto costerà questa miope scelta anche in termini economici?.

Ritengo che il comparto sanitario – conclude il sindacalista - debba essere valutato con maggiore considerazione e competenza in merito alla disciplina pensionistica, il rischio è il tracollo dell’intero servizio sanitario nazionale.

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