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FNOPI

Infermiere al centro della multi-professionalità

di Massimo Canorro

Attraverso una lettera inviata alle istituzioni, la presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli, chiede una serie di puntualizzazioni e un incontro urgente per il confronto indispensabile a organizzare concrete cure di prossimità. No a qualsiasi sorpresa “estiva”, occorre concordare tutto come sempre, spiega la Federazione.

Fnopi: concordare il futuro della cure di prossimità

Un confronto diretto è fondamentale per rapportarsi su argomenti, come quello della domiciliarità, che interessano in prima istanza la figura infermieristica, l’organizzazione assistenziale che eroga nonché l’indispensabile autonomia in merito ai suoi compiti e alle sue peculiarità professionali. Nessuna “sorpresa” estiva (non siamo neppure a Natale) dunque, e la parola d’ordine deve essere “concordare”. Ne è convinta la presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli, che attraverso una lettera inviata alle istituzioni chiede una serie di puntualizzazioni e (appunto) un incontro con le Regioni per confrontarsi sull’organizzazione delle cure di prossimità.

Con una doverosa premessa da parte della stessa presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche: L’intesa Stato-Regioni raggiunta il 4 agosto scorso – e resa nota dodici giorni dopo – relativamente ai requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l’accreditamento delle cure domiciliari, tiene ovviamente in considerazione gli infermieri e in particolare gli infermieri di famiglia e comunità di cui le cure di prossimità non possono fare a meno. Ma c’è un “però”. L’impostazione generale contrasta nuovamente, per taluni aspetti, con altri provvedimenti già approvati sia a livello di governo sia di Stato-Regioni e di Conferenza delle Regioni. Ciò va evitato per due ordini di motivi: seguire le indicazioni del Pnrr e, soprattutto, assicurare un’assistenza efficiente.

Uno degli esempi riportati da Mangiacavalli nella missiva riguarda l’Ospedale di Comunità che, a metà strada tra la cura domiciliare e il ricovero ospedaliero, rappresenta una struttura di ricovero breve per quei pazienti che, dopo un episodio di acuzie minori oppure per la riacutizzazione di patologie croniche, urgono di interventi sanitari a bassa intensità clinica. Già oggetto di un accordo approvato in Stato-Regioni e parte importante del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nell’assistenza domiciliare integrata – ovvero l’insieme di servizi e interventi socio sanitari erogati al paziente all’interno della sua abitazione, mediante prestazioni fornire da differenti professionisti – la figura infermieristica è presente e opera con un numero di professionisti e di ore almeno triplo di quello delle altre professioni.

E ovviamente – sono sempre parole della presidente della Fnopi – lo è sia nel decreto Rilancio per quanto riguarda l’infermiere di famiglia e comunità che agisce in autonomia seppure in integrazione con le altre figure del distretto – alla cui guida è comunque prevista una figura professionale non per forza legata a una singola professione, ma a quella prevalente secondo le necessità del territorio – che nelle stesse linee di indirizzo emanate nello scorso settembre dalle Regioni proprio per l’applicazione del decreto e per l’organizzazione delle cure territoriali. Il messaggio veicolato, inevitabilmente, è chiaro: non occorre fare alcun passo indietro.

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