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editoriale

Riflessioni sul ruolo dei collegi IPASVI

di Fabio Albano

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GENOVA. Da più parti e da un po' di tempo si pone in evidenza un malessere di molti di noi Infermieri. A una prima analisi il maggior scontento pare trapelare tra le "nuove leve" che tanta fatica devono fare per riuscire a inserirsi nel mondo del lavoro. Appare del tutto evidente che il disagio e la sofferenza dei nostri giovani Colleghi è assolutamente giustificata, ma purtroppo non è scindibile dal contesto socio-economico in cui si vengono a trovare tutti i giovani italiani.

Si possono e devono cercare soluzioni concertate, per porre rimedio a una situazione che coinvolge gran parte del mondo occidentale. È a tutti noi ben noto che da alcuni anni, almeno così pare, a sentire tv e leggere giornali, i governi nazionali, quello europeo e la B.C.E. stanno provando a mettere in campo mezzi e forze atte a far ripartire l'economia della vecchia Europa.

 

Si possono contestare i modi, i metodi, si può non essere d'accordo coi mezzi adottati per la bisogna, si possono, anche, mettere in discussione le regole del gioco, purché il tutto rientri in un clima di assoluta democrazia e civiltà, ma non si può credere che il problema della disoccupazione riguardi solamente la nostra categoria!

 

La sanità pubblica sta attraversando un periodo di trasformazione che pare ben lungi dall'essere concluso. Il sistema pensionistico non ha ancora trovato una propria determinazione, tale da far sperare in prospettive sicure tutti i lavoratori giunti, e non, alla soglia del pensionamento. Lo statuto dei lavoratori pare essere giunto, così come inteso oggi, alla propria fine, con buona pace dell'art. 18. Nonostante tutto e tutti le ricette adottate, sinora, non appaiono offrire soddisfacenti segnali di ripresa economica.

 

La disoccupazione viaggia al 12%, per le persone con meno di 24 anni la percentuale di disoccpauzione tende a raggiungere la soglia del 35%!

 

Centrali dovrebbero essere i ruoli dei governi nazionali, delle banche (che si sia d'accordo o meno), dei sindacati (se nel tempo non avessero perso quella forza contrattuale che dovrebbe essere insita nella loro natura) e di tutte quelle forze sociali, a cominciare dall'imprenditoria, che vogliono e devono, offrire il loro contributo.

 

Diverso appare il ruolo dei nostri collegi IPASVI. Per provare a rendere maggiormente chiari alcuni concetti è utile ri-andare a vedere che cosa sono i collegi e quale è la parte loro spettante nel mondo lavoro e sanità in particolare.

 

I collegi nascono nel 1955, in seguito a decreto governativo del 1954. Allora gli operatori della sanità non avevano ancora ottenuto uno specifico riconoscimento professionale. Sin d'allora il loro precipuo compito appare essere quello di garantire il corretto esercizio della professione da parte dei propri membri.

 

Duplice è la finalità che i collegi devono possedere; la prima, esterna, concernente la tutela del cittadino che ha diritto, stabilito dall'art. 32 della Costituzione italiana, di ricevere prestazioni sanitarie erogate da personale qualificato, in possesso dei titoli previsti dalla legge vigente. La seconda, interna, riguarda gli iscritti che devono essere tutelati dai collegi nella loro professionalità. Questo, anche, attraverso il loro potere disciplinare, pronto a entrare in funzione in caso di abusivismo della professione e trasgressione del Codice Deontologico.

 

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