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Lavoro

L’infermiere tra i profili professionali più ricercati

di Massimo Canorro

Multinazionale specializzata nella selezione del personale, PageGroup rilascia un e-book dove 200 consulenti approfondiscono i trend più significativi del mercato del lavoro nell’ambito healthcare. Giulia Ferrari, manager Page Personnel Healthcare & Life Sciences: L’infermiere è il professionista più ricercato.

Flessibilità ed intelligenza emotiva le soft skills più richieste

La pandemia mondiale ha richiesto repentini adattamenti nel comparto sanitario, con il settore Healthcare & Life Sciences – in costante crescita – che si è dovuto allineare alle tendenze globali che hanno stravolto il mondo del lavoro e della mobilità.

Inevitabilmente, oggi il comparto HLS offre ancora più spunti di riflessioni, come quelli proposti da 200 consulenti healthcare di PageGroup (multinazionale specializzata nella selezione del personale, è composta dai brand: Page Executive, Michael Page, Page Personnel, Page Outsourcing) e raccolti all’interno di un ebook sul Talent mobility. Da qui, una serie di interrogativi in merito.

Quali sono i profili più ricercati nel settore HLS? Quali le competenze più richieste? A queste (ed altre) domande risponde Giulia Ferrari, manager Page Personnel Healthcare & Life Sciences (in foto). Che premette: In PageGroup collaboriamo ogni giorno con la maggior parte delle strutture ospedaliere private accreditate al Servizio sanitario nazionale, per supportarle nella selezione di personale qualificato. Quindi la manager entra nello specifico, e ammette: Valutando lo scenario attuale, dove le sale operatorie effettuano circa il 50% del servizio abituale con l’intento di fornire massima priorità ai reparti Covid-19, è l’infermiere il professionista più ricercato nel settore HLS.

Florence Nightingale

Così nell’e-book Talent mobility si rimanda alle numerose sfide al processo di assunzione, soprattutto per ruoli specialistici, per i quali i recruiter dovranno restringere il campo a un’area geografica limitata per trovare la persona più idonea. È il caso degli infermieri. Ma quali sono le soft skills maggiormente loro richieste? Empatia, resistenza allo stress e alla fatica, problem solving nonché capacità comunicative sono le competenze più ricercate dalle strutture, che – occorre ribadirlo – sono gravate da un anno e mezzo di pandemia, replica Ferrari.

E ancora, la flessibilità e l’intelligenza emotiva sono dei plusvalori per gli operatori sanitari, sottoposti a continui cambiamenti: spazi trasformati in reparti Covid-19, turnover tra colleghi, turni stravolti dall’emergenza. La flessibilità è fondamentale, così come l’intelligenza emotiva, considerando che – dall’incoraggiare i pazienti a consolare i famigliari – questi professionisti sono sottoposti a un forte carico emozionale.

Quindi Ferrari si focalizza sugli altri aspetti rilevanti affrontati all’interno dell’ebook: la mobilità interna (ovvero, individuare nell’azienda i dipendenti che possono essere preparati per essere spostati in altri ruoli), che sta acquisendo sempre più rilevanza, e la mobilità internazionale, ad oggi in stallo considerando che i recruiter tendono a concentrarsi maggiormente sui potenziali dei talenti locali per replicare al fabbisogno di personale.

Nel primo caso, se nel periodo pre-pandemico la ricerca di personale sanitario era rivolta principalmente ad infermieri strumentisti esperti, nel contesto attuale sono ricercate quasi esclusivamente professionalità da impiegare a supporto dei reparti Covid, medicina interna, lungodegenza e riabilitazione, illustra la manager di PageGroup. E per quanto riguarda la mobilità al di fuori dei nostri confini? L’istantanea del settore sanitario pre-pandemia mostrava come giovani infermieri neolaureati valutavano offerte di lavoro internazionali, in paesi come Inghilterra o Germania – solo per fare due esempi – guidati da retribuzioni vantaggiose rispetto al mercato locale italiano. Situazione oggi, appunto, mutata.

Attualmente, infatti, la pandemia ha reso prioritarie leve come la vicinanza ai propri cari, attribuendo meno valore al fattore economico. Un trend, questo, confermato dalle numerose richieste da parte del personale infermieristico di valutare un’opportunità di lavoro meno remunerativa, a condizione di potersi ricongiungere ai famigliari, circoscrive Ferrari.

Negli ultimi mesi, infatti, si è sensibilmente percepito – anche tra i non addetti ai lavori – quanto la professione dell’infermiere possa essere impegnativa. Ed il recupero delle energie psicofisiche è importante. Imprescindibile direi – incalza la manager – come, una volta terminato il turno, l’operatore sanitario possa rientrare a casa il prima possibile. Così da avere il tempo necessario per poter recuperare le forze ed essere nuovamente performante per il turno successivo.

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