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Marisa Cantarelli: intervista con la storia

di Mimma Sternativo

Sessant'anni di storia dell'assistenza raccontati da Marisa Cantarelli. Una lucida, breve, ma chiara analisi dei processi che hanno portato alla progressione della professione e al blocco degli ultimi anni.

Marisa Cantarelli

Laureati magistrali, giovani frustrati?

Io all'inizio ricoprivo un sacco di cariche contemporaneamente e sa perché? Di proposito! Era l'unico modo di entrare in certi gruppi e dare dei pareri sulla nostra professione, altrimenti chi doveva farlo? L'avremmo lasciato ad altri.

Inizia così l'intervista a Marisa Cantarelli, la donna che ha fatto la storia dell'Assistenza e che con la sua teoria del modello delle Prestazioni Infermieristiche continua ad ispirare migliaia di infermieri.

Un'arzilla, instancabile e appassionata donna dai capelli biondi e dagli occhi vivacissimi, che guardano ancora lontano. Una donna in grado di mettere a disagio chiunque, anche i suoi vecchi studenti ora grandi dirigenti. Dal tono quasi ammonitorio, ma sempre elegante e gentile, col sorriso di chi ha già capito dove si vuol andare a parare.

Secondo lei negli ultimi anni la professione si è un po' arenata?

Quando si è in pochi si riesce a gestire un certo tipo di discorso, quando si è in molti è più difficile. Il problema risale già alla nascita del gran numero di scuole per infermieri, da allora è stato tutto poco controllabile e questo con ricadute su tutto. Anche sull'assistenza stessa.

Oggi c'è una dirigenza secondo me troppo diluita; io mi sono spaventata quando ho visto l'elenco di tutti i Corsi di Laurea Magistrale.

Sono inutili tanti dirigenti: si creano solo dei grandi frustrati. Noi creiamo un sacco di aspirazioni che poi le persone non possono raggiungere. Dobbiamo sapere quanti dirigenti ci servono e tot ne dobbiamo preparare.

Il collegio IPASVI e il CID dicono che servirebbero più dirigenti, eppure - come dice lei - la sensazione è proprio quella di avere solo tanti laureati magistrali frustrati.

Ricordo qualche anno fa di aver fatto una grossa battaglia con il ministero dell'Università e il direttore Generale. Io ho sempre difeso il test a numero chiuso.

Hanno fatto una legge che riconosceva la figura del dirigente però con annessa una norma transitoria che per cinque anni doveva mettere a posto 'compari e comparielli'. Noi non avevamo abbastanza posti, avremmo dovuto preparare prima le persone e poi... Moltissimi dirigenti della Lombardia sono ancora i miei studenti, ma è logico, perché allora non ce n'erano tantissimi e allora loro sono stati messi nei posti giusti.

Come dire: posto giusto, al momento giusto, con le persone giuste.

Laureati Magistrali sempre più giovani e sempre più frustrati, quindi. Ma se ora, come allora, ci fossero quei posti, saremmo davvero in grado di diventare dirigenti?

Nicola Barbato, presidente CID, propone un praticantato post Laurea da svolgere presso il SITRA/servizio infermieristico. Potrebbe essere una prima svolta?

Qualcuno chiede l'abolizione del numero chiuso nella speranza poi di una sorta di selezione naturale, eppure la storia ci insegna che sarebbe sbagliato... Oppure no?

Davvero l'unica speranza dei Laureati Magistrali è aspettare che gli studenti di Marisa Cantarelli lascino la poltrona? E voi studenti e laureati magistrali che ne pensate?

NurseReporter

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