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Terapia EMDR: Eye Movement Desensitization and Reprocessing

di Francesca Gianfrancesco

L’EMDR, Eye Movement Desensitization and Reprocessing (Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un innovativo metodo psicoterapeutico, interattivo e strutturato, utilizzato per il trattamento di psicopatologie legate ad eventi traumatici ma anche a vissuti emotivamente stressanti. Questa tecnica ha l’obiettivo di ridurre la sofferenza psicologica legata al trauma e rafforzare le credenze adattive relative all’evento stesso.

Come funziona l’EMDR

L'evento traumatico è un'informazione che rimane "bloccata" nelle reti neurali e provoca un disagio che persiste nel tempo

L’evento traumatico genera nel sistema nervoso un'instabilità che assimila l’informazione negativa legata all’evento stesso (che comprende immagini, suoni, sensazioni fisiche) conservandola neurologicamente come una condizione disturbante.

Le informazioni “bloccate” nelle reti neurali, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza di patologie come il disturbo post traumatico da stress (PTSD) e altri disturbi psicologici.

Le tracce profonde degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello e molte persone continuano anche dopo decenni a soffrire di sintomi che condizionano il loro benessere e impediscono loro di “andare oltre” e riprendere una nuova vita.

Tramite la terapia con EMDR questa informazione viene prima riattivata e poi rielaborata, desensibilizzandola. La terapia EMDR si basa sul modello AIP (Adaptive Information Processing) secondo cui i ricordi non elaborati danno origine a molte disfunzioni tra cui l’ansia, la depressione, le fobie, i sintomi somatici e le dipendenze.

Attraverso l’EMDR i ricordi negativi legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, cioè perdono la loro carica emotiva negativa. Quindi i pensieri intrusivi legati al trauma si attutiscono o addirittura spariscono diventando più “adattivi”, facendo diminuire anche le emozioni e le sensazioni fisiche spiacevoli ad essi legati.

Il setting terapeutico ideale per l’EMDR

Prima di iniziare la terapia con EMDR si cerca nel paziente il suo “posto sicuro”. Con l’aiuto del terapeuta, il paziente identifica un posto fisico dove ha percepito sicurezza e senso di benessere. Il terapeuta chiede al paziente, iniziando con i movimenti oculari, di mentalizzare l’immagine di quel posto rievocando in lui sensazioni positive di tranquillità e protezione.

Queste sensazioni benevole devono poi trovare una collocazione corporea ed essere legate ad una parola chiave, sempre continuando con i movimenti oculari in modo da creare un’associazione parola-immagine-sensazione positiva.

In cosa consiste la terapia con EMDR

La terapia con EMDR parte da una profonda conoscenza del paziente tramite un’accurata anamnesi da parte del professionista terapeuta, con successiva spiegazione chiara del piano terapeutico. In questa fase è importante valutare l’idoneità del paziente al trattamento e la stabilità personale, nonché le risorse possedute.

Bisogna accertarsi che ci sia possibilità di un trattamento di continuità. Si illustra la teoria e le fasi del percorso. Il terapeuta dovrà quindi individuare delle tecniche di rilassamento nel caso in cui avvenga una eccessiva attivazione.

Il trattamento con la terapia EMDR prevede due passaggi standardizzati che comprendono la focalizzazione simultanea su:

  • Associazione spontanea di immagini, pensieri e sensazioni corporee (negative) legate all’evento traumatico
  • Stimolazione oculare bilaterale alternata, che avviene comunemente attraverso rapidi movimenti oculari che riattivano la capacità innata di reagire che è stata bloccata per l’impatto emotivo e l’effetto traumatico

Segue la fase della chiusura.

Il primo passo è, dunque, un processo conoscitivo cronologico seguendo una precisa linea temporale: si cerca di individuare i ricordi passati, gli avvenimenti recenti che aumentano l’intensità del malessere e gli eventi futuri che possono essere associati all’attuale disagio.

Una volta individuato il ricordo da cui partire si chiede al soggetto di focalizzarsi sull’immagine peggiore legata a quel ricordo. Viene quindi chiesto dal terapeuta qual è la percezione negativa di sé che viene associata al ricordo traumatico. Le risposte più frequenti sono: sono incapace, sono inadeguato, sono impotente, sono sbagliato, non valgo niente.

È fondamentale che la cognizione negativa sia riferita a sé stessi e che sia collocata nel presente, poiché risiede lì la disfunzione. Per intenderci, se il paziente presenta cognizioni come “sono impotente” e “ero impotente”, la terapia EMDR agirà solo nel primo caso, poiché “sono impotente” è una percezione disfunzionale e non adeguata al tempo, considerando il momento presente, mentre non interviene nel secondo caso (“ero impotente”), poiché la relazione tra evento e cognizione di sé è probabilmente corretta.

Il passaggio successivo prevede l’individuazione di una cognizione con accezione positiva, quindi ciò che di bello si vorrebbe pensare di sé stessi in relazione all’evento, spingendo il paziente ad una sorta di percezione alternativa dell’evento traumatico.

Il terapeuta spinge poi nel mettere in luce le emozioni provate “qui ed ora” e chiede di descrivere le sensazioni fisiche che il paziente prova sul suo corpo mentre mentalizza il ricordo traumatico.

Stimolazione oculare bilaterale alternata

Il secondo passaggio (in realtà simultaneo) è quindi la stimolazione oculare bilaterale alternata. I set di stimolazione hanno caratteristiche differenti in base al paziente. Possono variare nella direzione, nella velocità e nella distanza, ma anche nella durata.

Ogni set comprende tra 24 e 36 movimenti bidirezionali. Alla fine di ogni set si chiede un feedback al paziente per permettere la valutazione dei nuovi pensieri, delle nuove immagini e sensazioni affiorati durante il percorso. Il tutto viene valutato tramite scale validate.

Viene presa in considerazione la possibilità, durante la stimolazione, di un'eccessiva attivazione. In questo caso il terapeuta potrebbe utilizzare dei movimenti verticali per indurre una fase di rilassamento. Nell’ipotesi in cui si percepisca un blocco nell’elaborazione, i movimenti diventerebbero circolari o a forma di otto. Se invece il paziente non tollera i movimenti oculari, essi possono essere sostituiti da stimolazione uditiva alternata a picchiettii sulle mani.

La fase della chiusura ha come obiettivo quello di controllare lo stato di equilibrio del paziente. Durante la seduta successiva, generalmente dopo una settimana, il terapeuta valuterà eventuali nuovi disturbi, immagini o emozioni legate all’evento traumatico. Si chiede infine al paziente di annotare sogni, percezioni, pensieri o immagini che emergono durante la settimana in relazione al ricordo elaborato.

Elaborazione dell’esperienza o dell’evento traumatico

Al termine della terapia con l’EMDR l’esperienza traumatica o l’evento fortemente stressante viene elaborato, permettendo al paziente di cambiare prospettiva e cambiare la valutazione cognitiva di sé associando all’evento emozioni adeguate che a loro volta cancelleranno le reazioni fisiche inadatte.

Questo permette cioè di adottare dei comportamente più adattivi sulla base del modello teorico su cui è fondata questa terapia, come detto il modello AIP, Adaptive Information Processing. Il paziente vive il ricordo dell’esperienza traumatica in modo distaccato come se fosse un “ricordo lontano”, non più disturbante o intrusivo emotivamente.

Dal punto di vista clinico invece il paziente non presenta più la classica sintomatologia legata al disturbo post-traumatico da stress né i comportamenti di evitamento o di attivazione/reattività nei confronti di stimoli legati all'evento. Un altro significativo mutamento è dato dalla facoltà del paziente di differenziale meglio i pericoli reali da quelli eccessivi derivanti dall’ansia.

Quando è indicata la terapia EMDR

La terapia con EMDR viene utilizzata per far riaffiorare e poi desensibilizzare emozioni, cognizioni e sensazioni fisiche negative legate all’evento traumatico o ad una condizione particolarmente stressante.

Diventa quindi uno strumento considerevole per l’elaborazione di tutti quei momenti di vita che sono complici dell’insorgenza di depressione, disturbi di panico, fobie, disturbi ossessivi o legati all’alimentazione, psicosi, dipendenze.

Già dai primi studi sull’efficacia del trattamento ad opera della ricercatrice americana Francine Shapiro (a cui viene riconosciuta la scoperta della tecnica) sono stati riportati numerosi risultati terapeutici positivi, riconoscendo negli anni all’EMDR più conferme scientifiche di qualunque altro metodo usato per il trattamento dei traumi. Ma non solo.

L’elenco dei disturbi trattati con risultati positivi è considerevole:

  • Disturbi post-traumatici da stress dei veterani delle guerre: i soldati di ritorno da Iraq, Afghanistan, Vietnam, Corea e della Seconda guerra mondiale non presentavano più flashback, incubi e altre conseguenze dei DPTS
  • Fobie, disturbi da panico, disturbo ossessivo compulsivo e disturbo d’ansia generalizzata: i soggetti trattati con EMDR presentano una notevole riduzione dei sintomi e della paura
  • Lutto: i soggetti sono stati risollevati dal lutto eccessivo e dai sensi di colpa, inadeguatezza, impotenza, tristezza legati ad esso
  • Depressione di bambini/adolescenti toccati da esperienze scioccanti
  • Disturbi dovuti ad assalti violenti: le vittime di crimine come ufficiali di polizia, vigili del fuoco o operatori sul campo non soffrono più la natura stressante del loro lavoro. Vittime di incidenti stradali, violenze sessuali, disastri naturali sono in grado di riprendere la loro vita e le normali attività di relazione
  • Dipendenze: i soggetti a ogni livello di dipendenza, chimica, sessuale, da gioco d’azzardo, ecc., mostrano chiari segni di recupero e diminuzione della tendenza alla ricaduta
  • Disfunzioni familiari, coniugali o sessuali: i soggetti trattati con l’EMDR sono in grado di stabilire relazioni sane e di mantenerle

Ma come funziona l’EMDR?

Gli studi riguardanti la terapia con EMDR hanno evidenziato cambiamenti neurobiologici dopo ogni seduta, rendendo così questa tecnica un trattamento psicoterapeutico con un'efficacia neurobiologica provata. È stata confermata l’associazione tra i risultati clinici e alcuni cambiamenti sia a livello strutturale che funzionale del cervello.

Ma come possono i movimenti oculari attivare un processo di elaborazione? In realtà le ipotesi sono tante:

  • La stimolazione bilaterale ha effetto sulla “risposta di orientamento” riducendo il livello di attivazione e reattività del sistema nervoso
  • I movimenti oculari producono effetti simili a quelli che si verificano durante la fase REM del sonno inducendo una risposta di rilassamento desensibilizzando la risposta ansiosa
  • I movimenti oculari facilitano il processo di distrazione nei confronti del trauma permettendo un’esposizione dosata
  • La stimolazione oculare bilaterale riduce la vividezza dell'immagine legata al trauma, poiché agisce su alcune componenti della memoria, moderando i pensieri e le emozioni nonché le sensazioni fisiche legate ad esso
  • I movimenti oculari inducono cambiamenti sinaptici direttamente collegati all’elaborazione dei ricordi

Inoltre, diversi studi dimostrano come la terapia con EMDR normalizza i livelli di cortisolo, alterati - come noto - nei disturbi post traumatici da stress.

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