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Protesta Infermieri

Perché lo sciopero degli infermieri risulta spesso inefficace

di Redazione

Lo sciopero è da sempre argomento spinoso, quando interessa le professioni sanitarie. Banche dati sanitarie di fama internazionale annoverano centinaia di articoli editati negli ultimi decenni sull’argomento, con particolare interesse alle questioni etiche contrastanti che lo caratterizzano. Nonostante il riconosciuto diritto allo sciopero dalla carta costituzionale italiana, per gli infermieri si è consolidata una realtà per la quale, se pure uno sciopero viene indetto, non sortisce alcun effetto se non la trascurabile attenzione momentanea dei mass-media. Questa situazione di stallo si è consolidata nel tempo ed è derivante dalla somma di fattori legali, deontologici, psicologici, economici, idealistici e culturali e tali da sfiduciare gli stessi infermieri a ricorrervi. Tutto ciò ha purtroppo il risvolto negativo di non permettere agli infermieri di manifestare la propria posizione nel conflitto consolidato con gli enti statali che regolano la contrattazione stipendiale degli stessi. Il presente lavoro suggerisce alcune strategie per svincolare gli infermieri da questa posizione debole nell’uso dello sciopero.

Infermieri nel catenaccio: motivi della sfiducia nello sciopero

L’impossibilità di esercitare il diritto di sciopero in maniera efficace lascia facilmente indurre i professionisti del nursing a sfiduciarsi riguardo l’evoluzione della propria professione, anche in vista di responsabilità sempre crescenti a parità di retribuzione, disilludendo la legge di mercato che impone che all’aumentare di responsabilità debba corrispondere aumento di retribuzione, anche in vista di possibili richiami legali ed economici per le stesse responsabilità.

Le rivendicazioni degli infermieri pertengono anzitutto il loro contratto e la loro retribuzione. Quella italiana, nello specifico, annoverata tra le più basse d’Europa, stando alle informazioni dell’OCSE.

La forza contrattuale degli infermieri è significativamente ridotta dall’inefficacia di strumenti come lo sciopero, che – per quanto riguarda la loro categoria di lavoratori – risulta nella pratica quotidiana vacuo in forza di altre leggi, di pari valore giuridico e da norme di rango gerarchicamente inferiori ma esistenti e più dettagliate e che impongono di garantire alla popolazione servizi pubblici essenziali, garanzia spesso già difficile da mantenere con gli organici infermieristici completi.

Oltre a ciò, altri fattori contribuiscono a sfiduciare gli infermieri in merito a questo istituto giuridico. Il codice deontologico delle professioni infermieristiche approvato dalla Fnopi nel 2019 esprime principi regolanti l’esercizio della professione che, seppur costituito da norme di condotta di carattere generale, esprime in diversi articoli principi che, in caso di sciopero vero e proprio, potrebbero ritorcersi contro gli infermieri stessi.

Altro fattore è il rapporto complesso degli infermieri verso le associazioni sindacali ed RSU (rappresentanza sindacale unitaria), caratterizzato da significative percentuali di professionisti dipendenti direttamente o indirettamente distanti da tali associazioni. Senza approfondire in questa sede la questione, questo fattore risulta fondamentale dal momento che l’indizione dello sciopero è di pertinenza privilegiata di sindacati o delle RSU, stando a quanto definisce la normativa vigente.

Fattori psicologici non di poco conto riguardano le pressioni che rappresentanti delle direzioni sanitarie delle aziende sanitarie e altre professioni sanitarie come il personale medico possono esercitare sugli infermieri, con forme di autarchie e moral suasion più o meno esplicite i primi ed approccio etico paternalistico il secondo, ad oggi tutt’altro che eradicate dal contesto sanitario. Senza contare il risvolto psicologico della deontologia individuale che spinge le professioni d’aiuto a forme di abnegazione e compassion fatigue, forti abbastanza da far ritenere inaccettabili gesti di astensione dal lavoro come invece lo sciopero imporrebbe.

Fattori economici

Si aggiungano i fattori economici. Sebbene lo sciopero miri anche a migliorare le condizioni economiche degli infermieri, il risultato per loro risulta essere estremamente incerto, a fronte della certezza della decurtazione dello stipendio giornaliero in caso di adesione e della possibilità – non del tutto remota – di rivalsa delle aziende sanitarie in caso di violazioni di norme riguardanti lo sciopero delle professioni sanitarie. Tale rinuncia, in uno stipendio già di per sé decisamente esiguo, può rappresentare un ostacolo importante alla decisione di aderire ad uno sciopero.

Sul fronte idealistico poi, la figura dell’infermiere è stata nel tempo fortemente mitizzata come professione dal forte slancio missionario. Tuttavia, è proprio la retorica che ha accompagnato nei decenni il principio secondo cui quella dell’infermiere sarebbe una “missione” il movente che ha spinto questa figura professionale che ha abbandonato al contempo il bagaglio di pratiche definite solo “caritatevoli” per sostituirle con pratiche e conoscenze di fondamento scientifico. Nel corso degli anni il legislatore, recependo bene questo aspetto, ha sempre maggiormente responsabilizzato l’infermiere che, di contro, ha relegato sé stesso – secondo l’approccio più antico alla professione – alla suddetta “vocazione”.

L’esperienza legata poi alla pandemia da Covid-19 dovrebbe portare un monito impellente da questo punto di vista: nonostante i sacrifici svolti dagli infermieri durante la prima fase dell’emergenza e i primi proclami sul loro valore, presto movimenti di negazionisti e le prime azioni di rivalsa sulla gestione dei pazienti – specie quelli deceduti con carenti o assenti cure assistenziali – possono presto trasformare gli infermieri “eroi” in “second victim”.

Legati ai fattori idealistici si ritrovano spesso fattori culturali: i principi che spingono all’azione o alla non azione sono spesso legati a background culturali, non solo legati al bagaglio culturale che la formazione infermieristica apporta al professionista. La conoscenza e l’utilità di strumenti a disposizione porta a scegliere di usare o no gli stessi. Il contesto fin qui descritto riguardo lo sciopero degli infermieri italiani sembra ricordare il sistema del catenaccio, sistema noto nelle tattiche di gioco calcistiche, che vede l’istituto dello sciopero al centro dei fattori fin qui descritti e intorno ad essi bloccato nel tempo.

*Articolo a cura di Michele Castello – Infermiere

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