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Procedura

Tomografia Assiale Computerizzata e assistenza infermieristica

di Chiara Vannini

La figura dell’infermiere è sempre più presente anche nelle U.O. di Radiologia. L’integrazione è dovuta al fatto che ogni tipo di paziente che accede per eseguire Rx, TAC o RMN ha dei bisogni assistenziali e relazionali per i quali sono necessarie competenze infermieristiche.

Competenze infermieristiche durante la TAC

Gli utenti che accedono all’U.O. di Radiologia non sono esclusivamente utenti esterni, ma spesso provengono dai reparti di degenza o dal Pronto soccorso dell’ospedale e per questo motivo, il fatto di essere affidati all’assistenza dell’infermiere di radiologia, garantisce continuità assistenziale anche fuori dal reparto di provenienza.

L’indagine diagnostica che sicuramente richiede la presenza costante dell’infermiere è la TAC, in particolare la TAC con Mezzo di contrasto (MDC).

La TAC, tomografia assiale computerizzata, è un’indagine radiologica precisa e specifica che, attraverso l’uso di radiazioni ionizzanti (raggi X) consente di ottenere immagini del paziente suddivise in strati corporei. È un’indagine molto più precisa della semplice radiografia, sempre più utilizzata e diffusa, alla quale sono però correlati effetti collaterali sul paziente, oltre che, inevitabilmente, ricadute economiche.

Qualora si desideri ottenere immagini più precise, è possibile che il medico chieda che venga somministrato il MDC. Il Mezzo di contrasto è una sostanza in grado di modificare il modo in cui viene visualizzato l’organo o la struttura analizzata alla TAC, alterandone il contrasto in modo da rendere visibili dettagli che altrimenti non si riuscirebbero ad apprezzare.

Nonostante la sua utilità, esso ha controindicazioni importanti, legate alla tollerabilità da parte del paziente e ad eventuali reazioni allergiche legate al mezzo iodato. I mezzi iodati sono in particolar modo controindicati in pazienti con insufficienza renale o insufficienza cardiaca grave a causa del meccanismo di escrezione della sostanza.

Assistenza al paziente durante l’esecuzione TAC

Prima dell’esame: prima dell’esecuzione dell’esame, il paziente deve essere correttamente informato della tipologia di indagine, di come essa si svolge, quanto dura e, qualora sia prevista la somministrazione di MDC, occorre controllare che vi sia il consenso informato in cartella, e il paziente sia a conoscenza della sintomatologia a cui può andare incontro.

In questa fase è fondamentale l’interazione tra medico, infermiere e tecnico di radiologia nel fornire le informazioni necessarie. Dare al paziente tutte le informazioni necessarie è utile per ridurre il più possibile la sua ansia verso l’esame, poiché è dimostrato che un livello elevato di ansia libera istamina, aumentando considerevolmente il rischio di effetti collaterali durante l’esame.

L’obiettivo è quello che il paziente esegua l’indagine in modo corretto evitandogli ogni possibile stress psico-fisico.

L’infermiere controlla che il paziente non indossi oggetti in metallo, da gioielli fino a protesi mobili, ganci, cerniere o spille, poiché possono produrre artefatti nelle immagini.

In collaborazione con il tecnico di radiologia, fa accomodare il paziente sul lettino, nella posizione più indicata in base alla zona del corpo che deve essere sottoposta a TAC. Occorre accertarsi che il paziente si trovi in posizione comoda, così da evitare spostamenti o aggiustamenti di postura durante l’esame e che il paziente possa ventilare correttamente o sia in grado di stare eventualmente in apnea, se richiesto.

Può essere necessario monitorare il paziente durante l’esame; può inoltre accadere che il paziente sia ventilato meccanicamente. Per questo motivo è fondamentale che il monitor multiparametrico e il ventilatore siano ben visibili dall’esterno della sala TAC.

Per la somministrazione del MDC iodato, occorre che il paziente abbia un accesso venoso. Se il paziente è ricoverato, avrà sicuramente un ago cannula oppure un CVC in sede; viceversa, se il paziente viene dal domicilio, è necessario che l’infermiere posizioni un accesso venoso. Il calibro ideale, vista la viscosità del liquido e la velocità con cui viene iniettato, è di 18 – 20 G; esso viene somministrato da una pompa automatica e può raggiungere flussi anche superiori a 3,5 ml/sec.

Florence Nightingale

Occorre avvisare il paziente che, durante la somministrazione di MDC, potrebbe innanzitutto percepire una sensazione di calore al corpo e un sapore in gola di tipo metallico; questa sintomatologia è secondaria alla vasodilatazione che causa l’entrata in circolo del liquido.

Altri effetti collaterali che possono comparire sono orticaria e nausea, anche associata a vomito. Raramente, ma occorre ricordarlo, il MDC può dare reazioni gravi fino allo shock anafilattico ed ogni membro dell’équipe deve essere addestrato a gestire la situazione di urgenza sia con la somministrazione di farmaci che con manovre di emergenza.

Per questo motivo, in ogni U.O. di radiologia deve essere presente un armadio farmaceutico che contenga tutti i farmaci da usare in casi di emergenza o reazione avversa, ed eventualmente un carrello delle urgenze con il necessario per poter ventilare ed eventualmente intubare il paziente, un defibrillatore e un aspiratore.

Durante l’esame: durante l’esame è necessario controllare visivamente il paziente in maniera continua. Se il paziente è instabile clinicamente, può essere necessario un monitoraggio ECG, pressorio e della SpO2 visibile dall’esterno. È fondamentale che il tecnico di radiologia mantenga un contatto verbale, attraverso il microfono, con il paziente all’interno della sala TAC, comunicando l’inizio dell’esame, e soprattutto, l’inizio della somministrazione del MDC. Va infatti ricordato che la somministrazione del MDC viene controllata dal tecnico di radiologia dall’esterno della sala. È però responsabilità dell’infermiere controllare il buon funzionamento dell’accesso venoso e connettere il deflussore al paziente prima dell’inizio dell’esame.

Dopo l’esame: infermiere e tecnico di radiologia si accertano delle condizioni del paziente e lo aiutano a scendere dal lettino della TAC. Si accertano visivamente, facendo domande, ed eventualmente rilevando i parametri vitali, dello stato di salute del paziente. Il paziente va infine avvisato che nelle ore successive deve bere molta acqua per favorire l’eliminazione del MDC il più velocemente possibile.

NurseReporter

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