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Carenze d'organico. Mangiacavalli sulla nuova norma per Ssn

di Silvia Ancona

Blocco del turnover da un lato, tetto di spesa per il personale dall’altro. Arriva il commento di Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, sulla nuova norma che rivedrà il tetto di spesa riferito al 2004 meno 1,4%. Ok modificare il tetto di spesa del personale, ma è necessario rivedere anche il blocco del turnover che impedisce concorsi per far fronte alle carenze e per la sostituzione di buona parte dei professionisti in quiescenza.

Fnopi sulla nuova proposta per far fronte alle carenze d'organico

Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, il più numeroso d’Italia con i suoi oltre 450mila iscritti, si esprime in merito alla proposta concordata tra Ministero della Salute e Regioni per abolire il tetto di spesa per il personale da anni fissato alla spesa 2004 meno l’1,4%.

Sostiene la Presidente che rivedere il tetto di spesa sia un’ottima soluzione per far fronte ai problemi che stanno caratterizzando il Sistema sanitario oggi, ma, solo questo, non basta:

È anche una norma che seppure necessaria senza lo sblocco totale e ragionato del turnover funzionale all’attuazione di modelli organizzativi appropriati, efficienti ed efficaci, non può, almeno per ora, risolvere da un lato i problemi di carenza di organico esistenti e dall’altro - continua Mangiacavalli - dare garanzie a tutte le tipologie di professionisti tra quelli vincitori di concorso e i precari (soprattutto a tempo determinato, ma anche gli interinali) di trovare soluzione immediata al loro problema di inserimento nel Servizio sanitario pubblico.

La norma stabilisce come tetto, quello della spesa 2018 del personale, ridotto per effetto della legge che ha fissato il precedente riferimento alla spesa 2004 meno l’1,4%. Inoltre, al provvedimento, si aggiunge un incremento del 5% delle disponibilità annue del Fondo sanitario consistente in 1 miliardo nel 2019, 2 miliardi nel 2020 e 1,5 miliardi nel 2021. Aumenti pari a rispettivamente 50, 100 e 75 milioni.

A questi tuttavia - riporta Mangiacavalli sostenendo il pensiero del ministro- vanno aggiunte le risorse risparmiate da una stabilizzazione degli attuali internali che hanno un costo maggiore rispetto al personale dipendente di circa il 18% legato alla quota che va alle strutture che li mettono a disposizione. Risparmiando questo 18% di spese extra si risparmierebbero in tutto circa 44 milioni, sufficienti per la loro stabilizzazione.

Questa somma sarebbe sufficiente per la loro stabilizzazione, recuperando anche la dignità professionale che meritano in quanto infermieri (Mangiacavalli)

Insomma, finanziare la loro stabilizzazione non gioverebbe soltanto al Ssn, che risparmierebbe quel 18%, ma soprattutto agli attuali interinali che godrebbero degli stessi diritti e agevolazioni dei colleghi dipendenti.

Come sottolinea Mangiacavalli negli anni a venire, anche se si ridurranno gli interinali se tutto dovesse funzionare e quindi la quota di risparmio che da questi deriva sarà riassorbita, la situazione crescerà e a fine periodo i 225 milioni di aumenti nei tre anni potrebbero trasformarsi in 6.800 infermieri in più o in 9.700 specializzandi o anche in un mix tra i due ad esempio di 5.000 infermieri in più e 2.600 specializzandi - e prosegue - che con l’effetto del recupero degli internali raggiungerebbero in tutto circa 13-14mila unità di personale, ancora insufficienti però a coprire le carenze macroscopiche vecchie e nuove.

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