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Piano Assistenziale

Giudizio clinico dell'infermiere, la diagnosi infermieristica

di Francesca Gianfrancesco

La Diagnosi Infermieristica (DI) costituisce la base sulla quale l’infermiere attua specifici interventi volti a raggiungere gli outcomes di cui è responsabile, in ragione delle sue competenze e autonomia. La diagnosi infermieristica è l’espressione dello stato di salute della persona, esprime il giudizio professionale infermieristico sulle sue condizioni, identificando alterazioni e debolezze, capacità e punti di forza. È una fase nodale del processo di nursing e costituisce l’estensione logica della raccolta dati relativi all’accertamento. Fare diagnosi infermieristica vuol dire identificare le risposte, i segni e i sintomi che indicano un effettivo o potenziale problema di salute e pianificare le cure più appropriate per risolverlo.

Le Diagnosi Infermieristiche nel processo di assistenza

Dia” e “Gnosis” ovvero conoscenza attraverso i segni. Le Diagnosi Infermieristiche descrivono la risposta umana (segni), reale o potenziale, ad un problema di salute per il quale l’infermiere ha la competenza di trattamento in autonomia.

La diagnosi infermieristica costituisce la seconda fase del processo di nursing, che è un approccio scientifico per la risoluzione dei problemi assistenziali legati alla persona, basato sulla applicazione del problem solving.

Per l’infermiere il processo di nursing è un metodo determinante per acquisire capacità decisionali. È costituito da 5 fasi:

  • Raccolta dati
  • Elaborazione dei dati e formulazione della diagnosi infermieristica
  • Disposizione degli obiettivi
  • Attuazione degli interventi
  • Valutazione (esiti e processo).

La raccolta dati o accertamento infermieristico avviene in una visione olistica durante ogni interazione tra infermiere e paziente tramite l’osservazione, il colloquio-intervista (anche con il caregiver), l’esame fisico e la consultazione di altre fonti disponibili come la documentazione clinica.

Per organizzare i dati si possono usare i modelli infermieristici di riferimento. Tutti i dati raccolti devono essere ripartiti nei vari ambiti o modelli al fine di determinare quali siano funzionali (punti di forza della persona) e quali disfunzionali (diagnosi infermieristiche).

La formulazione della fase successiva del processo di nursing, la Diagnosi Infermieristica, appare quindi un’estensione sistematica della elaborazione dei dati.

Definire le Diagnosi Infermieristiche

Il concetto di diagnosi è sempre stato accostato in modo esclusivo all’attività medica, ma per definizione la diagnosi è l’accurato studio critico di qualcosa allo scopo di determinarne la natura.

Virginia Fry fu la prima ad invertire questa convinzione parlando in un articolo scientifico di Diagnosi Infermieristica, nel 1953. Ma solo vent’anni dopo, nel 1973, l’American Nurse Association (ANA) approvò l’adozione delle diagnosi infermieristiche.

Sono diverse le definizioni di Diagnosi Infermieristica che si trovano in letteratura:

  • Problemi di salute attuali o potenziali che gli infermieri, in virtù della loro preparazione ed esperienza, sono capaci di trattare ed abilitati a farlo (Gordon, 1982)
  • Un’affermazione che descrive una risposta umana di una persona o di un gruppo, che l’infermiere è abilitato a riconoscere e per la quale può prescrivere interventi risolutivi che mirano a mantenere lo stato di salute o a ridurre, eliminare o prevenire le alterazioni (Carpenito, 1988)

La North American Nursing Diagnosis Association

La NANDA è l’istituzione ufficiale per la promozione e la revisione delle diagnosi infermieristiche, nonché punto di raccolta ed elaborazione.

NANDA International esiste per sviluppare, perfezionare e promuovere il sistema linguistico che riflette in modo accurato i giudizi clinici degli infermieri, con lo scopo di organizzare le conoscenze infermieristiche attraverso un linguaggio condiviso e universale, le diagnosi infermieristiche appunto.

Le Diagnosi Infermieristiche, dunque, consentono di avere un linguaggio comune, rappresentano un mezzo di comunicazione univoco, stabiliscono un sistema che facilmente si presta all’informatizzazione e facilitano l’assistenza personalizzata.

Tutte le diagnosi infermieristiche contenute nei testi della NANDA (235 nella edizione 2015-2017, ultima tradotta in italiano) sono basate su evidenze scientifiche e sono approvate da infermieri esperti clinici, ricercatori e docenti.

Alcune critiche sono state mosse riguardo determinate diagnosi infermieristiche di dubbia competenza esclusiva dell’infermiere come ad esempio “riduzione della gittata cardiaca” piuttosto che “inefficace perfusione tissutale”.

A tal proposito interessante è stata la risposta di L. J. Carpenito con il suo “modello bifocale di assistenza infermieristica” secondo il quale gli infermieri dispongono di competenze atte sia a pianificare le diagnosi infermieristiche sia ad occuparsi di “problemi collaborativi”, ovvero condizioni riguardanti l’assistito che sono direttamente correlate a problemi medici e che vanno affrontati in stretta collaborazione con gli stessi.

Quello NANDA non è l’unico sistema di classificazione standardizzato delle diagnosi infermieristiche, ma sicuramente quello più riconosciuto e sempre più ricerche accreditate in ambito infermieristico poggiano sulle diagnosi nordamericane.

Le altre sono state proposte International Nursing Concil, ICNP e la NDEC (Nursing Diagnosis Exstensionand Classification).

La struttura delle Diagnosi Infermieristiche

La struttura della diagnosi infermieristica si compone di quattro elementi essenziali al fine di adottare un linguaggio infermieristico univoco.

Gli elementi componenti sono: titolo. definizione, caratteristiche definenti, fattori correlati.

Titolo

Il titolo deve “qualificare” il problema, comprende quindi un qualificatore o descrittore, cioè un termine che fa distinguere immediatamente le diagnosi:

  • le diagnosi reali hanno un qualificatore negativo (es. inefficace, mancanza, deficit, alterato);
  • le diagnosi di rischio presuppongono un qualificatore specifico (rischio di);
  • le diagnosi di benessere contengono un qualificatore positivo (es. efficace, potenziale miglioramento)
  • le diagnosi a sindrome presuppongono un qualificatore specifico (sindrome da).

Nel titolo deve poi essere presente un termine che richiama il modello funzionale della salute (ad esempio la mobilità riferita al modello attività-esercizio fisico) e uno che potrebbe riferirsi all'unità di assistenza (individuo, comunità, famiglia). Attenersi a questo tipo di disposizione permette di evitare l’utilizzo di termini soggettivi.

Definizione

La definizione ci permette di esprimere in modo categorico, comprensibile ed esplicito il significato della diagnosi, così da distinguere quelle che possono assomigliarsi.

Caratteristiche definenti

Le caratteristiche definenti sono l’equivalente dei segni e dei sintomi, ovvero corrispondono a manifestazioni osservabili o riferibili di quella data condizione.

Si dividono in:

  • maggiori o principali, definite come indicatori critici presenti nell’80-100% dei casi
  • minori o secondarie, definite come indicatori di supporto (forniscono prove di sostegno per le diagnosi, ma possono non essere presenti) presenti nel 50-70% delle situazioni.

Le caratteristiche definenti non sono presenti nella struttura delle diagnosi di rischio, dove invece troviamo i fattori di rischio.

Fattori correlati

I fattori correlati sono in pratica le cause, i fattori eziologici che determinano una data condizione. Possono essere suddivise in quattro categorie:

  • fisiopatologici (biologici o psichici)
  • situazionali (ambientali, sociali, personali)
  • fasi maturative (legati all’età)
  • trattamenti (terapie, interventi)

L’uso intenzionale di locuzioni come caratteristiche definenti e fattori correlati al posto di segni e sintomi e di eziologia, permette di utilizzare un linguaggio specifico professionale, ma diverso da quello medico.

Linee guida per utilizzo Diagnosi Infermieristiche NANDA

Linee guida per l’utilizzo delle DI NANDA-I:

  1. Usa una o più teorie infermieristiche per guidare i tuoi approcci filosofici e teorici dell’assistenza infermieristica
  2. In base al modello teorico di assistenza infermieristica che hai scelto, effettua l’accertamento(LINK) (o gli accertamenti) della persona per identificare i problemi di salute, gli stati di rischio, la disponibilità alla promozione della salute e del benessere al fine di implementare le successive fasi dell’assistenza infermieristica.
  3. Durante l’accertamento (o gli accertamenti) usa le 7 capacità cognitive e le 10 abitudini del pensiero critico insieme con i processi della persona che sta ricevendo l’assistenza infermieristica.
  4. Conduci accertamenti mirati per identificare le specifiche risposte che la persona sta probabilmente sperimentando, considerando il contesto situazionale.
  5. Raccogli una quantità sufficiente di dati di elevata e media importanza per sostenere o respingere (rule in o rule out) le specifiche diagnosi prese in considerazione.
  6. Confronta i dati dell’accertamento con le DI standardizzate NANDA, cioè i titoli, le definizioni e le caratteristiche definenti.
  7. Appena raccogli i dati considera altre possibili diagnosi.
  8. Quando è possibile, considerando il contesto situazionale, valida le impressioni diagnostiche con l’individuo a la famiglia.
  9. Se c’è più di una diagnosi assegna la priorità.
  10. Comunica agli altri verbalmente o per iscritto la diagnosi o le diagnosi prioritarie come base per pianificare risultati ed interventi.
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Commenti (3)

Francescom

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45 commenti

Con tutto il rispetto...

#3

...ció che crede è irrilevante. I medici godono della fiducia e della gratitudine dei pazienti che salvano ogni giorno. Che lei veda i medici come fredde macchine, snob, lontane dai pazienti e dalla loro sofferenza è un problema solo suo

maumau92

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1 commenti

Caro Medico

#2

Caro medico, dalla mia poca o tanta (chi lo sa) esperienza in reparto, ho solo potuto appurare come noi Infermieri gestiamo letteralmente tutto del paziente, dalla psiche alla salute. La vostra presenza spesso forzata nelle stanza e la vostra noncuranza del paziente in quanto tale, che vi porta il 90% delle volte a chiedere il nome del paziente anche dopo settimane di ricovero, ha portato noi infermieri, negli anni, ad essere sempre più aggiornati e preparati sotto ogni aspetto medico del caso di ogni paziente. Avere una nostra cartella e dare una nostra diagnosi su tutto il quadro completo della salute del paziente è un nostro dovere, dal momento che una persona non è solo la sua malattia ma è prima di tutto un individuo con una storia, dei ricordi, delle esperienze e delle persone attorno che ama e che lo amano e il minimo che si possa fare per lui è accertarsi che ogni sintomo da lui descritto, ogni cambiamento percepito venga registrato e se ne tenga conto per qualsiasi manovra invasiva e non a cui verrà in seguito sottoposto. Il medico faccia il suo che noi sappiamo molto bene come fare il nostro. E se lo facciamo non è per darci un tono da medici ma per fare del bene ai pazienti cosa che, ahimè, a voi spesso sfugge! La saluto. E si aggiorni invece di restare mentalmente chiuso a 20/30 anni fa. La chiusura mentale non l'aiuterà a diventare un buon medico se lo ricordi!

Francescom

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45 commenti

Ma iscriversi in medicina no?

#1

Invece di scimmiottare i medici con questi artifici semantici? Nella mia esperienza non è mai successo che un infermiere sia venuto in sala medici a formulare una sua diagnosi o che addirittura l abbia scritta in cartella! Figuarsi! Per la cronaca poi “deglutizione compromessa” non è una diagnosi, che appunto vuol dire conoscenza attraverso i segni; al massimo puó essere il semplice ravvisamento di un segno, ma la sua interpretazione, analisi e sintesi, è di competenza medica. E questa investitura non avviene su base divina: è la normale distizione di ruoli. Non è possibile fare un esercito di soli generali per far contenta la truppa.