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FNOPI

Infermiere di famiglia centrale nelle cure domiciliari

di Massimo Canorro

L’assistenza fuori dall’ospedale rappresenta la chiave di volta del nuovo modello che deve caratterizzare il Servizio sanitario nazionale. Ne è convinta la presidente della Fnopi, Mangiacavalli, che sposa quanto affermato dal ministro Speranza. Il territorio costituisce il luogo privilegiato per la replica alle necessità di assistenza infermieristica, la prevenzione e il monitoraggio.

Assistenza domiciliare: la chiave di volta del Servizio Sanitario Nazionale

Siamo completamente d’accordo con il ministro della Salute, Roberto Speranza: l’assistenza domiciliare rappresenta la chiave di volta del nuovo modello che deve contraddistinguere il Servizio Sanitario Nazionale. Così Barbara Mangiacavalli, presidente della Fnopi, in riferimento alle parole del ministro Speranza che ha commentato l’intesa tra Stato e Regioni (sottoscritta all’inizio do agosto a adesso in vigore) che estende alle cure domiciliari il sistema di autorizzazione e accreditamento per ciascun ente e soggetto, pubblico e privato, erogante tali servizi. In questo modo si compie un passo basilare per edificare la sanità di domani. Attraverso il Pnrr investiamo 4 miliardi di euro nelle cure domiciliari, per portare l'assistenza pubblica e le cure più appropriate in casa dei pazienti, le sue parole.

Piano nazionale di ripresa e resilienza cha ha nella sua missione 6 quella di realizzare una nuova salute territoriale. A margine di queste dichiarazioni, la presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche – che raccoglie gli oltre 456mila infermieri presenti in Italia – ricorda che, inevitabilmente, il punto cardine dell’assistenza domiciliare trova espressione nell’infermiere di famiglia e comunità.

Sono gli infermieri che, 24 ore al giorno, rimangono accanto alle persone, e che le stesse associazioni di cittadini/pazienti chiedono siano di più e maggiormente presenti proprio nel nuovo modello di prossimità delle cure. È imprescindibile, dunque, la centralità di tale ruolo. A questo proposito, Mangiacavalli aggiunge: Il medico di medicina generale indica la diagnosi e la terapia da seguire, ma accanto al paziente c’è l’infermiere che ne garantisce appropriatezza, esecuzione, aderenza clinica. Curare nel migliore modo possibile rimane l’obiettivo da perseguire, come ha rimarcato lo stesso ministro Speranza: Saremo in grado di curare meglio le persone, evitando il ricorso all’ospedale quando non è necessario e usando al meglio le risorse.

E appunto l’intesa stessa indica – tra i principali attori – l’infermiere di famiglia e comunità, per il quale l’Agenzia Nazionale per l’Assistenza Sanitaria (Agenas), nella sua proposta di decreto per la regolamentazione dell’assistenza sul territorio, ha indicato un fabbisogno che passa dagli 8 ogni 50 mila abitanti indicati nel Decreto Rilancio (legge n. 77 del 17 luglio 2020) a uno ogni 2000/2.500 abitanti. Esattamente per garantire le cure e l’assistenza di prossimità. Puntualizza Mangiacavalli: Il territorio rappresenta il luogo privilegiato per la risposta ai bisogni di assistenza infermieristica, la prevenzione e il monitoraggio.

Nasce da qui l’importanza – meglio ancora, l’urgenza – di riconfigurare tutti i sistemi di presa in carico e di continuità assistenziale, considerando che la replica ai bisogni di salute è ancora culturalmente “ospedalocentrica”. L’ospedalizzazione è una parentesi nella vita della persona che continua fuori dall’ospedale, laddove deve incedere anche la risposta. Il futuro del Servizio sanitario nazionale e quello di un’assistenza a misura di cittadino è nella multi-professionalità, chiosa la presidente della Fnopi.

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