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Infermieri troppo vecchi e tutti scappano dalla degenza

di Redazione

Infermiere, lavoro usurante o no? Ci si invecchia e si deve restare al lavoro spesso anche in età avanzata, Età in cui è difficile lavorare su turni, è difficile sollevare carichi pesanti e movimentare i pazienti. Ma dall’altro lato il turnover è bloccato e in reparto ci sono infermieri sempre meno giovani. A fare un’analisi della situazione è Dario Laquintana in un editoriale dell’Air, Assistenza infermieristica e ricerca.

L’invecchiamento della popolazione lavorativa

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Infermieri sempre più in fuga dalla degenza

Negli ultimi anni, spiega Laquintana sulla nota rivista scientifica, si è registrata una riduzione degli ingressi nel mondo del lavoro, compensata parzialmente da una riduzione delle uscite, dovute alla riforma del trattamento pensionistico e alle leggi di bilancio. Le indicazioni sono state applicate in modo diverso dalle regioni, bloccando totalmente il turnover in alcuni casi o limitandolo a percentuali variabili tra il 50 e l’80% in altri. Tra turnover bloccati e invecchiamento della popolazione lavorativa, ci si ritrova con sempre meno infermieri nelle aree di degenza. Per un attimo gli infermieri si sono illusi che anche la politica si stesse interessando al fenomeno. Gli infermieri dovevano essere, nelle dichiarazioni - dice Laquintana - i destinatari di provvedimenti tesi a riqualificarne le dotazioni organiche, insieme ai medici per l'applicazione dei nuovi orari di lavoro e perché individuati tra le categorie di lavoratori usuranti con agevolazione all'accesso al trattamento pensionistico. Il presidente del consiglio e il ministro della salute hanno annunciato, sia in televisione che in parlamento nuovi concorsi straordinari per infermieri e medici, con l'assunzione di un numero aggiuntivo di professionisti compreso tra i quattromila individuati dal governo e i 18mila richiesti dalle organizzazioni sindacali. Ma non è andata come ci si aspettava.

Aspettando i decreti attuativi

Dopo la caduta del governo le priorità sono diventate altre - dice ancora Laquintana - e le dichiarazioni non si sono trasformate nei decreti attuativi. Le commissioni parlamentari per il lavoro stanno ancora discutendo sull'individuazione dei fattori usuranti: solo i turnisti? Solo chi fa almeno 80 notti in un anno? Solo gli strumentisti? Solo chi lo ha fatto per almeno sei anni negli ultimi dieci di lavoro? Governo, regioni e organizzazioni sindacali stanno ancora discutendo sui criteri da adottare per ridefinire le dotazioni organiche, come previsto dalla legge di stabilità 2015, per dare il via ai nuovi concorsi a seguito dell'applicazione dei nuovi orari di lavoro, dati che dovevano essere disponibili dal giugno del 2016. I concorsi straordinari non ci sono stati. Sono invece aumentati gli iscritti ai megaconcorsi ordinari che sono ormai diventati quasi regionali, con massimi, come in Toscana, di 16mila partecipanti.

Quei megaconcorsi che non selezionano, ma inglobano

In concorsi con tali numeri, lo spiega bene l’editoriale dell’Air, l’obiettivo della commissione esaminatrice non è quello di individuare i migliori talenti, ma quello di garantire che le procedure siano rispettate per evitare i ricorsi, lasciando la selezione reale al periodo di prova. Air si spinge a una riflessione sul tema concorsi. Dato che tra l’altro è una pratica tutta italiana, in Inghilterra ci prendono ancora in giro per questo. È necessario superare la formula del concorso classico e ipotizzare nuove forme di selezione - scrive infatti Laquintana - in alcuni casi già sperimentate nella pubblica amministrazione, come quella del corso-concorso che prevede che la selezione iniziale serva ad ammettere a un corso al termine del quale si ha un esame finale e l'immissione in ruolo. Questo consentirebbe ai candidati di dimostrare le loro reali capacità e alle amministrazioni di strutturare dei reali percorsi di inserimento, ottenendo però la possibilità di individuare concretamente i migliori talenti.

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