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Emergenza-Urgenza

Droni trasportano defibrillatore in tempi record

di Giacomo Sebastiano Canova

La defibrillazione precoce è fondamentale per aumentare la possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco extraospedaliero. Il futuro in questo ambito sembra essere rappresentato dall’utilizzo dei droni, i quali possono trasportare rapidamente sul luogo dell’evento un defibrillatore. Se precedentemente questo aspetto era stato dibattuto solamente a livello teorico, uno studio ha indagato la fattibilità del loro utilizzo nelle emergenze reali.

Defibrillatori trasportati da droni in arresto cardiaco extraospedaliero

Gli sforzi per aumentare la sopravvivenza nell’arresto cardiaco extraospedaliero devono essere prioritari a causa dei bassi tassi di sopravvivenza dopo tale evento (11%). È stato ampiamente dimostrato come il trattamento precoce in linea con il concetto di "catena di sopravvivenza" (rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione) prima dell’arrivo in ambulanza si associ a un considerevole aumento della sopravvivenza, in quanto l’utilizzo di un defibrillatore nella fase elettrica dell’arresto cardiaco può aumentare i tassi di sopravvivenza fino al 50-70%.

In questo contesto si inserisce il dibattito presente in letteratura circa l’utilizzo di droni (veicoli aerei senza equipaggio) con la capacità di trasportare un defibrillatore, i quali rappresentano un nuovo metodo promettente per ridurre i tempi per la defibrillazione.

Tuttavia, prima dello studio in questione, questa modalità non era mai stata valutata in un contesto di emergenza nella vita reale. I precedenti studi teorici e simulazioni, tuttavia, hanno confermato il potenziale di risparmio di tempo teorico. Inoltre, recenti simulazioni della consegna di un defibrillatore e dell’interazione degli astanti hanno confermato il potenziale di un sistema basato sui droni.

A causa di un’incidenza relativamente alta di arresto cardiaco extraospedaliero, alcune aree geografiche come le aree semi-urbane con tempi di risposta relativamente lunghi mostrano il potenziale teorico per l’utilizzo di questo sistema. Per questo motivo è stato condotto uno studio avente l’obiettivo di testare, per la prima volta in assoluto in un ambiente reale, la fattibilità della consegna di un defibrillatore tramite un drone come complemento all’assistenza standard in un’area semi-urbana.

Si tratta nel dettaglio di uno studio prospettico di fattibilità clinica condotto tra il 1 giugno e il 30 settembre 2020 in tre aree all’interno dello spazio aereo controllato dell’aeroporto di Sӓve (Göteborg) in Svezia, che copre un’area di circa 125 km2 con al suo interno circa 80.000 abitanti. I droni telecomandati dotati del defibrillatore sono stati collocati all’interno di hangar automatizzati ed erano disponibili giornalmente per la spedizione tra le 08:00 e le 22:00, ovvero quando lo spazio aereo era aperto.

Durante il periodo di studio, quando le centrali operative avevano un sospetto di arresto cardiaco durante una chiamata di emergenza, esse inviavano un avviso automatico al pilota del drone, il quale avviava immediatamente i controlli pre-volo. L’hangar dunque si apriva automaticamente, si avviavano i sistemi di volo e il software di pianificazione del percorso calcolava il percorso di volo ottimale con l’obiettivo di ridurre al minimo la proporzione del tempo di volo sopra le aree popolate.

Per ogni volo, il pilota del drone richiedeva telefonicamente l’autorizzazione al controllo del traffico aereo per far volare il drone in una posizione all’interno dell’area amministrativa nello spazio aereo fino a 500 piedi (150 m) sul livello medio del mare. Il drone quindi volava, in modo autonomo e nascosto, verso le coordinate del sospetto arresto cardiaco, dove il pilota individuava manualmente il punto di caduta e avviava la consegna del defibrillatore. Il drone, quindi, faceva rientro verso l’hangar.

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