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cinema e spettacolo

Float: l’autismo in un corto animato

di Danila Palladini

Float è un cortometraggio prodotto dalla Pixar e distribuito dalla Disney, che propone in 7 minuti un messaggio di forte impatto emotivo sull’autismo. La pellicola animata è del 2019 ed è visibile su Disney+ da aprile 2020. Scritto e diretto dal regista Bobby Rubio, Float fa parte del programma Sparkshorts, serie di corti creati dagli Story Artists della Pixar. Una piccola fiaba da raccontare a tutte le famiglie che, come quella del regista Rubio, hanno bisogno di coraggio per affrontare ostacoli che sembrano insormontabili, ma che in realtà possono incappare in un “turning point” e trasformarsi d’un tratto in un volo magico.

L'autismo spiegato dal corto Disney Pixar "Float"

Bobby Rubio definisce il suo corto una meravigliosa opportunità per poter raccontare la sua storia e quella di Alex, suo figlio autistico, che nel corto diventa un bambino così speciale da saper fluttuare nell’aria.

Nella trama il piccolo Alex è in giardino a giocare con il papà, quando vede un dente di leone. Il papà lo coglie e soffia sulle sue spore lasciando che volino libere nell’aria. In quel preciso momento anche Alex comincia a volare, quasi a voler raggiungere le spore di quel soffione. Si direbbe una specie di superpotere, quello di Alex, un potere che il padre non riesce però ad accettare.

Non è un caso che il corto cominci e finisca con le spore del tarassaco e Alex che fluttuano nell’aria. Il nome scientifico del tarassaco o dente di leone (Taraxacum officinale) deriva dal greco tarakè “scompiglio” e àkos “rimedio” e qui sta a rappresentare la metafora del volo, della libertà e della consapevolezza dell’essere sé stessi.

Il volo di Alex viene bloccato dal papà, dallo stesso Bobby Rubio che non sa come affrontare il “superpotere” del figlio, in presenza di altre persone. Per questo, decide di chiudersi in casa, affrontando da solo tutti i problemi del figlio, sottraendolo a qualunque tipo di relazione sociale, per paura di subire pregiudizi.

Alex cresce e il papà, stanco dei capricci del figlio che vola continuamente in casa, decide finalmente di uscire con lui, tenendolo legato ad un guinzaglio e mettendogli dei sassi nello zainetto come zavorra, per non farlo fluttuare.

Ma nessun bambino autistico – per quanto apparentemente riluttante al contatto sociale –vorrebbe essere lasciato da solo. Ed è quello che succede ad Alex, quando si ferma davanti ad un parco giochi. In un momento di distrazione del papà, che osserva con rammarico gli altri genitori e i bambini che giocano sereni nel parco, Alex prende il volo e si avvicina alle altre persone, impreparate ad accogliere la sua “diversità”.

Il papà corre a prenderlo per portarlo via e con tutta la sua durezza gli pone una semplice e dolorosa domanda:

Perché non puoi essere normale?

Da qui il corto subisce un “turning point” (un momento di svolta). Alex cade in un mutismo raggelante, sente tutta la forza di gravità sotto i suoi piedi e Bobby Rubio prende coscienza della situazione. Le espressioni dei visi (anche un corto di animazione ha il grande potere di far emozionare con espressioni e gesti, proprio come farebbero dei veri attori) lasciano trapelare prima disagio, poi compassione, empatia e infine coraggio.

Rubio capisce finalmente di voler accettare il “superpotere” del figlio perché questo lo renderebbe una persona migliore. E, insieme, padre e figlio prendono il volo proprio come le spore di un dente di leone. Un volo magico che li rende finalmente felici insieme.

Il corto si conclude con una dedica finale: Ad Alex, grazie per rendermi un papà migliore. Dedicato con amore e comprensione a tutte le famiglie con figli considerati diversi. Float diventa così una piccola fiaba da raccontare a tutte le famiglie che, come quella del regista Rubio, hanno bisogno di coraggio per affrontare ostacoli che sembrano insormontabili, ma che in realtà possono incappare in un “turning point” e trasformarsi d’un tratto in un volo magico.

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