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Forum Risk Management, Fnopi: obiettivo equo compenso

di Redazione

La giusta remunerazione della prestazione professionale è condizione necessaria per garantire la qualità, la quantità e soprattutto la dignità del lavoro dei professionisti. Ne ha discusso con la politica e con gli esperti del settore la Fnopi durante la Giornata nazionale sulla libera professione organizzata a Firenze all'interno del 14esimo Forum sul Risk Management.

In arrivo due disegni di legge per intramoenia e infermiere di comunità

Tavola rotonda Fnopi-Enpapi su libera professione infermieri e equo compenso al 14esimo Forum Risk Management

Equo compenso: l'obiettivo è per la professione infermieristica quello di porre definitivamente rimedio alle situazioni di squilibrio nei rapporti contrattuali tra i professionisti iscritti a un ordine professionale e i committenti, i soggetti a cui o per conto dei quali erogano la loro prestazione professionale.

La "giusta remunerazione" della prestazione professionale è condizione necessaria per garantire la qualità, la quantità e soprattutto la dignità del lavoro dei professionisti.

Ne ha discusso con la politica e con gli esperti del settore la Fnopi durante la Giornata nazionale sulla libera professione organizzata a Firenze all'interno del 14esimo Forum sul Risk Management.

Deve essere uguale non solo il trattamento dei pazienti di cui il Servizio sanitario nazionale si occupa, ma anche quello di chi per il Ssn lavora, ha detto il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri. Sileri ha illustrato ai liberi professionisti gli obiettivi dei due disegni di legge per i quali, passato il momento dell'iter della legge di bilancio, chiederà al Parlamento di procedere nel modo più rapido possibile: quello sulla libera professione intramoenia degli infermieri e quello sull'infermiere di famiglia e comunità.

La mancanza dell'intramoenia è un vuoto legislativo che andava colmato - ha detto - perché non ha senso che in una équipe dove il medico svolge questo tipo di attività, l'infermiere che lo affianca lo faccia con un altro tipo di impegno professionale.

Per quanto riguarda la ragione della scelta di un provvedimento sull'infermiere di famiglia, Sileri ha sottolineato che l'infermiere rappresenta il fulcro del Ssn su cui poggia il rapporto ospedale-territori-cronicità: di questo l'infermiere deve essere responsabile.

Siete l'altra metà del Ssn, senza la quale non si può parlare di Servizio sanitario nazionale che difronte all'aumento della cronicità deve acquisire grazie anche a voi territorialità e maggiore vicinanza con il paziente, ha aggiunto Paola Boldrini, senatrice della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.

In questo senso non possiamo ragionare se non nel senso di colmare la carenza infermieristica, riconosciuta anche a livello internazionale e l'equilibrio tra sanità pubblica e privata può meglio garantire i bisogni dei cittadini: la sanità pubblica è essenziale e la risposta ai cittadini deve essere una e unica, ha aggiunto Roberto Novelli, della Commissione Affari sociali della Camera. Perché se l'obiettivo è il primato del Ssn - ha affermato Anna Lisa Mandorino, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva - queste energie devono essere integrate.

Infermieri liberi professionisti, in Italia sono quasi 80mila

Gli infermieri liberi professionisti in tre anni (dal 2015 al 2018) sono aumentati di quasi 16mila unità (sfiorano gli 80mila) e alla nascita del loro ente di previdenza, l'Enpapi, nel 1998, gli iscritti erano poco meno di 700.

E in tre anni le pensioni erogate dall'Ente sono passate da 2,5 milioni a poco meno di 4,2 milioni. Aumentate, ma in misura minore, anche le indennità di maternità erogate (le donne iscritte sono il 71% del totale), passate da poco più di 2,1 milioni a 2,9 circa.

A illustrare i dati è stato il responsabile della Previdenza Enpapi Sandro Tranquilli. Un Ente previdenziale che gode di ottima salute come ha sottolineato il commissario straordinario dell'Ente Eugenio D'Amico, nominato dal Governo dopo i recenti scandali che hanno investito gli organismi dirigenti.

Indubbiamente la categoria ha risentito delle crisi: i dati registrano un calo del volume di affari di circa 8mila euro l'anno (si attesta a circa 21mila euro) dal 2009, ultimo anno in cui nel Servizio sanitario nazionale non c'erano tagli e Piani di rientro (il volume di affari era quasi di 29mila euro l'anno) e nello stesso periodo scende di una media di 7mila euro l'anno anche il reddito professionale (da poco più di 35mila euro a poco più di 18mila).

Ma nonostante questo gli infermieri liberi professionisti sono convinti della loro professionalità e a calare da parte dell'Ente sono gli "interventi in stato di bisogno", quasi dimezzati tra il 2009 e il 2018. Certo i problemi non mancano.

E l'equo compenso fa parte di questi, perché come ha illustrato Francesco Scerbo, componente dell'osservatorio sulla libera professione Fnopi, oggi al libero professionista non viene chiesto più di occuparsi solo del paziente, ma deve prendere in carico anche i suoi caregiver, la sua famiglia.

Scerbo ha sottolineato i problemi di un compenso ai liberi professionisti che in molti casi non premia la qualità del servizio e la necessità di un monitoraggio e di una verifica sul rispetto della legge che lo prevede.

Un percorso questo in cui il Parlamento è impegnato, come ha spiegato Chiara Gribaudo, della Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera, che rivolgendosi agli infermieri ha chiesto la collaborazione della professione per migliorare e applicare la norma. Dobbiamo dare attuazione alla legge e vogliamo che al più presto si convochi un tavolo con le professioni perché si stabiliscano percorsi virtuosi che interrompano la vergogna di erogare ai liberi professionisti compensi spesso da fame che non premiano la qualità delle prestazioni di questi lavoratori, ha detto.

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