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Rapporto Istat su salute mentale nelle varie fasi della vita

di Redazione

Circa il 15% della popolazione adulta con un disturbo depressivo o di ansia cronica grave si è rivolto negli ultimi 12 mesi a psichiatra o psicologo, con una prevalenza maggiore se si tratta di adulti tra i 18 e i 64 anni (20,5%). Se confrontata con chi riferisce altre patologie croniche, la quota di persone che si rivolge al medico di base almeno una volta l'anno va dal'85,6% al 93,1% in presenza di depressione o ansia cronica grave, come pure quella di chi si rivolge al medico specialista (dal 64,2% al 75,2%).

Disturbi psichiatrici, l'assistenza costa 3,6 miliardi

I dati del rapporto Istat La salute mentale nelle varie fasi della vita

Sono i dati contenuti nel rapporto Istat "La salute mentale nelle varie fasi della vita". Anche l'uso di farmaci è più frequente in questa popolazione, con il 77,1% di individui che ne ha fatto uso con o senza prescrizione medica nelle 2 settimane precedenti l'intervista, contro il 62,9% di coloro che presentano disturbi cronici diversi dalla depressione o l'ansia cronica grave.

Gli utenti di 18 anni e più che nel corso dell'anno hanno fatto ricorso ai servizi erogati dai Dipartimenti di salute mentale (Dsm) sono circa 800 mila (161 per 10 mila residenti). Il trattamento è avvenuto in regime ambulatoriale, residenziale o semi residenziale.

Il tasso di utenti trattati nei servizi territoriali psichiatrici è più alto per le donne, con l'eccezione del Mezzogiorno dove i tassi riferiti agli uomini sono più elevati di quelli delle donne fino a 54 anni. La struttura per età degli utenti trattati si differenzia per genere: tra le donne la percentuale è più alta tra i 55 e i 64 anni, tra gli uomini tra i 45 e i 54 anni.

Al variare dell'età e del genere si modifica il gruppo diagnostico prevalentemente trattato. Negli uomini la schizofrenia e altre psicosi funzionali costituiscono il primo gruppo diagnostico dai 18 ai 64 anni (le percentuali variano da 22,6% a 18-24 anni a 34,6% a 35-44 anni). Solo negli anziani dopo i 65 anni diventa più rilevante la depressione (30-31%), tra gli ultrasettantacinquenni le demenze e i disturbi mentali organici (30,2%).

Nelle donne di 18-34 anni la prima causa di trattamento psichiatrico è dovuta alle sindromi nevrotiche e somatoformi (26,2% a 18-24 anni, 25,7% a 25-34 anni). Dopo i 35 anni diventano più rilevanti i trattamenti per depressione (28,2% a 35-44 anni; 40,0% a 65-74 anni) e, analogamente agli uomini, dopo i 74 anni assume importanza il trattamento delle demenze e disturbi mentali organici (28,1%).

Sul territorio il numero di utenti trattati per ogni struttura è più alto al Nord:

  • 173 al Nord-ovest (da 168 in Piemonte a 197 in Liguria);
  • 186 al Nord-est (da 154 in Friuli Venezia-Giulia a 206 in Emilia-Romagna);
  • 142 al Centro (da 134 in Toscana a 167 in Umbria);
  • 150 nel Mezzogiorno (escludendo la Sardegna, da 85 in Basilicata a 189 in Sicilia).

Nel 2016 sono state registrate circa 174 mila dimissioni di pazienti adulti (compresi i non residenti in Italia) dagli ospedali pubblici e privati accreditati con diagnosi principale di disturbo psichico, corrispondenti ad un tasso di ospedalizzazione pari a 34,4 per 10 mila residenti di 18 anni e più.

Rispetto alla popolazione, le dimissioni per disturbi psichici sono più elevate al Nord (40,4 per 10mila) e più basse al Centro-Sud (rispettivamente 30,4 e 28,6). Nell'ambito delle dimissioni in regime ordinario per disturbi psichici (91%) i ricoveri programmati pesano molto meno rispetto al complesso dei ricoveri (28,9% contro 46,2%), nel 66,1% dei casi si tratta di ricoveri urgenti.

I Trattamenti sanitari obbligatori (Tso) costituiscono il 5,0% del totale (7,0% nella classe 18-34 anni, 2,1% nella classe 65 anni e più) e il 9,8% dei ricoveri per schizofrenia. Per quanto riguarda la modalità di dimissione, il 79,9% delle dimissioni per disturbi psichici avviene al domicilio in dimissione ordinaria o protetta (nel complesso delle dimissioni ammonta all'87,9%). Il 5,8% delle dimissioni è volontaria (2,2% nel totale) e sale all'11,9% se il ricovero è avvenuto per alcolismo e tossicomanie e al 9,2% nel caso di disturbi della personalità e del comportamento.

La dimissione volontaria riguarda l'8,3% dei casi riferiti a pazienti di 18-34 anni, età in cui sono più frequenti tali disturbi. La modalità di dimissione varia in maniera significativa nel territorio anche in conseguenza della diversa offerta di servizi alternativi al domicilio.

Nel Nord-est solo il 67,4% delle dimissioni avviene al domicilio, rispetto all'87,9% del Centro e all'87,0% del Mezzogiorno, perché l'8,0% delle dimissioni è verso una Residenza sanitaria assistenziale - Rsa (1,3% al Centro e 1,1% nel Mezzogiorno) e il 5,1% è in Assistenza domiciliare integrata - Adi (0,2% al Centro e 0,1% nel Mezzogiorno).

Costi per l'assistenza territoriale psichiatrica

I costi per l'assistenza sanitaria territoriale psichiatrica ammontano nel 2016 a 3,6 miliardi di euro, con un'incidenza sulla spesa sanitaria pubblica totale pari al 3,2%, secondo le stime pubblicate dal Ministero della salute. Rispetto alla popolazione residente adulta (18 anni e più), si sono spesi in media 71 euro procapite, che variano da un minimo di 42 euro in Basilicata a un massimo di 145 euro nella Provincia autonoma di Trento.

Anche l'incidenza dei costi sulla spesa pubblica totale mostra un'elevata variabilità regionale, passando dal 1,9% in Basilicata al 6,3% nella Provincia autonoma di Trento. Quasi la metà (47,9%) delle risorse è stata assorbita dall'assistenza ambulatoriale e domiciliare, il 39,0% dall'assistenza residenziale e il restante 13,1% da quella semiresidenziale.

A livello regionale si rilevano alcune situazioni estreme: la Valle d'Aosta destina il 10,3% delle risorse all'assistenza ambulatoriale e domiciliare e il 76,7% all'assistenza residenziale; il Molise rispettivamente 26,2% e 73,8% e non ha assistenza semiresidenziale.

Per l'assistenza ambulatoriale e domiciliare, anche escludendo Valle d'Aosta e Molise, l'incidenza sui costi di assistenza territoriale psichiatrica totale varia dal 21,2% della Basilicata al 69,5% della Provincia autonoma di Trento. Per l'assistenza residenziale si va dal minimo del 21,0% della Campania al massimo del 59,1% delle Marche.

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