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Ambu, il pallone autoespandibile per la ventilazione

di Giacomo Sebastiano Canova

Il pallone autoespandibile (noto come Ambu, dall’acronimo Auxiliary Manual Breathing Unit) è uno strumento utilizzato per supportare l’attività respiratoria. Può essere utilizzato in Terapia Intensiva per ventilare manualmente un paziente sedato oppure per supportare l’attività ventilatoria in un paziente in arresto cardiocircolatorio.

Ambu, com’è fatto il pallone autoespandibile

Ambu, pallone autoespandibile: impugnatura espirazione

Il pallone autoespandibile (Ambu) è uno degli strumenti maggiormente utilizzati in emergenza, sia intra che extraospedaliera.

Si tratta di un pallone composto da materiale plastico autoespandibile che si connette alle sue estremità a due valvole unidirezionali.

La valvola prossimale possiede un raccordo universale da 15 mm che serve per collegarlo a diversi presidi per la gestione delle vie aeree (maschere facciali, presidi sovraglottici, tubi endotracheali, cannule tracheostomiche, filtri HME e tubi corrugati).

Nella parte distale del pallone autoespandibile, invece, è previsto un attacco per il reservoir e per il collegamento con una fonte di ossigeno.

La funzione delle valvole unidirezionali è quella di evitare il fenomeno di rebreathing, ovvero impediscono di inalare l’aria espirata. Per questo motivo, mentre una valvola convoglia l’aria verso il paziente, l’altra permette l’ingresso dell’aria all’interno del pallone.

Il nome più diffuso del pallone autoespandibile è Ambu: questo deriva dall’acronimo Auxiliary Manual Breathing Unit e si tratta dell’azienda che per prima lo mise in commercio nel 1956.

Nella ventilazione di un paziente al quale è stata già posizionata una via aerea invasiva (presidio sovraglottico, tubo endotracheale o tracheostomia), è necessario connettere un filtro HME prima di collegare il pallone autoespandibile al presidio, in quanto questo dispositivo garantisce il riscaldamento e l’umidificazione dell’aria.

È inoltre consigliato l’utilizzo di un tubo corrugato (catheter mount), il quale rende più agevole la ventilazione, evita di mantenere in tensione il presidio utilizzato per gestire la via aerea, evitando in questo modo estubazioni accidentali.

Nel caso in cui il paziente non possieda una via aerea invasiva, la ventilazione può essere effettuata mediante l’utilizzo della maschera facciale, un presidio di diverse misure che, poggiato in modo tale da coprire naso e bocca del paziente, permette l’insufflazione di aria all’interno dell’albero polmonare.

Pallone autoespandibile Ambu, come si usa

Una volta collegato il pallone autoespandibile Ambu al paziente, l’operatore comprime il pallone, in modo tale da generare al suo interno una pressione maggiore rispetto a quella atmosferica.

Durante questa manovra viene generato un flusso d’aria che apre la valvola unidirezionale prossimale e chiude quella distale, dirigendo tale flusso verso il paziente. Una volta che il pallone viene rilasciato, la pressione negativa che si viene a creare al suo interno crea l’effetto inverso sulle valvole, chiudendo quella prossimale e aprendo quella distale, permettendo in questo modo al pallone di riempirsi nuovamente.

In riferimento alla pressione di insufflazione, per evitare pressioni elevate durante la ventilazione manuale alcuni palloni autoespandibili sono dotati di una valvola di sicurezza, situata nella parte prossimale (ovvero quella che si connette al paziente): questa valvola si apre qualora venga esercitata una pressione superiore a 40-60 cmH2O (dipende dalla valvola), evitando in questo modo che la ventilazione possa causare un barotrauma.

Infine, ultima caratteristica dei palloni autoespandibili è quella di essere predisposti per un eventuale attacco a una bombola d’ossigeno e/o ad un reservoir, ovvero un palloncino di accumulo dell’ossigeno in attesa di entrare nel pallone autoespandibile per l’insufflazione.

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wakatiru

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1 commenti

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#1

Salve è possibile scaricare il video?