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Morti in corsia: intercettazioni choc tra medico e infermiera

di Redazione

Ogni tanto ho questa voglia di uccidere qualcuno, ne ho bisogno. Parlava così Laura Taroni, infermiera, all'amante anestesista Leonardo Cazzaniga. Lorenzin: Sembra 'Natural born killers', siamo sconvolti.

Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga, accusati di omicidio volontario

L'operazione denominata 'Angeli e demoni'

Morfina, Propofol, Midazolam. Potenti sedativi mixati in un cocktail letale. È questa, secondo la Procura di Busto Arsizio, la ricetta del "Protocollo Cazzaniga", che sarebbe stato utilizzato dal medico anestesista - Leonardo Cazzaniga - arrestato con l’accusa di aver ucciso almeno quattro persone in pronto soccorso a Saronno. Ruolo comprimario nella vicenda è quello dell'amante Laura Taroni - infermiera - arrestata anche lei. Per entrambi l'accusa è di omicidio volontario.

Un amore diabolico quello tra i due; lei, che odiava il marito del quale non tollerava più le avances e al quale "metteva dei medicinali nell'acqua per abbattergli la libido". Lui, che che applicava la sua etica della morte in maniera quasi sistematica nelle corsie di un ospedale, dove molti avrebbero saputo e taciuto (i delitti sarebbero avvenuti dal febbraio 2012 all'aprile 2013).

Loro, che avrebbero fatto scattare il piano delle geniali menti omicide per eliminare il marito di lei: del cardiotonico e dei betabloccanti nel caffè giorno dopo giorno, facendogli credere (grazie alla complicità di altri medici, ora indagati) che fosse molto malato. Il marito alla fine è morto nel giugno del 2013 (la Procura ritiene che si sia trattato di omicidio) e allora il delirio si è spostato sui parenti superstiti e ha coinvolto anche uno dei due figli della donna in orrendi ragionamenti di morte.

Ogni tanto ho questa voglia di uccidere qualcuno, ne ho bisogno. Nel dialogo tra i due amanti, ricostruito da 'Chi l'ha visto?' emergono dettagli inquietanti: Ne hai parlato con la psichiatra? dice Cazzaniga a Taroni, Sì, sì - risponde l'infermiera - ma di me ha detto: 'però non lo fa'. Ma lei non lo sa che l'hai fatto commenta allora il medico.

Poi, conversando con i figli, l'infermiera parla dei soldi e dell'eredità, di come dovrebbero scomparire i membri della sua famiglia:

La nonna Maria la facciamo fuori - afferma Taroni - la Nene la possiamo far fuori quando vogliamo, e anche la zia Adriana. A tua nonna e a tua zia non è semplice, a meno che non gli fai tagliare i fili dei freni a tua zia...gli tiri l'olio dei freni che quando è in discesa non frena più e caz... suoi.

Questi alcuni degli elementi emersi dalle intercettazioni, dalle quali si evince che la follia di una passione malata non è l'unico motore di questa vicenda. Pare che dietro ci siano, guarda caso, i soldi. Ma non solo.

Taroni, come dichiarato ad Ansa da uno dei primari dell'ospedale di Saronno - che ha chiesto di restare anonimo - aveva qualche problema. Era noto a tutti non stesse bene per problemi neurologici, aveva avuto addirittura crisi epilettiche in reparto. Era spesso a casa in malattia. A quel che mi risulta presto sarebbe rimasta a casa definitivamente.

Farmaci anche ai figli della donna

Taroni, ritengono gli inquirenti basandosi sulle intercettazioni tra l'infermiera e Cazzaniga, somministrava farmaci, tra cui ansiolitici, a suo figlio di undici anni tanto che il ragazzino, a un certo punto, le aveva chiesto di dargliene meno: Potresti darmi meno gocce? Stamattina non riuscivo ad alzarmi dal letto.

Lo stesso bambino era stato incluso nei progetti di omicidi, come quello nei confronti della nonna (e madre di Taroni): Ma poi la nonna Maria la facciamo fuori... è la frase choc. Non sai quanto le nostre menti omicide messe insieme siano così geniali dice il ragazzino alla mamma.

Il silenzio dei colleghi

L’ordinanza di custodia cautelare del gip di Busto Arsizio, Luca Labianca, è arrivata al termine di due anni e mezzo di indagini, avviate dopo la denuncia di un’infermiera e condotte dal pm Cristina Ria. Un’inchiesta che tocca anche altre quattordici persone, tra cui il direttore sanitario dell’Ospedale di Saronno e il direttore del Pronto soccorso.

I dirigenti, parte della commissione interna istituita nel 2013 per valutare proprio le morti sospette legate alla presenza in turno di Cazzaniga, secondo gli inquirenti non sarebbero intervenuti per tutelare il buon nome dell'ospedale. Per loro e per altri due medici e il responsabile Sitra aziendale, le accuse sono di omessa denuncia e favoreggiamento.

Cazzaniga diceva di sentirsi come Dio, pazienti anziani e oncologici non meritavano di essere curati perché destinati a morire in breve tempo. Diceva che si sentiva l’angelo della morte. Queste le dichiarazioni di una Operatrice Socio Sanitaria del reparto messe a verbale.

Sempre dagli atti degli investigatori si scopre che quando uno degli infermieri presenti in ospedale si sarebbe rifiutato di somministrare la terapia decisa dal dottore - il fantomatico 'Protocollo Cazzaniga' - l'anestesista avrebbe somministrato i farmaci e avrebbe firmato personalmente il verbale, compito che è dell’infermiere di turno. Venti minuti dopo la somministrazione del cocktail di farmaci deciso dall’anestesista, il paziente 69enne è deceduto.

Sono sconvolta, come tutti; sentendo le intercettazioni sembra di essere dentro il film 'Natural born killer' che rappresenta gli spaccati del male. La Procura della Repubblica accerterà le responsabilità, e poi sarà cura anche della Regione capire se sarà necessario procedere con ulteriori azioni verso l'ospedale

Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. È fuori da ogni immaginazione - ha detto Lorenzin a margine della presentazione del nuovo Piano Nazionale Aids - che possano accadere cose simili dentro un ospedale. Da parte nostra abbiamo chiesto informazioni e dei tecnici del ministero stanno valutando, considerando che il tipo di reato rientra più nelle funzioni della Procura poiché non si tratta di malasanità, ma di un caso di cronaca nera.

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