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editoriale

Pronto soccorso e l'utilità dei questionari

di Marco Alaimo

Pronto soccorso

Qualche volta ci siamo ritrovati nelle vesti di cittadino/utente fruitore delle prestazioni di un Pronto Soccorso. A me è capitato più volte di dover aspettare fuori in sala di attesa di un pronto soccorso, il mio turno. Anche recentemente mi è successo accompagnando un conoscente in pronto soccorso per un piccolo trauma. Ero lì che aspettavo prima il codice colore assegnato e poi la chiamata del personale del triage. Ma avendo una doppia visione della situazione, sia del professionista che lavora in ospedale sia di chi attende un servizio delicato come quello per la propria salute, ho ascoltato, visto e percepito quello che si viveva e si diceva in quei momenti di “lunga” attesa.

La cosa che subito balza all'occhio è la voglia delle persone di farsi visitare subito e risolvere il proprio “caso” il prima possibile. Diciamo che per ognuno è il problema più urgente. Ovviamente stiamo parlando di persone con stati di salute non da codice rosso.

Alle volte basta una rassicurazione, il prendere in carico la persona con il suo stato di salute e far sapere che ci stiamo occupando di lui, per far “stemperare gli animi”. Certo non è facile perché nella fragilità del servizio di emergenza/urgenza i professionisti lavorano spesso in condizioni davvero “precarie”.

Io vedo in molti colleghi gesti eroici e senso del sacrificio immenso. Sono molti gli esempi in tutta Italia di centri di eccellenza con strutture all'avanguardia e tempi di attesa con risposte nella media europea.

Però non tutta la popolazione la pensa come il sottoscritto e le critiche che maggiormente vengono messe in risalto vanno dalle lunghe ore di attesa, al personale alle volte poco “professionale”, agli errori di diagnosi e cura e via discorrendo.

Come pubblicato dal nostro giornale, la Regione Toscana ha dato il via ad un'indagine in collaborazione con il Mes (Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa). Questa iniziativa è stata promossa al fine di fare un’analisi dettagliata sul gradimento degli utenti circa la qualità e i servizi ricevuti nei pronto soccorsi toscani, ma i dati faranno da campione anche a livello nazionale.

Io personalmente sono felice che in toscana ci sia questa sensibilità, e altrettanto compiaciuto di un’indagine rivolta agli “utenti” cioè i veri fruitori. E’ necessario però fare anche indagini interne sul “clima lavorativo”, sul benessere dei professionisti, sulle mancanze e carenze strutturali e umane che spesso ci accompagnano nel lavoro quotidiano. I cittadini ovviamente vogliono certezze e un ottimo servizio, e non si occupano di questioni interne e organizzative.

Da questa ulteriore indagine voluta dalla sanità toscana ci auguriamo che oltre ai difetti anche le eccellenze siano messe in risalto e che sia di buon esempio per tutto il paese nel promuovere miglioramenti in uno degli aspetti più essenziali per i cittadini ovvero la salute. Gli infermieri sono pronti sia da professionisti che da utenti a dare il loro prezioso contributo.

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