Le nuove lauree magistrali a indirizzo clinico rappresentano un passaggio strategico per l’evoluzione della professione infermieristica in Italia. In un’intervista pubblicata da Articolo32.org, la presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) Barbara Mangiacavalli spiega come la riforma della formazione nasca dall’esigenza di rispondere ai cambiamenti demografici ed epidemiologici del Paese e di rafforzare la capacità del sistema sanitario di affrontare bisogni assistenziali sempre più complessi.
Tre nuove aree di specializzazione
Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi
Il nuovo modello formativo prevede una struttura articolata su due livelli: la laurea triennale abilitante all’esercizio della professione e una laurea magistrale specialistica con tre indirizzi principali.
Le nuove specializzazioni riguarderanno l’area dell’urgenza ed emergenza, quella delle cure territoriali e quella delle cure pediatriche e neonatali.
Secondo Mangiacavalli, la definizione di questi percorsi nasce da una riflessione sul contesto sanitario italiano, caratterizzato da invecchiamento della popolazione, aumento della cronicità e crescente bisogno di assistenza territoriale.
L’obiettivo è formare professionisti con competenze avanzate capaci di operare all’interno di équipe multiprofessionali sempre più complesse.
Tra le competenze previste nei nuovi percorsi formativi rientra anche la possibilità di prescrivere presidi e ausili collegati al processo assistenziale infermieristico, come dispositivi per la gestione delle stomie, dell’incontinenza o delle medicazioni avanzate.
Una funzione che, secondo la presidente Fnopi, formalizza attività che nella pratica clinica gli infermieri già svolgono nella pianificazione dell’assistenza.
Autonomia professionale e lavoro di équipe
Il tema dell’autonomia infermieristica è al centro del dibattito professionale, anche alla luce delle critiche espresse da alcune rappresentanze mediche.
Mangiacavalli sottolinea che la riforma non intende entrare nel campo della diagnosi o della prescrizione terapeutica medica, ma rafforzare il contributo specifico dell’assistenza infermieristica nel percorso di cura.
L’atto sanitario, evidenzia, è oggi il risultato di un lavoro multiprofessionale in cui diverse competenze contribuiscono alla presa in carico del paziente. In questo quadro la diagnosi infermieristica, legata all’identificazione dei bisogni assistenziali e alla pianificazione degli interventi, rappresenta una dimensione riconosciuta nella letteratura scientifica internazionale.
La sfida dell’attrattività della professione
Il rilancio della formazione specialistica si inserisce in un contesto segnato dalla difficoltà di attrarre nuovi professionisti. In Italia gli infermieri iscritti agli ordini sono circa 460 mila, di cui circa 280 mila nel settore pubblico, ma il ricambio generazionale resta critico anche a causa della riduzione demografica e dei cambiamenti nelle aspettative dei giovani.
Secondo Mangiacavalli, le nuove generazioni cercano percorsi professionali dinamici e possibilità di crescita. Tuttavia la carriera infermieristica in Italia rimane spesso statica, con pochi sviluppi professionali lungo l’arco della vita lavorativa.
Per la presidente Fnopi, proprio la revisione del sistema formativo e l’introduzione di specializzazioni rappresentano uno degli strumenti per rendere la professione più attrattiva e coerente con l’evoluzione dei bisogni sanitari.
Superare gli stereotipi sulla professione
Nel corso dell’intervista viene affrontato anche il tema della percezione sociale dell’infermiere, ancora spesso legata a stereotipi del passato. Mangiacavalli ricorda come la professione abbia compiuto negli ultimi decenni un percorso di trasformazione verso un modello fondato su competenze universitarie e responsabilità professionali autonome.
Il riconoscimento pubblico ottenuto durante la pandemia ha reso più visibile il ruolo degli infermieri, ma secondo la presidente Fnopi resta ancora molto da fare per consolidare una rappresentazione più aderente alla realtà della professione.


ioseph.m@hotmail.it
2 commenti
Contraddizione e frammentazione professionale altro che crescita
#1
In Italia abbiamo quasi 400.000 infermieri, formati con percorsi profondamente diversi per contenuti, visione e obiettivi professionali. A questo si aggiungono 21 Servizi Sanitari Regionali che offrono modelli, ruoli e prospettive completamente disomogenei. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una professione che dovrebbe essere pilastro del SSN, ma che continua a essere frammentata, incoerente, non riconoscibile. E ciò che dovrebbe unificare — FNOPI, Università, Ministero della Salute — spesso produce nuovi percorsi formativi che non risolvono nulla: contenitori vuoti, senza visione, senza un progetto di medio-lungo periodo. Solo rattoppi, non riforme. Sono risposte miopi, non strategie. La professione infermieristica non ha bisogno di nuovi titoli, nuove etichette o nuovi corsi improvvisati. Ha bisogno di risolvere vecchie contraddizioni, formative e contrattuali, una direzione unica, di standard nazionali, di un’identità professionale chiara e condivisa. Finché non si affronterà il problema strutturale della frammentazione, continueremo a produrre confusione invece che crescita.