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Il Centro d'accoglienza Fenoglio e il progetto Triton Frontex

di Daniela Berardinelli

Un centro di accoglienza è, in primis, un centro dove fare prevenzione, a beneficio di tutti. Lo sanno bene i professionisti che lavorano nel Centro di accoglienza Teobaldo Fenoglio di Settimo Torinese, dove continua l’impegno per lo screening della malattia tubercolare per persone provenienti da aree ad alta endemia di malattia nell’ambito del progetto Triton Frontex.

Migranti e prevenzione, la storia del centro di accoglienza Fenoglio

Attività di screening della malattia tubercolare al centro Teobaldo Fenoglio di Settimo Torinese

Il centro Teobaldo Fenoglio fu costruito inizialmente per ospitare gli operai che lavoravano alla costruzione dell’alta velocità Torino-Milano, lasciato poi in disuso per alcuni anni nel 2010 fu preso in gestione dalla Croce Rossa Italiana in accordo con il Comune di Settimo Torinese, la Provincia di Torino e le Regioni Piemonte e Valle d’Aosta, dandogli un nuovo volto caratterizzato da inclusione sociale, integrazione e risposta alle emergenze.

Il centro divenne così riferimento per la prima accoglienza e lo smistamento dei migranti delle regioni Piemonte e Valle d’Aosta e ad oggi rappresenta uno dei progetti meglio riusciti all’interno del sistema di accoglienza italiano.

I migranti che arrivavano dai porti di sbarco (definiti hotspot), venivano visitati dai medici per accertarne lo stato di salute e mediamente venivano ospitati in loco per poco tempo con un continuo ricambio tra chi lascia il centro ed i nuovi arrivi.

La struttura di Settimo (definita HUB) generalmente ospitava tra le 700 e le 800 persone in un’area di accampamento costituita da tende e palazzine prefabbricate, anche se ad oggi, in seguito all’accordo sull’immigrazione Italia-Libia, il numero è drasticamente calato intorno a poco più di 200 ospiti.

Il centro non aveva solo funzione di HUB (cento di riferimento) regionale, ma dal 2013 una parte era (e lo è ancora) dedicata ad una struttura SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) ed i soggetti che vi rientrano possono rimanere, in media, fino ad un anno e frequentare scuole di formazione o professionali, conseguire la licenza media, studiare all’università ed essere inseriti nel mondo del lavoro (ad oggi dopo il decreto Salvini questa struttura è accessibile solo a coloro che sono in possesso dello status di rifugiati).

Di fondamentale importanza è tuttora il lavoro svolto dai medici della Croce Rossa, che si occupano di eseguire un esame completo di ogni migrante entrante nel campo e di procedere con i trattamenti per la cura di eventuali patologie. Nel caso vi fosse la necessità di interventi sanitari complessi o trattamento di patologie gravi, i soggetti vengono trasportati nelle strutture ospedaliere limitrofe.

Nonostante i primi controlli ed esami vengano effettuati nei porti di sbarco non era raro che al centro di Settimo Torinese arrivassero, tramite un viaggio in pullman che poteva durare molte ore, soggetti con patologie anche gravi che, in qualche modo, non erano state diagnosticate o trattate. Su questo modello si inseriva il progetto Triton Frontex per lo “screening della malattia tubercolare per persone provenienti da aree ad alta endemia di malattia”.

Il servizio di Radiologia Domiciliare e Territoriale di Città della Salute e della Scienza, in data 28 maggio 2017 iniziava l’attività clinica presso questo centro HUB. Con “radiologia domiciliare” si intendono tutte quelle procedure atte ad effettuare esami di tipo radiologico al domicilio del paziente o in una struttura non ospedaliera o ambulatoriale.

Dal 2016 la Radiologia Domiciliare è centro di riferimento regionale che si occupa di seguire ed offrire un servizio importantissimo alle popolazioni più fragili: malati fragili come disabili, bambini, anziani, telemedicina carceraria e migranti.

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