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curiosità e relax

L'infermiera che nuota tra le acque plumbee di Loch Ness

di Paola Botte

Uno spirito da agonista, sempre in prima linea. Monica Cordano, 44 anni, infermiera di Cassolnovo, è così, le piacciono le sfide. Sul lavoro presta infatti servizio nel 118 sia in automedica che in auto infermieristica, nella vita privata è nuotatrice in acque libere. Paura e stanchezza non fanno parte del suo vocabolario e per questo è riuscita, insieme alla sua squadra, laddove altri non hanno mai osato: una nuotata di circa 2.850 mt da una sponda all'altra del lago scozzese di Loch Ness. Si tratta di un'impresa mai effettuata prima in questo punto.

L’infermiera nuotatrice che ha sfidato il mostro di Loch Ness

monica cordano

Monica Cordano, infermiera nuotatrice

È stata una grande esperienza che ha consolidato le mie certezze - dichiara -. Nuoto da quando avevo cinque anni, prima in piscina e dopo un'astensione per vari motivi, ho ripreso con le acque libere. Non le temo, anche se incutono sempre un certo timore e vanno rispettate. Ho fatto diverse gare. Per quanto riguarda Loch Ness, si è trattata di una nuotata in amicizia, tutti dovevamo partire e soprattutto arrivare, quindi abbiamo nuotato tutti insieme, aspettandoci e sostenendoci. Sapevo che si trattava di una nuotata in acque non certo calde, 13 gradi dentro e 9 fuori, ma il freddo è stato il mio grande problema. Ci siamo buttati dalla barca e l'impatto con l'acqua fredda è stato una tragedia - ricorda - continuavo ad inspirare senza espirare avendo così la sensazione di non riuscire più a respirare; volevo alzare la mano e farmi tirar su. Pioveva, faceva freddo, e sulla superficie del lago si era formata quella nebbiolina tipica del paesaggio. Avevo spilli ovunque, mani e piedi ghiacciati, mignolo e anulare paralizzati. Quando mettevo la testa sotto, non si vedeva nulla, l'acqua era plumbea, inscrutabile. Non avevo tempo da dedicare al famoso Nessie, il mostro di cui tanto si parla. Avevo ben altro da gestire. Ecco che ho iniziato a pensare alla doccia bollente, al tè caldo e mi ripetevo che quelle mani e quei piedi ghiacciati non erano i miei. Bracciata dopo bracciata siamo arrivati dall'altra parte, io sono schizzata incontro a mia figlia di 13 anni e mia madre che mi attendevano, ma non riuscivo ad articolare una parola, i muscoli facciali erano paralizzati. E intanto brividi scuotenti mi pervadevano. Subito dopo ero in albergo, stavolta per davvero, sotto la doccia calda, con la mia tazza di tè fumante e abiti asciutti e caldi. Ma mi ci è voluta qualche ora per tornare alla normalità.

Determinazione e una grande capacità di controllare la propria mente sono state le carte vincenti che le hanno permesso di superare i limiti che pone il fisico, dice Monica questo vale nello sport e nella vita di tutti i giorni, compresa quella lavorativa.

Determinanti le esperienze lavorative che l'hanno formata: dieci anni nel reparto di rianimazione, successivamente in Utic, reparto altamente specialistico, dove ha coltivato la sua passione per l'aritmologia, poi l'Uo di pronto soccorso e infine il 118.

Florence Nightingale

La conoscenza dell'anatomia e fisiologia umana sicuramente mi aiuta a impostare un corretto piano di allenamento, da quella che è l'alimentazione e l'idratazione a quelle che sono proprio i concetti dell'acidosi metabolica, ai tempi di recupero - spiega -. Mi alleno in piscina a Cassolnovo insieme ai miei compagni di squadra “Le nutrie del Ticino". Quattro allenamenti a settimana, cercando di conciliare lavoro e famiglia. Quando sono di riposo mi alzo sempre presto in modo da concludere i lavori domestici, poi allenamento e il resto della giornata lo dedico alla famiglia. La sera vado a letto tardi per terminare il resto dei lavori domestici. Oltre al nuoto corro, anche se non mi piace moltissimo, lo faccio per allenare l'apparato cardio respiratorio e muscolare

Una vita molto impegnata dunque e piena di sacrifici. Già difficile per il semplice fatto di lavorare su turni. Lavorare giorno, notte, festivi, quando i miei famigliari sono a casa, mi pesa un sacco - dice -. Però il mio lavoro mi piace e mi gratifica. E per questo Monica dice che non potrebbe pensare di far altro nella vita. Per lei, quella dell'infermiere è una professione in cui a livello professionale e personale si ricevono grandi soddisfazioni. Un modo per avere la possibilità di esprimersi al meglio lavorando sia in équipe che da singolo operatore.  

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