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Infermiere

Coordinatore, la parola d'ordine è comunicare

di Mimma Sternativo

Comunicare per capire quali sono le reali preoccupazioni dei dipendenti, ascoltare cosa dicono, cosa non gli piace, cosa possiamo fare noi per aiutarli, cosa non va bene nel nostro modo di coordinare. Chiedere consiglio ai migliori esperti del mondo: i dipendenti. Insomma, la parola d’ordine è comunicare. È questa la sfida dell’essere un coordinatore infermieristico.

Gli infermieri coordinatori non piacciono

Qualche giorno fa sui social girava un articolo che titolava contro i coordinatori infermieristici accusandoli di non essere dei buoni leader. E i commenti all'articolo non erano certamente più benevoli, anzi.

Insomma, diciamocelo, i coordinatori non piacciono, non siamo dei buoni leader, serviamo solo a fare i turni e facciamo un sacco di preferenze. Ah sì, facciamo anche tanto incazzare i sindacalisti (parola di sindacalista).

E allora possiamo arrenderci dinanzi agli insulti oppure possiamo dimostrare che spesso non è così, che come sempre si fa in fretta a fare di tutta l’erba un fascio.

Mantieni sempre la tua mente aperta al cambiamento. Accoglilo con favore. Sollecitalo. È solo considerando e riconsiderando le tue opinioni che puoi progredire (Dale Carnegie)

Il problema magari è che nessuno t'insegna davvero come essere un buon capo, che mica è facile riuscire a governare e "accontentare" più teste pensanti.

E ci sono poi i vecchi coordinatori, ai quali era stato insegnato a far così, perché prima magari bastava solo quello. Mica c'erano tutti quei libri o quei titoloni di studio". Bastava far ordine.

E poi ci sono i nuovi coordinatori, ai quali è stato insegnato di far diversamente, ma mica gli han spiegato quanto sarebbe stato difficile conciliare le vecchie attività del coordinatore alle nuove. E poi la realtà è sempre un gran casino rispetto alla teoria. Ci sono le proprie aspettative e ci sono quelle degli altri.

Cosa significa poi comandare?

Organizzare un gruppo di lavoro, infondere energia al personale. Sono queste le linee del fronte dove si esercita il comando ed è su questo che veniamo giudicati e per le quali oggi veniamo messi al patibolo.

"Comandare", o meglio ancora, esercitare una leadership non è così semplice come può sembrare ad un osservatore esterno, frettoloso a puntare il dito contro.

E allora qual è il modo migliore? Chiedere consiglio ai migliori esperti del mondo: i dipendenti

A quanto sembra non esiste un modo perfetto per dirigere o almeno non esiste la regola giusta applicabile a qualunque contesto. Il coordinatore è esso stesso una persona pertanto potrà avere un carattere passionale o pacato, spiritoso o severo, riservato o espansivo.

E allora inutile demoralizzarsi nella ricerca della pozione magica per essere il leader perfetto, meglio ricercare le doti personali che ognuno ha per trasformarle poi in attitudine al comando.

Basta non dimenticarsi che le azioni sono molto più potenti delle parole, che calarsi in profondità nell'organizzazione serve a capire come vanno realmente le cose.

Trattare dall'alto in basso, contraddire, rimproverare, umiliare, relazionarsi con l'altro come se si volesse dire "io sono il capo, quindi si fa come dico io", questo non fa di noi dei leader.

Alzare la voce è mai servito davvero a far cambiare idea a qualcuno?

Dale Carnegie, scrittore e creatore di numerosi corsi di auto miglioramento, nel suo libro "Scopri il leader che è in te" consegna ai lettori un unico grande imperativo:

Per quanto possiate trovarvi indaffarati durante la giornata di lavoro, dovete assolutamente trovare il tempo di comunicare. Tutte le brillanti idee del mondo sono prive di valore se non le comunicate

Comunicare per capire quali sono le reali preoccupazioni dei dipendenti, ascoltare cosa dicono, cosa non gli piace, cosa possiamo fare noi per aiutarli, cosa non va bene nel nostro modo di coordinare.

NurseReporter

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