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Patologia

Morbo di Alzheimer, la più diffusa tra le demenze senili

di Ivan Loddo

Il morbo di Alzheimer - che prende il nome da Alois Alzheimer, il neuropatologo tedesco che per primo lo descrisse - è una patologia neurodegenerativa, progressiva e irreversibile. La malattia di Alzheimer colpisce la memoria e le funzioni cognitive, ripercuotendosi sulla capacità di parlare e di pensare, ma non solo. Tra le manifestazioni si registrano anche stati confusionali, repentini cambi di umore e disorientamento spazio-temporale.

Alzheimer, un po’ di numeri sulla patologia neurodegenerativa

Con il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale, si stima che nel 2040, il numero di persone affette da demenza arriverà a superare gli 81 milioni. La causa più comune di demenza è sicuramente il Morbo di Alzheimer. 


In Italia più di 600 mila persone ne soffrono e la spesa sanitaria, per il 73% a carico delle famiglie dei pazienti, per ciascun malato può arrivare a toccare i 16 mila euro ogni anno. Cifre esorbitanti considerando che attualmente non esistono cure definitive per questa patologia e che nel 2050 il tasso di incidenza sarà di 1 caso ogni 85 sani.


Il morbo di Alzheimer, che prende il nome da Alois Alzheimer, il neuropatologo tedesco che per primo lo descrisse, è una patologia neurodegenerativa, progressiva e irreversibile.

Rappresenta la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante e nonostante il numero incredibile di studi, le cause e i meccanismi di progressione non sono ancora ben compresi, per quanto alcune ricerche indichino un'origine multifattoriale.

Molto spesso associata all'età, la malattia di Alzheimer non è soltanto una conseguenza dell'invecchiamento, ma una patologia con caratteristiche e segni ben definiti.

Nonostante sia stata descritta per la prima volta nel 1906, rimane una malattia incurabile, caratterizzata dalla mancanza di strumenti di prevenzione concreti e da un decadimento cognitivo graduale che conduce molto spesso il paziente e i suoi caregiver ad un’importante trasformazione della qualità di vita.

Morbo di Alzheimer, come si manifesta

Florence Nightingale

La malattia è caratterizzata da un esordio piuttosto silente.

Il paziente nella fase iniziale tende a scordare le cose più ovvie e routinarie fino a non riconoscere i parenti più stretti e a necessitare di costante aiuto anche nelle faccende quotidiane che prima svolgevano con regolarità.

È facile vederlo in difficoltà con il conteggio del denaro, avere vuoti di memoria e riporre gli oggetti in posti inconsueti.

Alzheimer, le fasi iniziali del morbo

Sempre nelle prime fasi, il paziente con Alzheimer si disorienta nel tempo e nello spazio, si smarrisce quindi nei luoghi più familiari ed è portato a ripetere con una certa frequenza le stesse frasi. 


Un aspetto molto importante è quello legato alla cura di sé: i pazienti trascurano quasi completamente l'igiene personale ed evitano tutte quelle attività legate alla cura dell'aspetto fisico quali ad esempio il pettinarsi, il truccarsi, il vestirsi e/o lo scegliere abiti adeguati.


Lo squilibrio emotivo e la manifestazione di sintomi di irritabilità sono ancora piuttosto controllati in queste fasi, mentre i deficit cognitivi e comportamentali si intensificano con l'aggravarsi delle caratteristiche lesioni neurologiche.

Fase intermedia del morbo di Alzheimer

Nella fase intermedia il paziente perde quasi totalmente la sua autonomia, i comportamenti sono sempre più spesso caratterizzati da importanti manifestazioni comportamentali imprevedibili, aggressive e violente.

Il morbo di Alzheimer in fase avanzata

Nella fase avanzata, i segni descritti nelle fasi precedenti sono conclamati: il paziente perde totalmente il controllo di ogni stimolo, evita di mangiare, diventa completamente apatico, incontinente e può essere destinato a stare a letto o su una sedia a rotelle.

Le cause del morbo di Alzheimer

La fisiopatologia del Morbo di Alzheimer è tutt'oggi oggetto di studio, così come la comprensione delle cause effettive rappresenta una sfida mondiale per i neurologi.

Non esistono prove “sicure” che un particolare gruppo di persone sia candidato ad ammalarsi di Alzheimer, per quanto si registrino maggiori casi negli anziani con più di 65 anni di età e che vi sia un’incidenza inferiore nelle persone con un alto livello di istruzione.

Il tanto discusso fattore ereditario non ha trovato consensi unanimi nella comunità scientifica internazionale, così come etnia, sesso, posizione geografica e livello socio-economico non rappresentano, ad oggi, dei fattori determinati oggettivi. 


Per quanto le donne, nel complesso, abbiano fatto registrare i più alti tassi di prevalenza, questa rappresenta una variabile discutibile, in quanto è fondamentale, sotto questo aspetto, prendere in considerazione che le donne stesse hanno mediamente una durata di vita superiore a quella degli uomini.

Il Morbo di Alzheimer apparirebbe come una malattia multifattoriale che potrebbe interessare sia una componente genetica che una ambientale, ma resta importante segnalare come non esistano test strumentali e di laboratorio che possano predire ad un individuo che nel futuro avrà una determinata possibilità di sviluppo della malattia.

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