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FNOPI

Fnopi chiude a Roma l’anno del suo 2° Congresso

di Massimo Canorro

Risorsa basilare e ruolo chiave non soltanto nella pandemia, ma per il modello futuro di sanità con un’assistenza di prossimità “a casa” delle persone e, in particolare, di quelle più fragili e bisognose, dal punto di vista sanitario e anche sociale. Così istituzioni e parlamentari si sono espressi nel corso del talk sulla professione infermieristica andato in scena oggi all’Ambra Jovinelli di Roma, dove si è svolta l’ultima tappa del 2° Congresso nazionale itinerante della Fnopi.

La diretta del Congresso FNOPI

Oltre 7mila chilometri percorsi, 13 regioni visitate, 19 città di tappa, 50 best practice già premiate. “Ovunque per il bene di tutti”, come recita lo slogan del 2° Congresso nazionale itinerante della Fnopi che, nell’ultima sosta, ha fatto tappa a Roma (ricevendo il saluto, in video, del primo cittadino Roberto Gualtieri: Il lavoro degli infermieri è prezioso. Siete una risorsa imprescindibile, svolgete un servizio fondamentale nei confronti della comunità). Un viaggio che non è stato fine a se stesso – ha spiegato il presidente dell’Opi Roma, Maurizio Zega, il cui intervento ha aperto la giornata di lavori all’Ambra Jovinelli – poiché abbiamo avuto un confronto costante con le realtà regionali e la professione infermieristica ha potuto fornire il proprio apporto. Soprattutto, ci sono state alcune amministrazioni regionali che hanno saputo rispondere con velocità ai nostri input, altre in modo più tardivo. Ma nessuna polemica, poiché l’interesse della salute pubblica viene prima di tutto.

L’appuntamento nella capitale, dunque, è stato un momento di confronto costruttivo. Al quale ne seguiranno altri. La stessa presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli, nel prendere la parola ha rimarcato l’intenzione, da parte della Federazione, di andare avanti per completare la mappature delle buone pratiche presenti sul territorio. Ne abbiamo già premiate cinquanta, che sono innovative e replicabili in tutt’Italia. Ciò dimostra la professionalità degli infermieri di assicurare prossimità, presenza e continuità quale elemento cardine atto a percepire i reali bisogni di salute dei cittadini. Guardare al domani non dimenticando (tutt’altro) quanto è accaduto ieri. E dove ci troviamo oggi. La memoria è importante. A questo proposito Mangiacavalli ha ricordato con orgoglio la nascita del primo Museo internazionale dell’arte filatelica infermieristica, in Sardegna, con protagonista il gesto assistenziale – universalmente riconosciuto poiché distingue l’identità infermieristica da altre azioni di cura di altri professionisti della salute – per dimostrare come il futuro nasce dalla storia (e lì vogliamo tornare, ha ribadito).

Ieri, oggi e – appunto – domani. Ha ripreso la presidente Fnopi (la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche rappresenta gli oltre 456mila infermieri presenti in Italia): Per realizzare un nuovo modello è indispensabile una rete sanitaria territoriale capillare, con un approccio proattivo che garantisca anche minor rischio di sviluppo, riacutizzazione e progressione delle condizioni croniche e una riduzione dei ricoveri ad alto rischio di non appropriatezza. Dunque, maggiore appropriatezza – ha incalzato – e integrazione sociosanitaria con la possibilità di rispondere in maniera personalizzata alle necessità della persona e della famiglia. Così sarà necessario, tra l’altro, personale sanitario specializzato e formato, con compensi e possibilità di carriera adeguati e dedicato in particolar modo ai fragili per una migliore presa in carico della comunità di riferimento. E soprattutto in numero sufficiente alle esigenze del nuovo modello. In tale disegno l’infermiere rappresenta il naturale “collettore” sia delle professioni tra loro sia tra le professioni e i cittadini.

Quindi la presidente Fnopi ha snocciolato una serie di criticità che occorre superare. Dal fabbisogno di personale – completamente carente, come dimostra il fatto che nelle regioni gli infermieri non si trovano più – alla loro formazione perché sia all’altezza dei nuovi compiti fino alla equiparazione di diritti e doveri e specificità con quelle delle altre categorie professionali perché tutti siano sullo stesso piano ai problemi di responsabilità anche dirigenziale e di retribuzione poiché gli infermieri italiani sono tra i meno pagati d’Europa. E di questo ne stiamo parlando con le istituzioni e il parlamento per trovare le soluzioni a breve, medio e lungo termine.

Per Mangiacavalli “ovunque per il bene di tutti” non è solo uno slogan. Lo consideriamo ben oltre le semplice parole. E così l’intento è avere già da domani un infermiere che non ha maggiori responsabilità rispetto a quelle che gli sono già proprie oggi, ma che assume un ruolo di case manager per garantire che l’assistenza scorra liscia sul territorio e che gli ospedali rimangano realmente un luogo di elezione dell’acuzie e dei casi gravi, mentre l’assistenza e la prossimità siano patrimonio del territorio. Sulla stessa linea il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenuto al Congresso, che ha ringraziato gli infermieri sia in qualità di ministro che di cittadino, citando poi una frase pronunciata da Papa Francesco: Peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla. Invitando a tenere alto il livello di sorveglianza e assistenza, anche per i rischi legati alle nuove varianti come Omicron, il ministro ha evidenziato che i risultati raggiunti nel corso della pandemia sono il segnale di un grande Servizio sanitario nazionale e che perché questo cresca ancora sono necessarie risorse e riforme. Le prime ora ci sono – ha proseguito – e la stagione dei tagli è definitivamente finita perché tutto ciò che si spende in sanità, lo hanno capito tutti, si trasforma in qualità della vita delle persone. Le risorse però sono la condizione necessaria, ma non sufficiente, servono le riforme. E queste toccano la vostra professionalità, gli infermieri sono la professione del futuro, perché si muovono verso la prossimità: il cittadino non deve andare a cercare i servizi, ma sono i servizi che vanno verso il cittadino. E in questo – ha aggiunto –, tutti i nuovi modelli che stiamo disegnando vi vedono protagonisti: assistenza domiciliare, Case della Comunità, ospedali di comunità, parlano e pongono al centro la figura dell’infermiere.

Il ministro Speranza ha parlato di un Patto Paese per disegnare il futuro del Ssn. Ragione per cui occorre lavorare insieme per capire come competenze e formazione possono essere sviluppate al meglio, anche rivedendo le modalità di programmazione della spesa, abbattendo i tetti e tenendo presente che tutto in sanità va sviluppato, ma senza le persone, le donne e gli uomini del Ssn, non si fa la salute e certi risultati non si ottengono. E se cresce il Pil è perché il nostro Servizio sanitario nazionale ha saputo reggere più di altri. E mentre attraverso un video il Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Francesco Paolo Figliuolo – nominato lo scorso 1° marzo – ha ricordato di aver toccato con mano la gentilezza e la competenza degli infermieri e che l’importanza dei vaccini è sotto gli occhi di tutti – il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, dal palco del teatro Ambra Jovinelli – nel corso del talk moderato dal direttore de La Stampa, Massimo Giannini (è il tempo che il paese prenda in braccio e culli voi infermieri, come meritate. Vi ringrazio per quello che fate e quello che siete, le sue parole) – ha precisato: Mentre purtroppo viviamo il Covid non dobbiamo perdere l’opportunità.

Soprattutto, che l’assistenza si basa su due parole chiave: rete, con cui si intende il rapporto incessante tra servizi sanitari e sociali, e comunità, ovvero il fattore portante parlando di salute. E ancora, Brusaferro ha rimarcato l’importanza di porre una particolare attenzione ai contenuti assistenziali come la cronicità. Dobbiamo rispondere ai bisogni delle persone integrandoci tra colleghi, con gli altri e con i servizi sociali. E nella professionalizzazione ci sono elementi che non dobbiamo perdere: la scienza che deve essere la risposta alle esigenze e la relazione che significa il rapporto tra persone, saperle gestire, aiutare. Tutto questo si ottiene lavorando assieme, sia per i singoli sia per le comunità.

Nel corso della giornata le autorevoli voci intervenute hanno più volte ribadito che la professione infermieristica è scientifica, si basa sullo studio e sulla ricerca. E proprio sulla valorizzazione del ruolo è intervenuto, in collegamento, il coordinatore della commissione salute delle regioni e assessore alla sanità dell’Emila Romagna, Raffaele Donini: Se le professioni sanitarie e per primi gli infermieri sono la spina dorsale del sistema, questo si dimostra nei fatti non nelle parole. Nella nostra regione lo abbiamo fatto: con la figura del Direttore Assistenziale in staff alla direzione generale, con un rapporto paritetico con le altre professioni dell’infermiere di famiglia e comunità. Adesso serve chi “insegni” agli infermieri con qualità e cognizione: occorrono docenti infermieri che rappresentano l’esperienza della formazione. Donini ha chiosato: C’è chi parla e chi fa le cose. Le Regioni possono fare qualcosa di rilevante.

Quindi è stato affrontato il tema, sempre più di stringente attualità, della carenza di infermieri del nostro paese. È vero – ha ammesso il presidente della Conferenza permanente Facoltà Medicina e Chirurgia,Carlo Della Rocca – ma l’università non si tira indietro. I tempi di adattamento della formazione non sono immediati, ma con il giusto coordinamento col Ssn e le Regioni siamo pronti a investire in preparazione e in docenze infermieristiche che sono necessarie. Ma dobbia mo farlo in base a linee guida precise, dobbiamo farlo e lo stiamo facendo assieme ai ministeri competenti, dobbiamo farlo per garantire la qualità della formazione. Mancano gli infermieri e Domenico Mantoan, direttore generale dell’Agenas, ancora dal palco, lo ha illustrato chiaramente: Ce ne vogliono almeno 17.130 per le terapie intensive e subintensive negli ospedali, da poco più di 27mila a quasi 34mila per l’assistenza territoriale ed è anche necessario tenere conto, nella programmazione, che tra il 2021 e il 2027 andranno in pensione oltre 36mila infermieri. Per Mantoan imprescindibile è il ruolo dell’infermiere di famiglia e comunità che opera con tutti i cittadini, sani e malati, e a livello ambulatoriale come collettore ed educatore dei cittadini, a livello domiciliare per valutare i bisogni del singolo e della famiglia e organizzare l’erogazione dell’assistenza, a livello comunitario con attività trasversali di promozione ed educazione alla salute, integrazione con i vari professionisti sociosanitari, mappatura e attivazione di possibili risorse formali e informali.

Infine, in video, i ringraziamenti agli infermieri da parte del presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico quello della Fnopi è un incontro di grande importanza non solo per ciò che rappresentate per l’assistenza, ma anche come guida e riferimento per il dibattito parlamentare. Dobbiamo superare la disequità di assistenza sul territorio nazionale e dobbiamo farlo sia dal punto di vista sanitario che sociale e in questo il Pnrr può essere risolutivo e della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ha sottolineato la garanzia di un’attenzione costante per l’ulteriore valorizzazione della professionalità infermieristica che ha definito indispensabile. In chiusura ancora le parole – inequivocabili – della presidente Mangiacavalli: La nostra strada di riflessione quale ente sussidiario dello Stato è oggettiva, sostenibile, trova il consenso. Non riguarda solo gli infermieri ma l’intero paese.

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