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“Condividere verso il futuro…” è questo il DNA del Congresso Nazionale del Triage svoltosi il 21 - 22 Marzo 2013

di Pietro Caputo

Gruppo Formazione Triage, Aniarti e Simeu uniscono le forze e le concentrano sull’obiettivo condiviso: “nuove linee di indirizzo per l’accesso in pronto soccorso”. Il Congresso infatti ha mostrato alcune delle realtà, che sul territorio nazionale, vedono il Triage come “cervello pensante” dei nostri pronto soccorso.

Apre il convegno A. Andreucci che dopo i ringraziamenti delle autorità lascia la parola a Giovanni Becattini, Direttore del Dipartimento Infermieristico Ostetrico AUSL 7 di Siena, il quale focalizza l’attenzione sull’attuale contesto socio- economico, l’aumento delle patologie croniche in un periodo di crisi economica, l’impegno quindi del SSN nel prendersi cura dei poveri e dei migranti, la necessità di programmare piani sanitari e piani di rientro, in rapporto alla Bozza di Accordo Stato-Regioni recante l’ampliamento del profilo di competenze e delle responsabilità professionali dell’infermiere e dell’infermiere pediatrico, la riorganizzazione della rete di emergenza; illustra infine il progetto toscano e il modello sperimentale see and treat.

Interessante il contributo del Manchester Triage Group che illustra le ragioni per le quali bisogna fare triage ma anche le ragioni per le quali il triage non è la soluzione, il modello Britannico, e i risultati ottenuti.

A seguire una tavola rotonda, al tavolo G. Carbone
, M. Ruggeri
m G. Scaramuzza
, G. Becattini
, S. Bovenga, D. Marchisio, S. Alparone.

Si è parlato poi di strategie per il miglioramento continuo e la gestione del rischio clinico, della Raccomandazione Ministeriale ES da errata assegnazione del codice di Triage, della Valutazione di qualità del processo di Triage, della Rivalutazione come uno strumento operatore dipendente.

Altro tema interessante le competenze relazionali e di gestione dello stress, cioè come sopravvivere al triage; ha fatto seguito l’illustrazione di uno studio descrittivo-osservazionale sullo Stress dell'infermiere di Pronto Soccorso. Dagli aspetti della comunicazione a quelli clinici, dai fast-track al triage avanzato, modelli a confronto per ottimizzare le risorse.

La sessione conclusiva ha visto come temi centrali, la qualità in Triage, alla ricerca dell'appropriatezza, riportata l’esperienza del Gruppo Formatori Triage Toscano (GTT), la violenza sulle donne, e infine una risorsa condivisa attraverso la Rete: Database, casi di Triage, protocolli, idee, elaborazione dati e statistiche.

L’ultima parola è spettata all’organizzatore Daniele Marchisio, autore e regista insieme alla segreteria scientifica (Becattini Giovanni, Braglia Duilio, Deiana Cecilia, Gelati Luca, Guzzo Anna Santa, Marchisio Daniele, Moschettini Luciana, Rosselli Alessandro, Ruggeri Marco, Saggese Maria Paola, Susi Beniamino) dell’evento, il quale ha sottolineato lo spirito del convegno, e cioè quello del confronto scientifico su una tematica comune, il Triage, un occasione di crescita professionale, cha parte dalla ricerca qualitativa, e passa per lo studio fino ad arrivare alla pratica clinica, di un infermiere esperto, non per forza anziano, un infermiere capace di elaborare la sua esperienza formativa, che lavora per prendersi cura del paziente.

Marchisio poi aggiunge: "il triage non si fa da seduti, ma si fa con l’accoglienza, la presa in carico, la valutazione, la gestione dell’attesa”, sottolineando che non si vive di solo triage, perché il triage si fa dentro il pronto soccorso, dentro l’ospedale, dentro una struttura socio-sanitaria e quindi è necessario il dialogo.

Il territorio italiano vede molteplici modelli diversi, occorre lavorare verso un modello unico nazionale, e in via informale i partecipanti al congresso invitati da Marchisio votano le proposte: Serve un modello unico di triage? Numero di codici 4 o 5? Dopo il triage percorso o no? Condividiamo le proposte di linee guisa attività di triage? I rappresentanti del coordinamento nazionale Triage hanno il nostro mandato?

Le risposte sono unanimi: SI.

Marchisio conclude: “..affinchè si definisca un: Modello Unico di Triage a livello nazionale Chiaro, Applicabile e Condiviso, Per questo è necessario discutere, studiare, confrontarsi, ma soprattutto: Impegnarsi CONCRETAMENTE per il recepimento normativo di criteri condivi dalla comunità professionale e, nella pratica quotidiana LAVORARE senza perdere Motivazione , Chiarezza di intenti ed Attenzione ai bisogni della Persona Assistita

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