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Crisi epilettica, le strategie di intervento

di Maria Cristina Piegari

Nell'antichità l'epilessia venne a lungo ritenuta la malattia dei re e certamente le Sibille davano le loro risposte sul futuro in preda a crisi epilettiche, magari scatenate da vapori o fumi inalati. Allora si riconosceva l'epilettico dalle ustioni e si diceva che fosse attratto dal fuoco, ma ciò dipendeva dal fatto che la luce della fiamma scatenava le convulsioni e frequentemente il malato finiva col cadervi dentro. Oggi il fuoco è poco utilizzato per il riscaldamento o l'illuminazione, per cui la crisi è di solito scatenata da cause diverse.

Cos’è una crisi epilettica? Come insorge?

La crisi epilettica è la manifestazione acuta della patologia neurologica definita epilessia. Epilessia, dal greco, significa "sono preso, sono colpito da qualcosa".

Il cervello può essere considerato come un complesso elaboratore che riceve e rinvia messaggi di natura fondamentalmente elettrica. Affinché la gestione e l'elaborazione degli impulsi elettrici venga operata correttamente, occorre che questi circolino in modo ordinato.

Durante una crisi epilettica la normale circuitazione elettrica subisce, invece, una momentanea alterazione, un po’ come se si producessero dei brevi cortocircuiti cerebrali; di conseguenza, la funzione di controllo normalmente esercitata dal cervello, risulta temporaneamente sospesa o compromessa.

Esistono due tipi di convulsioni epilettiche:

  • convulsioni generalizzate: iniziano in età pediatrica e non esistono cause evidenti ovviabili;
  • convulsioni focali o parziali: in genere, sono provocate da trauma, infezione, problemi vascolari quali la trombosi o l'embolia, tumori.

Le convulsioni generalizzate si distinguono, a seconda della gravità, in:

  • crisi di piccolo male;
  • crisi di grande male.

Le crisi di piccolo male si verificano principalmente nei bambini. Si concretizzano in improvvisi e completi distacchi dalla realtà da parte del soggetto, che rimane per alcuni minuti totalmente assente, in uno stato simile al sogno per 10-60 secondi e non si riesce a svegliarlo fino a quando non recupera spontaneamente.

Non necessitano di particolari interventi di soccorso, se non di un vigile controllo durante la crisi ed un sostegno psicologico al suo termine.

Le crisi di grande male si verificano attraverso 4 fasi principali:

  1. aura: percezione dell'imminente scatenamento dell'attacco;
  2. fase tonica: improvvisa perdita di coscienza e caduta a terra del soggetto, la cui muscolatura si irrigidisce completamente. La contrazione dei muscoli del viso e di quelli respiratori provoca un temporaneo arresto respiratorio, che talvolta determina la comparsa di cianosi. Questa condizione si risolve spontaneamente entro pochi minuti;
  3. fase clonica: caratterizzata da potenti movimenti convulsivi interrotti del tronco, della faccia e degli arti. Il paziente può schiumare dalla bocca, mordendosi la lingua e presentare incontinenza urinaria. Questa è la fase più rischiosa per il soggetto, che può procurarsi lesioni involontarie urtando con forza contro gli oggetti che lo circondano o mordendosi la lingua fino a tranciarsela di netto. Questa fase dura 1-4 minuti e, in genere, si risolve spontaneamente;
  4. fase di rilassamento (post-critica): il paziente diviene flaccido e resta privo di coscienza per un periodo che va da minuti a ore a cui fanno seguito cefalea, confusione di durata e grado variabili e dolori muscolari. Sfinito dallo sforzo fisico della fase convulsiva, può necessitare di alcune ore di riposo tranquillo per riprendersi completamente.

Mai somministrare farmaci per bocca durante la crisi: si rischia di fare soffocare il paziente, che non è assolutamente in grado di esercitare alcun controllo della deglutizione. Generalmente la crisi evolve dopo un periodo di tempo variabile, in relazione al tipo di Male accusato dal soggetto.

Al risveglio il paziente sarà confuso e prostrato. Prima di farlo bere, visto che è probabile che chieda dell’acqua per via dell’immane sforzo effettuato, accertarsi che sia sveglio al punto da riuscire a deglutire senza problemi, altrimenti aspettare che si svegli del tutto.

Ben diverso è il caso in cui si instaura lo stato di male epilettico. Capita abbastanza di rado che numerose crisi si susseguano una dopo l'altra, senza interruzioni. Tale condizione pone in serio pericolo il malato, che rischia di riportare dei danni cerebrali.

Pertanto, se dopo le prime due o tre crisi la sequenza non si arresta, o qualora si noti che queste si susseguono senza intervallo, occorrerà assistere il paziente e richiedere il soccorso urgente a mezzo ambulanza.

L'epilessia è una malattia controllabile, il soggetto che ne è colpito deve prenderne coscienza e fare di tutto per vivere una vita normale. È conservata la possibilità di fare sport (fatta eccezione per quelli più faticosi ed estremi, come per esempio le immersioni subacquee.

È raccomandato seguire delle semplici accortezze nell’alimentazione, che deve essere bilanciata e leggera ed evitare assolutamente di bere alcolici.

Si pensi che a soffrire di epilessia - solo per citare alcuni nomi famosi - sono stati Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone, Giovanna D’Arco, Flaubert, Van Gogh, Dostoevskij e Paganini.

Un aumentato interesse psichiatrico ha condotto a studi sul comportamento delle persone con epilessia, mettendo in luce come le condizioni sociali fossero in gran parte responsabili della “condizione epilettica”: i malati venivano infatti evitati e isolati in ogni ambito sociale.

L'epilessia non è pericolosa per chi vive accanto a chi ne soffre, ma può spaventare chi non conosce questa sindrome. È dunque la paura, basata sulla disinformazione circa la malattia, la causa primaria di discriminazione e non la patologia stessa.

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Commenti (1)

elenagranara

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1 commenti

crisi epilettiche

#1

brava la pe-rsona che ha scritto questo articolo si vede la sua preparazione e la sua professionalita.io osa moglie di una persona colpita dalla nascita da questa patologia confermo la validità di questi utilissimi consiglio.saluti da elena granara-