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salute mentale

Trattamento sanitario obbligatorio, cos'è e quando si applica

di Davide Mori

Con il termine Trattamento Sanitario Obbligatorio si intendono una serie di interventi sanitari che possono essere applicati in caso di motivata necessità ed urgenza, e qualora sussista il rifiuto al trattamento da parte del soggetto che deve ricevere assistenza. Il TSO è disposto con provvedimento del Sindaco, in qualità di massima autorità sanitaria del Comune di residenza o del Comune dove la persona si trova momentaneamente, dietro proposta motivata di due medici (di cui almeno uno appartenente alla Asl di competenza territoriale).

TSO, come funziona il trattamento sanitario obbligatorio

Correva l'anno 1978. Negli USA era stato da poco lanciato il primo episodio di Dallas che avrebbe fatto la storia delle fiction, gli israeliani invadevano il Libano e in Italia il sistema sanitario, che sarebbe stato istituito pochi mesi dopo, stava già avviando la sua prima rivoluzione.

L'allora cinquantaquattrenne Franco Basaglia, medico psichiatra di Venezia, si faceva promotore di una legge, la n.180, che avrebbe stravolto l'ordinamento degli ospedali psichiatrici abrogando la legge n.36/1904 ormai ultra settantenne.

In realtà, la legge 180 in sé durò solo pochi mesi, poiché i suoi articoli furono inclusi nella riforma sanitaria della legge n.833 (art. 33-35) dello stesso anno, ma la portata innovativa fu tale che ancora oggi quando si parla di Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) si fa riferimento alla c.d. legge Basaglia.

Con il termine Trattamento sanitario obbligatorio si intendono una serie di interventi sanitari che possono essere applicati in caso di motivata necessità ed urgenza e qualora sussista il rifiuto al trattamento da parte del soggetto che deve ricevere assistenza.

Spesso si associano erroneamente i TSO alle sole patologie psichiatriche; in realtà i TSO possono essere disposti per qualsiasi causa sanitaria, come ad esempio per le malattie infettive dove il rifiuto di un trattamento potrebbe rappresentare una minaccia per la salute pubblica.

Il TSO è disposto con provvedimento del Sindaco, in qualità di massima autorità sanitaria del Comune di residenza o del Comune dove la persona si trova momentaneamente, dietro proposta motivata di due medici (di cui almeno uno appartenente alla Asl di competenza territoriale).

Il trasporto del paziente in struttura ospedaliera, nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (Spdc), deve essere operato dal servizio di emergenza extra-ospedaliero in collaborazione con l'organo di polizia locale del comune di riferimento.

La procedura termina con la convalida del provvedimento del sindaco da parte del giudice tutelare di competenza che, attraverso il messo comunale, riceverà gli atti entro 48 ore dalla loro emanazione.

Qualora delle tre condizioni viste in precedenza ne sussistano solo le prime due, e quindi il trattamento sanitario possa essere adoperato al di fuori del contesto ospedaliero (ad esempio a domicilio con attivazione di visite domiciliari), il sindaco può optare per il TSO extra-ospedaliero, il cui scopo è quello di incidere meno negativamente sulla vita del paziente.

TSO e dignità personale

Il TSO deve essere considerato come un’eventualità del tutto eccezionale, attivabile solo dopo che tutti i tentativi di ottenere un consenso del paziente siano falliti e di durata limitata nel tempo (massimo sette giorni rinnovabili, qualora sussistano ancora le condizioni, su richiesta di uno psichiatra).

Il TSO, come sancito dall'articolo 32 della Costituzione, deve svolgersi nel rispetto della dignità della persona e può essere trasformato, in qualunque momento, in ricovero volontario su richiesta del paziente.

Il TSO in degenza ospedaliera viene considerata dalla legge la forma massima della limitazione della libertà personale e per questo il ruolo giocato dalla prevenzione, dall'educazione sanitaria e dai servizi territoriali risulta essere di fondamentale importanza.

Il TSO nei pazienti minori

Particolare attenzione merita il TSO nei pazienti in età evolutiva che, anche se non citato in alcun modo dalla legge 833/78, rappresenta un’evenienza di non sempre facile interpretazione.

Nei minorenni la capacità di esprimere un consenso valido è considerata imperfetta e incompleta e la competenza formale all’espressione del consenso è in capo agli esercenti la potestà genitoriale, il cui consenso è sufficiente a fare ritenere “volontario” il ricovero del minore.

Nonostante ciò il consenso, non essendo un atto contrattuale bensì un atto giuridico unilaterale, fa sì che anche l'infradiciottenne, o minore "maturo", che detiene la capacità naturale di intendere e volere, debba essere interpellato attraverso la richiesta di un suo assenso/dissenso al trattamento da parte dei sanitari.

Al fine di garantire il diritto di autodeterminazione del paziente minore "maturo", in caso di contrasto tra tutore e minore, relativamente ad atti medici che incidano significativamente sulla integrità personale del ragazzo, è opportuno un intervento del Giudice Tutelare.

Di seguito una tabella che riassume le varie possibilità e i possibili interventi nel caso di minori:

Minore Genitori Intervento
Assenso Consenso Si procede
Assenso Rifiuto da parte di uno o entrambe i genitori

Segnalazione alla Procura del Tribunale dei minori

Rifiuto Rifiuto da parte di uno o entrambe i genitori

Segnalazione alla Procura del Tribunale dei minori

oppure

TSO ospedaliero/TSO extraospedaliero

Rifiuto Consenso, situazione ambientale adeguata e collaborante TSO ospedaliero/TSO extraospedaliero
Rifiuto Consenso, ma situaizone mabientale di pregiudizio per la salute del minore Segnalazione alla Procura del Tribunale dei minori

Critiche e perplessità intorno al Tso

Negli anni la complessità del procedimento da attivare per ottenere un Trattamento sanitario obbligatorio non ha mancato di sollevare perplessità e reazioni contrastanti, sia dagli addetti ai lavori sia nei dibattiti politici.

In particolare è stata sottolineata l'eccessiva macchinosità, nonché la concentrazione di troppo potere decisionale nelle mani delle autorità amministrative piuttosto che in quelle dei sanitari, definendolo spesso un dispositivo amministrativo e non medico.

Tuttavia i numerosi oneri burocratici imposti attraverso la legge, riflettono in realtà la preoccupazione del legislatore di evitare un ricorso al TSO in modo sproporzionato, che ne snaturerebbe la sua natura di extrema ratio, rischiando inoltre, in contrasto con i principi costituzionali, di ledere la dignità del paziente.

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