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editoriale

Lo studio dei sistemi complessi ha cambiato la mia prospettiva del lavoro

di Fabio Albano

L'esperienza di anni di studi soprattutto in tema di sicurezza, ma le potenzialità dell'approccio sistemico sono infinite.

Complessità sistemicaCon vero piacere ho letto l’articolo del Collega Marco Alaimo sulla complessità delle cure. Da anni cerco di occuparmi, con alterni risultati, di sicurezza in sala operatoria. Ricordo che nella primavera del 2008 ero a Milano per seguire, come discente, un corso sul governo clinico. Era la prima volta che mi occupavo di eventi non meramente tecnici.

Da subito mi sono reso conto di quanto fossero limitate le mie conoscenze e competenze in merito alla sala operatoria. Sino ad allora credevo che per fornire prestazioni efficaci fosse sufficiente essere un buon Infermiere fuori tavolo o un buon strumentista. Quella lezione mi ha aperto nuovi orizzonti! Da quel momento dovevo, assolutamente, cercare di formarmi sulla sicurezza e sui sistemi organizzativi.

Come sempre mi accade, quando provo entusiasmo per qualche situazione, non vedevo l’ora di leggere, informarmi, studiare. Ma da dove partire, dove raccogliere le notizie?

Ho quindi iniziato il mio percorso formativo, in merito, in modo assolutamente autonomo e disordinato, partendo dalle direttive Ministeriale in materia. All’inizio avevo incamerato un numero imprecisato di informazioni che provavo a riproporre all’interno del mio Ente di appartenenza. Il vero limite era quello di voler riprodurre delle situazioni senza, però, riuscire a comprenderne la vera essenza.

Procedure, protocolli, stavo imparando tutto a memoria! Organizzavo corsi in cerca di proselitismo; proponevo la check-list per la sicurezza ai Colleghi, arrabbiandomi quando qualcuno mi obiettava le difficoltà della compilazione della stessa.

Insomma, stavo arricchendomi di importanti nozioni ma, nel contempo, non riuscivo a cogliere la vera essenza delle cose! Inoltre non riuscivo, quasi mai, a essere convincente! Il vero problema era che il mio percorso formativo: era ancora incompleto, mancava quel qualcosa che però ancora ignoravo! Che cosa?

Un pomeriggio come tanti, partecipo a un corso di formazione sulla sicurezza in sala operatoria, curioso di apprendere le ultime novità.

La vera ispirazione arriva quando uno Psicologo, docente all’Università di Genova, propone una Lectio Magistralis sui SISTEMI COMPLESSI. Folgorato!

Da allora, e sono passati circa sei anni, ho cercato di capire come e quanto l’approccio sistemico, la resilienza e l’applicazione delle Non Techicnal Skill, a quelle sono arrivato in seguito, potessero incidere sull’applicazione delle direttive Ministeriali sulla SICUREZZA.

Quella lezione ha cambiato la mia prospettiva di visione del mondo del lavoro e, forse, non solo! Con piacere personale, e una certa ammirazione, sono diventato amico del Professore, al quale in tutti questi anni ho cercato di carpire più conoscenza possibile. Per me un vero mentore!

Ho letto molti libri in materia, ho seguito molti corsi e congressi, da circa due anni partecipo alla vita di una società A.i.N.T.S. che si occupa di N.T.S., come docente ho reso esecutive alcune proposte formative sui sistemi complessi. Insomma, credo, di aver raggiunto una certa preparazione in materia, anche se, ripeto, i risultati non sempre risultano essere soddisfacenti. Ma, questo, è intrinseco alla natura stessa dei Sistemi Complessi, altrimenti non sarebbero tali.

Credo che il futuro della riorganizzazione della sanità italiana, per risultare concreto e positivo, non possa prescindere da queste argomentazioni. Non si può disconoscere che un sistema complesso non può più venire trattato come un sistema lineare. Anche, e soprattutto in tema di sicurezza, le potenzialità dell'approccio sistemico sono infinite.

È giunto il momento di mutare atteggiamento verso l’approccio all’errore, sia in tema di prevenzione che di reazione! Basta colpevolizzare colui che resta con il cerino in mano. Bisogna prendere atto che il fattore umano di per sé non è un elemento di maggior rischio di errore, ma contestualizzato alla situazione, in essere, può risultare una variabile determinante, nel bene e nel male.

Non si deve colpevolizzare chi ha “prodotto” l’incidente, ma fare una ricerca, verso l’alto e verso l’esterno, non verso il basso e il profondo, dei motivi che hanno procurato l’incidente. Spesso è il “sistema” organizzativo che rende l’operatore di front-line incline all’errore!

Chi abbraccia lo studio relativo ai “SISTEMI COMPLESSI”, prende atto della non esaustività delle teorie Cartesiane e Newtoniane, che prevedono, esclusivamente, lo studio dei sistemi lineari, attraverso equazioni che non determinano la complessità del sistema, ma solo la rideterminazione del nesso causa/effetto. Superare questi concetti, “vecchi” di alcuni secoli, è la sfida del futuro per chi si occupa della vita dei sistemi complessi, che riguardano non solo il mondo sanità, ma pure quello della navigazione marittima, delle piattaforme petrolifere, dei sistemi nucleari e della navigazione aerea, alla quale molto dobbiamo, noi professionisti della sanità, in tema di sicurezza.

Naturalmente queste poche righe non hanno la presunzione di essere esaustive, ma hanno l’ambizione, quella sì, di confermare la valenza dell’articolo del Collega Marco, al quale chiedo lo sforzo di proseguire, anche e soprattutto attraverso le pagine di Nurse24.it, il dibattito e la divulgazione di informazioni in materia.

Grazie Fabio.

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