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Formula Uno 1976, i ricordi di un'irripetibile stagione

di Redazione

“La irripetibile stagione di Formula Uno 1976”. Un viaggio “nei ricordi e nell’archivio del ragazzo che ero”, dedicato ai comprimari di allora, ai piloti delle ultime file (quelli che salvarono la vita di Lauda), alle situazioni irripetibili di una Formula 1 svanita e dalla quale sono nate innovazioni nel soccorso extraospedaliero che, dal mondo dei motori, sono state trasferite nella vita di ogni giorno.

La irripetibile stagione di Formula Uno 1976, viaggio nei ricordi

Florence Nightingale

Sono stato un grande appassionato di Formula Uno. Di quella vera, che oggi è scomparsa per molti motivi, legati in parte ad aspetti sicuramente positivi (crescita della sicurezza, per i piloti soprattutto) e ad altri certamente più commerciali ed industriali.

Il libro di Francesco Falli riprende la cronaca di ognuno dei 16 Gran Premi disputati in quella stagione di Formula 1 - quella del 1976 - che lui ama definire il passaggio da una F1 ''ruspante'', ad una molto più professionale e soprattutto mediatica: la causa di questo passaggio, di questo transito, fu sicuramente nella crescita della competitività delle macchine e delle scuderie impegnate, ma anche nell'incredibile serie di episodi (incidenti, salvataggi eroici, squalifiche, frodi presunte o reali) che caratterizzò quella stagione.

Quando la Ferrari modello 312 T2 di Niki Lauda, dopo un urto contro un terrapieno su pista umida, prese fuoco sul circuito tedesco del Nurburgring, nel lontano 1° agosto di quell'anno e il pilota austriaco venne estratto e salvato da alcuni piloti coinvolti nell'incidente, la stampa e le TV di tutto il pianeta cominciarono a puntare la loro attenzione sul destino di quel campionato del mondo, fino a quel momento del tutto in mano al pilota Ferrari.

Da quel punto in poi iniziò la rimonta dello scapestrato, donnaiolo, viveur e playboy James Hunt, pilota McLaren, che alla fine - nel bagnatissimo Gran Premio del Giappone - riuscì a superare il morigerato e ''gelido'' Niki Lauda, nel frattempo rientrato in pista dopo le ustioni tedesche, perché l'austriaco, in quelle condizioni estreme nelle quali si disputò la corsa giapponese conclusiva, non volle rischiare più e si ritirò subito dalla corsa.

Per questo il libro rende l'atmosfera di un tempo definitivamente perduto, ma che agli appassionati piace ricordare, molto

Ho scritto questo libro per pura passione - confida Falli - dopo avere recuperato il mio diario di ragazzo (di quelli cartacei, non pubblicati sui social...), ripreso la mia collezione storica di Autosprint e contattato un po’ di gente sui social: piloti di allora, meccanici o semplici appassionati dotati di foto e cimeli d'epoca.

Il libro infatti è dedicato ai comprimari di allora, ai piloti delle ultime file (quelli che salvarono la vita di Lauda); alle situazioni irripetibili di una Formula 1 svanita: come del pilota bergamasco che riuscì a partire in tre gran premi con una vecchia vettura, grazie ai finanziamenti di qualche amico locale e di un distributore di benzina del suo paese... oggi tutto questo sarebbe impossibile.

Per questo il libro rende l'atmosfera di un tempo definitivamente perduto, ma che agli appassionati piace ricordare, molto.

Sul piano sanitario, infine, e nella terza edizione - spiega l'autore - aggiungerò un capitolo dedicato a questo aspetto (sinceramente, nella stesura e progettazione della prima ho voluto ritornare il tifoso che ero allora, digiuno di questioni sanitarie...) dal mondo del motorsport anglosassone è scaturita la nuova filosofia dei soccorsi extra ospedalieri, in pratica ciò che in Italia abbiamo visto arrivare nel 1992 col DPR 27/3 di quell'anno: il sistema 118.

Un tempo, la filosofia unica, senza nessuna alternativa, era quella di ''raccogliere'' in qualche modo il pilota ferito dopo un impatto e trasportarlo sempre, anche con sistemi decisamente insani, verso l'ospedale più vicino (filosofia dello scoop and run); poi qualcuno negli Stati Uniti pensò a stabilizzare i piloti traumatizzati sul posto (in particolare quelli delle piste ovali, tipo Indianapolis), intuendo i vantaggi del trattamento stay and play.

Notato un deciso miglioramento delle possibilità di recupero, si cominciò a pensare a trasferire queste innovazioni del soccorso, nate nel mondo dei motori, anche nella vita di ogni giorno. Oggi, come è noto, le due filosofie convivono e sono utilizzate in base alla situazione della persona traumatizzata, di volta in volta individuata dal team del soccorso.

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