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Infermiere

Ferrista a chi?

di Angela Cuoco

Nell’immaginario collettivo lo strumentista è semplicemente “colui che passa i ferri” volgarmente detto ferrista di sala operatoria, quella figura che si vede nei film e nelle più famose serie tv come E.R., Dr. House e Scrubs che durante l’operazione affianca il chirurgo e che al comando "Bisturi!" risponde con decisione "Bisturi!". Giusto. Ma è davvero tutto qui?

Se lo strumentista fosse semplicemente un “passa ferri” tutto si ridurrebbe ad un mero atto meccanico e decadrebbe anche l’importanza di una specifica formazione di questa figura.

Negli ultimi 20 anni la figura dell’infermiere è molto cambiata e di conseguenza anche il percorso formativo ha subito notevoli modifiche a partire dal 1996, quando viene istituito il Diploma Universitario per Infermieri, fino ad arrivare al 2001, anno in cui nasce la Laurea in Infermieristica. Da allora sono stati istituiti percorsi di formazione mirati ad ogni singola specialistica. Dunque anche per l’Infermiere Strumentista esiste un percorso di studi specifico che prevede come formazione base la laurea in Infermieristica, e come formazione post-base un anno di specializzazione con un “Master Universitario di I livello per Infermiere Strumentista” ed in aggiunta l’aggiornamento permanente, la pratica sul campo, l’auto-formazione.

Chi è lo strumentista e che fa?

Una volta adeguatamente formato, l’infermiere strumentista svolge la sua attività all’interno del blocco operatorio, un ambiente a “bassa carica microbica” dove il suo accesso è limitato esclusivamente agli addetti attraverso una zona che si definisce “zona filtro”.

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Infermieri Strumentisti al lavoro.

Le attività assistenziali infermieristiche svolte all’interno del blocco operatorio e intorno all’intervento chirurgico sono molteplici. Oltre a quelle diretta nei confronti del paziente, vi sono azioni che prevedono collaborazione tra infermiere di sala e medico-anestesista (nelle diverse fasi di induzione, mantenimento e risveglio), tra infermiere strumentista e medico-chirurgo, tra infermiere “di sala” e infermiere “strumentista” e O.s.s. . Questo senza contare tutte quelle attività indirette che vengono svolte dall’infermiere, sempre con il fine ultimo di garantire una corretta ed adeguata assistenza al paziente operando: disinfezione e sterilizzazione, preparazione dei tavoli servitori e dello strumentario chirurgico, preparazione e controllo dei supporti tecnologici (monitors, elettrobisturi, apparecchio di anestesia), preparazione e controllo di materiale vario (fleboclisi, farmaci,ecc.). Risulta quindi ovvio che all’interno del blocco operatorio esistano ruoli diversificati per il personale infermieristico dovuti alla peculiarità delle attività stesse e all’organizzazione del lavoro.

Nello specifico, lo strumentista è quella risorsa umana che, nel processo di gestione dell’utente sottoposto ad intervento chirurgico si avvale delle proprie competenze professionali specifiche per ottenere una performance qualitativamente elevata e, quindi, efficace per il raggiungimento del risultato pianificato e/o previsto per l’atto operatorio. È suo compito gestire lo strumentario chirurgico e i presidi generici, garantendone sterilità, appropriatezza e adeguata disponibilità sulla base di conoscenze scientificamente provate e dell’esperienza consolidata col tempo.

Può definirsi esperto quando, superata la fase di apprendimento curata e valutata da un tutor:

  • riesce ad agire in piena consapevolezza e autonomia nella gestione della fase di preparazione dell’atto chirurgico, nel rispetto delle norme relative a sterilità, fase del lavaggio preoperatorio delle mani, vestizione propria e degli altri operatori, preparazione del tavolo portastrumenti e gestione del campo operatorio;
  • quando è in grado di attuare una scelta corretta e mirata dei ferri chirurgici e dei presidi necessari per l’intervento che deve “seguire”;
  • quando conosce e rispetta i tempi chirurgici puliti e sporchi;
  • quando attua correttamente il protocollo inerente il conteggio delle garze e degli strumenti (in collaborazione con l’infermiere e l’OSS presenti in sala operatoria) e quello relativo al trattamento e alla sterilizzazione dei materiali (ferri chirurgici, teleria ecc.).

Infine, ma non per importanza questa figura è davvero “completa” quando ha maturato la capacità di trasmettere a tutti i colleghi, e soprattutto al personale neo assunto, il proprio patrimonio culturale e le eventuali conoscenze acquisite. Solo così dimostra di essere in grado di promuovere la “crescita” del gruppo di lavoro, attuando un processo di miglioramento e di perfezionamento interno che si ripercuote positivamente su tutto l’operato dell’organizzazione e,in modo particolare, sul paziente.

Dal punto di vista della responsabilità professionale con la legge n. 42 del 26 febbraio 1999 che abolisce il mansionario infermieristico e sancisce le funzioni specifiche attribuite all’infermiere a livello sia delle tecniche applicate sia dei risultati assistenziali perseguiti e con l’articolo 1,comma 1, del DM 739/94 che definisce il profilo infermieristico e gli attribuisce la responsabilità totale inerente l’assistenza generale erogata ne consegue che l’infermiere strumentista penalmente ha responsabilità dirette quando esistano le condizioni di: imprudenza, negligenza, imperizia e mancato compimento delle proprie funzioni mentre civilmente condivide le responsabilità in base al livello coperto nella scala gerarchica durante l'azione chirurgica. È tenuto ad assistere, controllare e valutare tutto ciò che attiene alla sua missione specifica, dall'ingresso del paziente al Blocco Operatorio, fino alla sua uscita ed assume le sue responsabilità in modo etico e professionale e si integra attivamente con l'equipe chirurgica.

Ricapitolando

Dunque ricapitolando lo strumentista è responsabile della fase di preparazione dell’atto chirurgico nel rispetto delle norme relative a sterilità, nella scelta corretta e mirate dei ferri chirurgici e dei presidi, nell’attuare i protocolli e se non adempie ai suoi compiti può ricadere in un’azione legale?

Allora tutto ciò non sembra smentire il luogo comune dello strumentista come un mero applicatore di tecnicismi.

Tuttavia però le funzioni che svolge sono non solo tecniche ma anche di carattere assistenziale, e relazionale.

L’attività relazionale e assistenziale ha assunto maggior valore soprattutto con l’aumento diffuso di tecniche di anestesia che mantengono inalterato lo stato di coscienza del paziente.

L’infermiere “strumentista” è a tutti gli effetti un elemento dell’équipe operatoria e svolge azione fondamentale di supporto tecnico ed assistenziale nonostante ciò è anche una delle figure più peculiari e da sempre fonte di ampie discussioni tra estimatori e detrattori.

Tra le ragioni per discuterne vi è la grande specificità che connota tale funzione quale “strumentale” all’atto chirurgico e vincolata alle caratteristiche della tecnica chirurgica e non al paziente,come tutti i principi e la tradizione della professione infermieristica dettano. Di conseguenza,l’infermiere preparato per assistere “pazienti” si trova invece ad assistere “chirurghi” con un netto cambiamento di fini e mandato professionale.

E dunque quale servizio professionale, allora, dovrebbe identificare la funzione di strumentista per rimanere proprio e pertinente con il mandato sociale dell’infermiere?

La storia storia della Sanità Italiana

Da sempre infatti la sala operatoria è stato il riferimento privilegiato della scienza medica e non di certo di quella infermieristica, relegata spesso ad un ruolo ancillare che ben poco spazio lasciava allo strumentista per sviluppare aree di rapporto con il paziente o di completamento e di significato valore aggiunto all’intervento medico. Il concetto di assistenza infermieristica “peri-chirurgica” si è sviluppato in tempi abbastanza recenti,a partire dal mondo anglosassone,e ha messo a disposizione una nuova concettualità per ricollocare l’intervento chirurgico all’interno di un percorso che ha un prima,un durante e un dopo in cui il protagonista torna ad essere il paziente e, se protagonista è il paziente allora un ruolo significativo torna ad assumere anche l’infermiere.

Il successo dell’intervento chirurgico non è una “semplice” applicazione di tecniche ma il risultato di un intervento integrato che inizia con la preparazione e la partecipazione attiva del paziente prima dell’intervento, l’integrazione di una squadra multi professionale che opera con equifinalità nella diversità professionale e di responsabilità durante, e infine il concludersi senza sequele psicofisiche evitabili per l’operato nei giorni successivi.

Tale processo vede il nursing assumere una dimensione ben maggiore nell’ambito delle scienze coinvolte e quindi un infermiere che diventa “preparatore” del paziente a entrare nelle migliori condizioni al tale processo, un “assistente-referente” durante l’intervento,e infine un “referente-verificatore” nel post-chirurgico.

Meglio si può evincere l’importanza del nursing operatorio se questo viene a mancare.

I 10 errori più comuni che uno strumentista può compiere

  1. Non informarsi sull’intervento in programma: lo strumentista ha il dovere di informarsi ogniqualvolta l’intervento in nota non ha una specificazione o non alluda chiaramente ad una tecnica specifica. Informarsi evita di preparare materiale e strumenti inutili o eccedenti, evita l’essere sprovvisti del materiale possibile, evita di condurre alla cieca l’intervento in esecuzione, che poi corrisponde ad evitare tempi morti ed attese date dal preparare il materiale in corso di intervento. Ridurre i tempi morti, abbrevia l’impatto chirurgico sul paziente e riduce la durata complessiva dell’intervento.
  2. Non visitare il paziente: visitare il paziente è l’occasione di rendere più “umano” il lavoro dello strumentista e rappresenta un modo per ottenere informazioni sulla morfologia dell’operando, che poi determina la scelta degli strumenti più adatti. Un paziente obeso richiede strumenti lunghi e di profondità, mentre per un paziente magro non sono necessari. Un paziente con frattura esposta, richiede la preparazione di liquidi decontaminanti o disinfettanti. Un paziente operato in precedenza, indica le possibili difficoltà tecniche date dagli esiti dei precedenti interventi. Visitare il paziente è una tipica attività infermieristica.
  3. Preparare in ritardo: giungere tardi in sala, significa lavorare con l’acqua alla gola  Lo strumentista deve riservarsi il tempo e lo spazio di adempiere alle proprie funzioni Rimediare ai propri ritardi, non deve causare scadimento qualitativo.
  4. Non conoscere lo strumentario: può capitare che durante l’intervento vengano introdotti strumenti nuovi e poco conosciuti. Il fatto di non conoscere questo strumentario, non solleva lo strumentista dal cercare di averne le maggiori informazioni possibili. Nel caso che le informazioni non siano disponibili, lo strumentista deve avvisare il chirurgo di ciò e rendersi disponibile ad imparare.
  5. Non avere la visione di insieme della lista operatoria: lo strumentista oltre a saper condurre il singolo intervento, deve saper condurre l’intera seduta operatoria e cercare di armonizzare il susseguirsi degli interventi.
  6. Condurre l’intervento senza seguire l’intervento: è complesso in quanto lo strumentista deve accompagnare il chirurgo nello svolgimento delle varie fasi e per farlo deve poter vedere e capire cosa sta accadendo, momento per momento, per anticipare le sue mosse. Si può condurre un intervento attendendo ogni volta l’ordine del chirurgo, oppure lo si può fare anticipando tale ordine, abbreviando la durata dell’intervento a tutto vantaggio del paziente. “Alla propria coscienza l’ardua sentenza.”
  7. Condurre l’intervento senza capirne le fasi: collegandosi al punto precedente, condurre l’intervento può essere fatto a memoria, oppure può essere fatto per conoscenza e competenza. Nel secondo caso lo strumentista non teme le variabili perchè sa sempre cosa sta succedendo e sa sempre ritrovare i punti di riferimento. Qualora non si sia in grado di capire cosa stia accadendo, è importante e apprezzato che si chiedano delucidazioni al riguardo.
  8. Non interessarsi a ciò che non si conosce: non conoscere un intervento o l’uso di uno strumento, è evenienza ineluttabile, ma non irrimediabile, al patto che si abbia intenzione di voler conoscere ciò che non si sa. Lo strumentista disinteressato è anche un operatore potenzialmente pericoloso e inaffidabile, a ovvio danno per il paziente.
  9. Non avvisare i chirurghi se si nota qualcosa di strano o pericoloso.
  10. Non divulgare ciò che si è imparato.

Gli errori di uno strumentista pesano nel calcolo complessivo dell’andamento dell’intervento, come la sua assenza o la sua sostituzione con personale non adeguatamente formato o non specificamente adatto al ruolo. Pertanto ritengo necessario sottolineare che questa figura non è presente in tutte le realtà a solo discapito però della salute del paziente.

A questa figura sono richieste di default resistenza fisica per rimanere sempre nella stessa postura, molta attenzione, prontezza per affrontare qualsiasi imprevisto durante l’intervento chirurgico e non da ultimo tanta pazienza per collaborare con i chirurghi più esigenti e con le diverse figure professionali che “abitano” la sala operatoria. Preparazione, disponibilità, conoscenze scientifiche approfondite, aggiornamenti, studi e ricerche inoltre costituiscono i fondamenti della sua preparazione.

Svolge la sua attività con il fine ultimo del miglioramento della salute del paziente, è un infermiere e pertanto il suo operato non deve allontanarsi dal suo mandato professionale: assistere, curare e prendersi cura della persona (Art 13. del codice deontologico dell’infermiere). Anche in un ambiente così particolare come la sala operatoria, resta sempre il punto di riferimento più vicino al paziente.

Per ottenere la felicità, dovremmo accertarci di non restare mai senza un obiettivo importante. Florence Nightingale

Ed esiste qualcosa di più importante del proprio paziente per un infermiere?

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